L’abbraccio di pietra che domina la Superba
C’è un momento preciso, mentre si sale verso i crinali che cingono Genova, in cui il rumore della città cambia natura. Il traffico di fondo, lo sferragliare dei treni, il brusio incessante dei caruggi e delle strade litoranee si fondono in un unico, indistinto mormorio che viene presto inghiottito dal sibilo del vento. È in questo esatto istante che vi renderete conto di aver varcato un confine invisibile. Siete ancora a Genova, tecnicamente a pochi chilometri in linea d’aria dal mare, ma siete entrati in un mondo fatto di roccia, erba selvatica, ginestre e orizzonti infiniti. Questa è la magia del Parco delle Mura e del percorso che conduce fino al Righi, un itinerario di trekking urbano che rappresenta l’essenza stessa della nostra città: ruvida, verticale, faticosa da conquistare, ma capace di ripagare ogni sforzo con una bellezza che toglie il fiato.
Per comprendere appieno questo percorso, dovete prima capire cosa state calpestando. Quelle che molti genovesi chiamano genericamente “le mura del Cinquecento” sono in realtà le Mura Nuove, un’opera titanica edificata a partire dal 1626, nel pieno del Seicento, quando la Repubblica di Genova, spaventata da un attacco del Duca di Savoia, decise di blindare i propri crinali montuosi. In pochissimi anni, con uno sforzo ingegneristico ed economico senza precedenti, la città innalzò una cinta muraria lunga quasi venti chilometri, la più estesa d’Europa, seconda al mondo solo alla Muraglia Cinese. Oggi, camminare lungo questi bastioni significa ripercorrere i passi delle antiche ronde militari, sospesi tra il blu del Mar Ligure e il verde aspro dell’Appennino.
Se siete pronti ad allacciarvi le scarpe da trekking e a lasciare per qualche ora le nostre dimore nel centro storico, vi porteremo alla scoperta di un itinerario che richiede circa cinque o sei ore di cammino, una buona dose di fiato, ma che vi regalerà la prospettiva definitiva su Genova. Non è una semplice passeggiata: è un viaggio fisico e temporale sopra i tetti della Superba.
Da Porta degli Angeli al cielo: l’inizio dell’ascesa
Il nostro itinerario prende il via da un luogo che molti turisti ignorano completamente: la zona di San Bartolomeo del Fossato e la salita verso Porta degli Angeli. Potete raggiungere l’attacco del sentiero con i mezzi pubblici dal quartiere di Sampierdarena, lasciandovi alle spalle l’anima industriale e portuale della città. L’inizio è forse la parte più dura di tutto il tragitto. La salita non fa sconti, le pendenze sono tipicamente genovesi, ovvero implacabili, ma è proprio questa fatica iniziale a fungere da filtro, tenendo lontane le folle e preservando l’autenticità del luogo.

Photo by paola capelletto on Unsplash
Man mano che guadagnate quota lungo Mura degli Angeli, la prospettiva si ribalta. La Lanterna, che dal basso vi sembrava un gigante irraggiungibile, inizia a rimpicciolirsi, diventando un faro bianco che emerge da un mare di container e gru. Il porto si svela nella sua complessa geometria, un puzzle in continuo movimento di navi cargo, traghetti e rimorchiatori. L’odore del mare sale spinto dalle correnti termiche, mescolandosi al profumo pungente del finocchietto selvatico e della terra arsa dal sole.
Superati i primi dislivelli, il sentiero si fa più dolce e segue fedelmente il profilo della fortificazione seicentesca. I bastioni in pietra, anneriti dal tempo e accarezzati dai licheni, vi faranno da guida. In questo tratto, il silenzio inizia a farsi spazio, rotto solo dal frinire delle cicale in estate o dal fischio della tramontana in inverno. Siete sulla linea di demarcazione esatta tra la civiltà e la natura selvaggia, un confine che a Genova è sempre netto, mai sfumato.
Forte Begato e il crinale che divide i due mondi
Continuando il cammino, la sagoma massiccia di Forte Begato inizierà a delinearsi all’orizzonte. Costruito tra il 1818 e il 1830, durante la dominazione sabauda, questo gigante di mattoni rossi e pietra calcarea rappresenta uno degli esempi più imponenti di architettura militare ottocentesca in Liguria. La sua mole squadrata domina la Val Polcevera da un lato e il centro cittadino dall’altro. Raggiungere i prati antistanti il forte è un’emozione che ogni genovese conserva nel cuore sin da bambino: è il luogo delle scampagnate domenicali, dei pic-nic sull’erba, degli aquiloni lanciati nel vento.

