C’è una domenica mattina particolare, quella in cui ti svegli e non vuoi né il mare né la folla. Vuoi silenzio, aria fresca, qualcosa che non hai ancora visto. Fuori dalla finestra il cielo è di quel grigio luminoso tipico della Liguria quando ancora non ha deciso cosa fare della giornata, e tu invece hai già deciso: si parte verso l’interno.
Bastano poco più di quaranta minuti da Genova per ritrovarsi in un mondo che sembra avere un altro ritmo, un altro materiale di costruzione, un altro colore. Un colore solo, in realtà: il nero. Il nero lucido, quasi blu, dell’ardesia.
La Val Fontanabuona è una di quelle valli che non finiscono mai sulle copertine delle guide, eppure ha dato forma a qualcosa che quasi ogni persona nata prima degli anni Novanta ha tenuto tra le mani almeno una volta: la lavagna scolastica. Quella nera, liscia, che scricchiolava sotto il gesso. Veniva da qui. Veniva da queste montagne, da queste mani, da questi borghi costruiti con la stessa pietra che estraevano ogni giorno.
La pietra che ha scritto la storia del mondo
L’ardesia della Val Fontanabuona è una roccia metamorfica che si divide in lastre sottili con una precisione quasi geometrica, come se la montagna stesse già pensando alla sua destinazione finale. Per secoli, forse millenni, gli abitanti di questa valle hanno imparato a lavorarla: prima per i tetti, poi per i pavimenti, poi per le lastre funerarie, poi — e qui sta la storia straordinaria — per le lavagne scolastiche che hanno raggiunto ogni angolo d’Europa e delle Americhe.

Discover Boasi, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Camminare lungo i sentieri della valle significa imbattersi continuamente in questa pietra. I muri dei casolari la usano come mattone. I tetti la sovrappongono in squame scure che brillano dopo la pioggia. I ponti la appoggiano sul letto dei torrenti. I cimiteri la scolpiscono in croci e angeli. C’è qualcosa di coerente e quasi commovente in un territorio che ha costruito tutto con ciò che aveva sotto i piedi.
«La Liguria è una terra dove la pietra non è mai solo pietra: è memoria, lavoro, identità.»
— Renzo Piano, in diverse interviste sul rapporto tra architettura e territorio ligure
Le cave sono ancora attive in alcune zone della valle, anche se in numero molto ridotto rispetto al passato. Alcune di esse sono visitabili, accompagnati da guide locali che spiegano il processo di estrazione e lavorazione. Vedere uno scalpellino aprire una lastra di ardesia lungo le sue linee naturali è uno di quei gesti artigianali che sembrano magia finché non capisci la logica: la roccia vuole dividersi, tu devi solo trovare il piano giusto.
Borzonasca e Lumarzo: due borghi, una sola pietra
Borzonasca si trova nella parte alta della valle, dove il torrente Sturla comincia a perdere forza e la vegetazione si fa più fitta. È un borgo che si scopre lentamente: le case sono costruite in ardesia scura, i vicoli sono stretti e leggermente in pendenza, e ogni tanto si apre una piccola piazza con una fontana che gorgoglia senza fretta. Non c’è molto da fare a Borzonasca nel senso turistico del termine, e questo è esattamente il suo pregio.

Davide Papalini, CC BY 2.5, via Wikimedia Commons
Il paese ha una chiesa parrocchiale che merita una sosta: l’interno conserva opere lignee di buona fattura e quell’atmosfera raccolta che si trova solo nelle chiese di montagna, dove la luce entra obliqua e il silenzio ha una consistenza propria. Nei dintorni, il territorio offre sentieri ben segnati che portano verso le creste appenniniche, con viste che nelle giornate limpide arrivano fino al mare.
