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La Via del Sale: da Genova a Ovada tra borghi e Dolcetto

Da Genova a Ovada lungo l'antica strada dei mercanti: borghi appenninici, l'abbazia di Tiglieto e il Dolcetto che chiude il viaggio.

26 Luglio 2026 · 8 min lettura
Il Monte Tobbio, vetta simbolo dell Appennino tra Genova e Ovada
Western alps, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

C’è una domenica che comincia diversa dalle altre: quella in cui non si guarda il mare, ma le montagne alle spalle di Genova. Quella in cui lo zaino si riempie di scarponi invece che di costume, e il pensiero corre ai boschi di castagni dell’entroterra, al profumo di terra bagnata dopo un temporale d’estate, al silenzio che si trova solo lontano dalla costa. È la domenica giusta per mettersi sulle tracce di un percorso antico, uno di quelli che i genovesi conoscono meno del Portofino da cartolina ma che racconta, forse, una storia più autentica della città.

Bastano una quarantina di minuti d’auto da Genova per lasciarsi alle spalle il traffico della Val Polcevera e cominciare a salire verso l’Appennino. Da qui in poi la strada — quella vera, quella che i muli percorrevano da secoli — prende un altro ritmo. È la Via del Sale, o meglio una delle sue diramazioni storiche: il collegamento che per secoli ha unito il porto di Genova ai mercati del basso Piemonte, portando sale e merci preziose verso l’entroterra e, al ritorno, grano, vino e prodotti della pianura verso la costa.

Una strada, tante storie: cos’è davvero la Via del Sale

Il nome trae in inganno chi immagina un unico sentiero lineare: la Via del Sale è in realtà una rete di percorsi che nei secoli hanno collegato Genova con il Piemonte, attraversando i valichi appenninici che separano il bacino del Mediterraneo da quello del Po. Il tratto che qui raccontiamo — quello che da Genova sale verso Rossiglione, tocca Tiglieto e scende infine a Ovada — ricalca uno degli itinerari storici usati dai mercanti liguri e piemontesi per il commercio del sale, merce preziosissima prima dell’avvento delle vie ferrate e delle strade moderne.

Sentiero di crinale nell'Appennino ligure-piemontese tra prati e faggete
Un tratto dei sentieri di crinale che attraversano l’Appennino ligure-piemontese, sulle tracce delle antiche vie del sale.

Superchilum, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Camminare (o pedalare) su questi tracciati oggi significa muoversi su un doppio binario: da un lato la bellezza naturalistica dell’Appennino ligure-piemontese, con i suoi boschi di faggio e castagno, i crinali che si aprono su panorami lunghi fino al mare nelle giornate terse; dall’altro la percezione fisica di una storia commerciale che ha reso ricca Genova e ha lasciato tracce concrete nei borghi che si incontrano lungo il cammino.

Il percorso non è impegnativo dal punto di vista tecnico — non richiede attrezzatura alpinistica né grande esperienza — ma richiede gambe allenate se lo si vuole affrontare in giornata, e un minimo di organizzazione se si sceglie di spezzarlo in due o tre tappe con pernottamento.

Rossiglione e Tiglieto: i due borghi che raccontano l’Appennino

Il primo borgo che si incontra scendendo verso il Piemonte è Rossiglione, paese diviso storicamente in due nuclei — Rossiglione Superiore e Inferiore — che conserva ancora oggi un impianto urbanistico di impronta antica, con case in pietra e un tessuto di vicoli stretti tipico dei paesi dell’entroterra ligure. Rossiglione ha avuto una vocazione manifatturiera legata alla lavorazione del ferro e più tardi ad attività cartiere: un dettaglio che sorprende chi si aspetta solo pastorizia e castagni, e che testimonia come questi borghi non fossero mai stati isolati dal resto del mondo, ma nodi di uno scambio commerciale continuo.

Tiglieto e la prima abbazia cistercense d’Italia

Proseguendo il cammino si arriva a Tiglieto, minuscolo comune che custodisce un primato di rilievo nazionale: qui sorge l’Abbazia di Tiglieto, riconosciuta come la prima fondazione cistercense in Italia, risalente al XII secolo. L’ordine cistercense, nato in Borgogna con l’ideale di una vita monastica rigorosa e vicina al lavoro dei campi, trovò in questa vallata appenninica un luogo adatto per insediarsi, e da qui l’esperienza cistercense si diffuse poi nel resto della penisola.