Lumarzo, più vicino a Genova e accessibile anche senza percorrere tutta la valle, è un altro esempio di architettura in ardesia portata alle sue conseguenze logiche. Qui il materiale non è solo costruttivo ma quasi filosofico: ogni superficie disponibile sembra rivestita di quella pietra nera, e il paese in certi pomeriggi nuvolosi si mimetizza quasi con il cielo. In primavera, quando i castagni e i noccioli mettono le foglie, il contrasto tra il verde tenero della vegetazione e il nero lucido dei tetti è di una bellezza quasi irreale.
Il trekking: camminare nell’entroterra senza fatica
Uno degli aspetti più interessanti della Val Fontanabuona per chi ama camminare è che i sentieri sono, nella maggior parte dei casi, adatti a tutti. Non si parla di alta montagna né di dislivelli impegnativi: si parla di percorsi che seguono il fondovalle, risalgono dolcemente verso i crinali, attraversano boschi di castagno e collegano borghi distanti pochi chilometri l’uno dall’altro.
Foto di Lorenza Magnaghi su Pexels
Il sentiero che collega alcuni dei borghi in ardesia — passando per tratti di bosco, attraversando torrenti su ponti di pietra e costeggiando antiche cave abbandonate — è uno dei percorsi più soddisfacenti dell’entroterra genovese per chi cerca qualcosa di più di una semplice passeggiata ma non vuole cimentarsi con un trekking impegnativo. I cartelli della rete sentieristica ligure (CAI e sentieri locali) sono in genere affidabili, ma è sempre consigliabile scaricare una traccia GPS prima di partire.
La primavera è la stagione migliore in assoluto. Da aprile a giugno la valle è verde in modo quasi eccessivo, i torrenti sono in piena, i fiori di campo bordano i sentieri e la temperatura è quella giusta per camminare senza sudare e senza congelare. L’estate porta caldo e qualche turista in più, ma la valle non è mai sovraffollata come la costa. L’autunno ha la sua magia particolare: i castagni diventano oro, l’aria sa di funghi e di terra umida, e le cave abbandonate acquistano un aspetto ancora più suggestivo nella luce bassa di ottobre.
«Ö mâ o l’è lontan, ma o se sente sempre.»
— Detto popolare ligure: «Il mare è lontano, ma si sente sempre.» — proverbio documentato nella tradizione orale ligure, che ricorda come anche nell’entroterra l’identità marinara non scompaia mai del tutto.
Per chi vuole aggiungere un elemento culturale alla camminata, vale la pena cercare uno degli artigiani dell’ardesia ancora attivi nella zona. Sono pochi, ma esistono, e alcuni aprono i loro laboratori su prenotazione. Vedere come si lavora la pietra — come si taglia, si leviga, si incide — è un’esperienza che cambia il modo di guardare ogni tetto, ogni pavimento, ogni lastra funeraria della Liguria.
Come arrivare dalla Val Fontanabuona da Genova
La Val Fontanabuona non è servita direttamente dal treno, il che significa che l’auto è il mezzo più comodo. Da Genova si prende l’autostrada A7 in direzione Milano e si esce a Ronco Scrivia, oppure si percorre la strada statale che risale la Val Bisagno e poi piega verso est attraverso il Passo della Scoffera. Quest’ultima opzione, più lunga in termini di chilometri, è però spettacolare: il Passo della Scoffera è uno di quei valichi appenninici che ti ricordano quanto sia sottile la linea tra il mare e la montagna in Liguria.
I tempi da Genova variano tra i quaranta minuti e l’ora, a seconda del punto della valle che si vuole raggiungere. Per Lumarzo si è più vicini, per Borzonasca si arriva all’ora buona. Non è una distanza impegnativa per una gita domenicale.
Per chi non ha l’auto, esiste un servizio di autobus extraurbano che collega Genova con diversi comuni della Val Fontanabuona. Le frequenze non sono quelle di un servizio urbano, quindi vale la pena controllare gli orari con anticipo sul sito di AMT Genova o dei trasporti locali liguri. L’opzione bus, meno comoda ma possibile, permette comunque di raggiungere la valle senza guidare, con il vantaggio di poter guardare il paesaggio invece di concentrarsi sulla strada.
Come organizzare la giornata: un itinerario possibile
Partire da Genova intorno alle nove di mattina è il ritmo giusto. Si arriva nella valle quando la luce è ancora fresca e i borghi non si sono ancora del tutto svegliati. Una prima sosta a Lumarzo permette di fare una passeggiata breve nel centro storico e di osservare da vicino l’architettura in ardesia: i tetti, i muri, i portali, le lastre che pavimentano i vicoli.
Poi si risale verso Borzonasca, dove si può imboccare uno dei sentieri segnalati che portano verso le cave o verso i boschi circostanti. Un percorso di due-tre ore, con dislivello moderato, è sufficiente per godersi il paesaggio senza arrivare esausti all’ora di pranzo.
Il pranzo nella val Fontanabuona è una questione seria. I ristoranti e le trattorie locali propongono cucina dell’entroterra ligure: pasta al pesto fatta in casa, testaroli, funghi porcini (in stagione), coniglio alla ligure, formaggi di capra dei pascoli appenninici. Non aspettatevi grandi ristoranti con menu creativi: aspettatevi cucina onesta, porzioni abbondanti e vino locale che non ha pretese di grandezza ma accompagna bene il tutto.
Il pomeriggio è il momento giusto per visitare, se disponibile, un laboratorio di artigiani dell’ardesia o per fare una seconda camminata più breve verso qualche cava abbandonata. Le cave dismesse hanno un fascino particolare: le pareti di roccia nera tagliate a strapiombo, i macchinari arrugginiti, le lastre abbandonate in equilibrio precario. Non sono luoghi attrezzati per il turismo, quindi è bene avvicinarsi con prudenza e rispetto.
Il rientro a Genova nel tardo pomeriggio chiude la giornata nel modo migliore: si rientra con le scarpe sporche di terra rossa, qualche foto di tetti neri contro il cielo, e la sensazione precisa di aver visto qualcosa che la maggior parte dei turisti non vede.
Il dettaglio che vale il viaggio
C’è una cosa che le guide non dicono mai sulla Val Fontanabuona, e che vale da sola il viaggio: la lavagna che avete usato a scuola potrebbe essere venuta da qui. Non in senso metaforico, non in senso approssimativo. In senso letterale. Le cave della Val Fontanabuona hanno fornito per decenni le lavagne scolastiche a scuole di tutta Europa e delle Americhe. Ogni generazione di bambini che ha imparato a leggere e scrivere su quella superficie nera e liscia ha tenuto tra le mani un pezzo di questa montagna.

Luigi Chiesa, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Pensarci mentre si cammina tra le cave abbandonate cambia completamente la prospettiva. Queste pareti di roccia nera non sono solo un paesaggio: sono la memoria fisica di milioni di prime parole scritte, di equazioni cancellate con la spugna, di disegni fatti di nascosto durante la lezione di storia. C’è qualcosa di commovente in questo legame tra un posto così piccolo e silenzioso e il mondo intero, e nessuna guida turistica riesce a renderlo meglio di quanto non faccia stare fermi un momento davanti a una cava e lasciare che il pensiero arrivi da solo.
Se la Val Fontanabuona ti ha convinto — e siamo abbastanza sicuri che lo farà — le dimore di genovabb.it sono la base perfetta da cui partire ogni mattina e a cui tornare ogni sera. Genova è a quaranta minuti, ma sembra un altro mondo: la città, il porto, i caruggi, il mare. Poi la mattina dopo si riparte, verso un’altra valle, un altro borgo, un altro pezzo di Liguria che aspetta di essere scoperto. Puoi esplorare tutte le idee per le tue gite sul nostro portale, oppure passare direttamente a scegliere la tua dimora e cominciare a pianificare.