L'abbazia di Santa Maria alla Croce a Tiglieto, prima fondazione cistercense d'Italia
L’Abbazia di Tiglieto, la prima fondazione cistercense d’Italia, nel cuore dell’entroterra.

Parma1983, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Visitare l’abbazia oggi significa fare un passo indietro di secoli in un contesto che ha mantenuto intorno a sé un paesaggio rurale ancora leggibile: boschi, corsi d’acqua, terrazzamenti. Non è un monumento affollato di turisti — ed è proprio questo il suo valore. Chi arriva a piedi, sudato e con la polvere del sentiero addosso, la vive con un’intensità diversa da chi la visita scendendo da un pullman.

Ovada, porta del Piemonte e capitale del Dolcetto

Il percorso si conclude, o comincia, a seconda della direzione scelta, a Ovada, cittadina piemontese che segna il punto in cui l’Appennino ligure lascia il posto alle prime colline del Monferrato. Ovada ha un centro storico piacevole da girare con calma, con portici e palazzi che raccontano un passato di cittadina di mercato, punto di scambio naturale tra la Liguria e l’entroterra piemontese.

Strada bianca tra i vigneti del Dolcetto d'Ovada a Rocca Grimalda
I vigneti dell’Ovadese, dove nasce il Dolcetto che per secoli ha viaggiato lungo la Via del Sale verso Genova.

Emanuela Meme Giudic…, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Ma Ovada è soprattutto sinonimo di Dolcetto: il Dolcetto d’Ovada DOC (con la denominazione superiore Dolcetto di Ovada Superiore DOCG per le versioni più strutturate) è il vino che meglio racconta questo territorio di confine, dove il clima mediterraneo che risale dalla Liguria incontra le caratteristiche pedoclimatiche piemontesi. Il collegamento tra la Via del Sale e il Dolcetto non è casuale: per secoli il vino ha viaggiato lungo queste stesse mulattiere verso il porto di Genova, mentre il sale e le merci coloniali facevano il percorso inverso verso l’entroterra.

Fare tappa a Ovada a fine cammino, magari sedendosi in un’enoteca del centro con un bicchiere di Dolcetto e un tagliere di formaggi locali, è un modo per chiudere il cerchio: capire con il palato quello che le gambe hanno raccontato durante la giornata.

Come organizzare il trekking: percorso, tappe e mezzi

Il tratto Genova-Ovada lungo la Via del Sale può essere affrontato in modi diversi a seconda del tempo e dell’allenamento a disposizione.

I vicoli in pietra di Rossiglione, borgo appenninico lungo la Via del Sale
Rossiglione, punto di partenza ideale per il tratto verso Tiglieto e Ovada.

Андрей Романенко, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

  • In giornata, solo alcuni tratti: chi ha una domenica sola può scegliere di percorrere a piedi solo la sezione Rossiglione-Tiglieto, o Tiglieto-Ovada, tornando poi in auto al punto di partenza. È la soluzione più realistica per chi soggiorna a Genova e vuole vivere un assaggio del percorso senza impegnarsi in un trekking di più giorni.
  • In mountain bike: buona parte del tracciato, soprattutto nei tratti sterrati tra i boschi, si presta bene alla MTB. È un modo per coprire distanze maggiori in minor tempo, pur richiedendo comunque gambe allenate per i tratti di salita.
  • Su più giorni, con pernottamento: per chi vuole vivere l’esperienza completa, spezzare il cammino in due tappe con una notte a Rossiglione o a Tiglieto permette di godersi i borghi con calma, cenare con calma e ripartire il giorno dopo senza fretta.

Per il pernottamento lungo il percorso, l’offerta è quella tipica dei piccoli borghi appenninici: agriturismi, piccole locande a conduzione familiare, qualche bed & breakfast. Non aspettatevi hotel di grandi dimensioni: è parte del fascino di questi luoghi, ma vale la pena prenotare con anticipo, soprattutto nei mesi estivi e nei weekend di settembre-ottobre, quando gli amanti delle castagne e dei funghi porcini affollano l’entroterra.

Quando andare: la stagione giusta

La primavera, tra aprile e giugno, regala boschi verdissimi e temperature ideali per camminare senza soffrire il caldo. L’estate è praticabile ma richiede di partire presto al mattino per evitare le ore più calde, soprattutto nei tratti esposti. L’autunno è probabilmente il momento più suggestivo: i castagneti si tingono di giallo e ocra, l’aria si fa più frizzante, ed è la stagione in cui l’entroterra si anima per la raccolta delle castagne e la ricerca dei funghi porcini — un’esperienza sensoriale che aggiunge un ulteriore livello di piacere al cammino. L’inverno, salvo neve abbondante, resta percorribile ma richiede attrezzatura adeguata e giornate più corte da tenere in conto.

Come arrivare al punto di partenza da Genova

Per raggiungere Rossiglione, punto di partenza ideale per chi vuole affrontare il tratto verso Tiglieto e Ovada, la strada più diretta da Genova prevede di percorrere la Val Polcevera e poi risalire verso l’entroterra: in auto si impiega all’incirca 40-50 minuti. È possibile anche raggiungere la zona in treno sulla linea che risale verso il Piemonte, con cambio a seconda delle coincidenze — un’opzione da valutare con calma consultando gli orari, utile per chi non ha l’auto e vuole comunque tentare almeno un tratto del percorso.

Per chi preferisce partire dal versante piemontese, Ovada è raggiungibile da Genova in treno con cambio, o in auto in circa un’ora, percorrendo le strade che attraversano l’Appennino verso il Monferrato. Chi organizza il trekking su più giorni può lasciare l’auto a Genova, prendere i mezzi pubblici fino al punto di partenza e poi farsi recuperare a Ovada, oppure organizzare il percorso ad anello se il tempo lo consente.

Itinerario di una giornata: come vivere il tratto Rossiglione-Tiglieto

Per chi ha una sola domenica a disposizione, ecco una proposta concreta. Partenza da Genova presto al mattino, in modo da essere a Rossiglione entro le 9. Prima passeggiata nel borgo, un caffè in piazza per prendere il ritmo della giornata, poi avvio del cammino verso Tiglieto: il sentiero attraversa boschi misti e permette soste panoramiche verso la valle.

Arrivo a Tiglieto in tarda mattinata, tempo per visitare l’area dell’abbazia con calma, senza fretta. Pranzo in una delle piccole trattorie o agriturismi della zona, con piatti che raccontano la cucina di entroterra: funghi quando è stagione, castagne, formaggi di malga, salumi locali. Nel primo pomeriggio, chi ha ancora energie può proseguire verso Ovada per completare il tratto fino alla cittadina piemontese; chi preferisce un ritmo più tranquillo può tornare a Rossiglione con calma, magari fermandosi a fotografare gli scorci più suggestivi del paese.

Il rientro a Genova nel tardo pomeriggio chiude la giornata: le gambe stanche, la mente riposata, e la sensazione di aver toccato con mano un pezzo di storia che raramente viene raccontato nelle guide più battute.

Il dettaglio che vale il viaggio

Quello che sorprende davvero, camminando su questi sentieri, è la scoperta che l’Appennino ligure-piemontese non è mai stato un territorio isolato o marginale, come spesso lo si immagina. Ogni pietra dei borghi, ogni tratto di mulattiera lastricata che si incontra lungo il percorso, racconta invece un’intensa attività di scambio: il sale che saliva dal mare, il vino e il grano che scendevano dal Piemonte, i mercanti che percorrevano questi crinali con i muli carichi. L’abbazia di Tiglieto, in particolare, è la prova che anche i luoghi apparentemente più remoti dell’entroterra erano parte di reti culturali ed economiche di respiro nazionale — la prima comunità cistercense d’Italia non nasce per caso in una valle isolata, ma in un punto di passaggio strategico tra due mondi, quello marittimo genovese e quello continentale piemontese.

Tornare a Genova la sera, dopo una giornata passata tra boschi, abbazie e calici di Dolcetto, è parte del piacere di questa gita. Chi soggiorna in una delle nostre dimore nel cuore della città ritrova, rientrando, non una stanza d’albergo ma una casa dove lasciare lo zaino e raccontare la giornata. Se questa domenica avete voglia di scoprire un pezzo di Liguria meno fotografato ma non meno autentico, prenotate il vostro soggiorno e lasciate che sia Genova la vostra base per esplorare l’Appennino: la città vi aspetta la sera, con le sue luci sul porto e la certezza di essere tornati, davvero, a casa. Per altre idee di gite fuori porta, la nostra guida di Genova è un buon punto da cui partire ogni domenica.

Storie, segreti e sapori di Genova. La Superba è il magazine di genovabb.it — raccontiamo la città come la vivono i genovesi, ogni settimana, una rubrica alla volta.
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