Fermatevi qui per una sosta. Il panorama da Forte Begato è una lezione di geografia a cielo aperto. Alla vostra sinistra, la Val Polcevera si incunea verso l’entroterra, un solco profondo segnato dalla storia industriale della città, dai viadotti autostradali e dal nuovo Ponte San Giorgio che cuce le due sponde della valle. Alla vostra destra, invece, si spalanca l’anfiteatro naturale del centro storico. Potrete distinguere la macchia scura dei caruggi, le cupole delle chiese, i grattacieli di Piazza Dante e, oltre l’orizzonte, la linea curva dove il mare incontra il cielo.
Il tratto di percorso che collega Forte Begato alla tappa successiva è forse il più suggestivo dell’intero trekking. Si cammina su un crinale erboso, ampio e panoramico. Non è raro incontrare cavalli al pascolo libero, caprette o persino qualche mucca che vi fisserà placida mentre passate. Sembra di essere in un altipiano alpino, eppure, girando lo sguardo, potrete vedere i traghetti che manovrano nel porto turistico. Questa dicotomia, questa convivenza assurda e meravigliosa tra montagna e mare, è il vero segreto di Genova.
Il gigante della montagna: Forte Sperone
Proseguendo lungo il sentiero principale, lascerete alle vostre spalle Forte Puin (riconoscibile per la sua torre centrale perfettamente conservata) e punterete dritti verso l’apice del nostro itinerario: Forte Sperone. Situato a circa 450 metri di altitudine, nel punto esatto in cui si incontrano le mura che salgono dalla Val Polcevera e quelle che salgono dalla Val Bisagno, lo Sperone è il vertice del triangolo difensivo genovese. La sua forma appuntita, simile alla prua di una nave di pietra pronta a fendere i venti del nord, è inconfondibile.

Arrivare sotto le sue mura incute un certo timore reverenziale. Le pareti lisce e inaccessibili, i fossati profondi, i ponti levatoi ormai fissati nel tempo raccontano storie di guarnigioni isolate, di inverni rigidissimi passati a scrutare l’orizzonte in attesa di un nemico che, per fortuna, non arrivò mai a scalfire queste difese. Dalla spianata del forte, la vista abbraccia l’intera estensione della città, spingendosi nelle giornate più limpide fino al promontorio di Portofino a levante e fino alla Corsica verso sud.
Questo è il punto più alto della vostra escursione. Prendetevi il tempo di sedervi sulle rocce calde, di bere un sorso d’acqua e di ascoltare il vento. Da quassù, Genova appare finalmente comprensibile: una sottile striscia di terra strappata a fatica alle montagne, un miracolo di ostinazione umana che si aggrappa ai pendii pur di non scivolare in mare. È una prospettiva che vi farà apprezzare ancora di più i vicoli stretti che esplorerete tornando a valle, consultando la nostra guida di Genova per scoprire nuovi angoli urbani.
La discesa verso il Righi: il premio finale
Lasciato Forte Sperone, inizia la discesa verso il Righi. Il sentiero si allarga, diventando una strada sterrata comoda e ombreggiata da pini marittimi e lecci. È la parte più rilassante del percorso, quella in cui i muscoli possono finalmente distendersi e la mente può vagare. Lentamente, la natura selvaggia cede il passo a una collina più addomesticata: compaiono i primi muretti a secco, i terrazzamenti coltivati, le ville ottocentesche nascoste tra gli alberi.
L’arrivo al Righi, il quartiere collinare per eccellenza, è un ritorno morbido alla civiltà. Questa zona, sviluppatasi a fine Ottocento come luogo di villeggiatura per la borghesia genovese in cerca di aria buona, conserva un’atmosfera sospesa e vagamente rétro. Le terrazze panoramiche del Righi offrono una vista spettacolare, perfetta per l’ora del tramonto, quando la città sottostante si accende di luci e il mare si tinge di viola e arancione.
Ma il vero premio, dopo ore di cammino, è sedersi ai tavoli di una delle storiche trattorie della zona. Il profumo del basilico fresco, il burro fuso sui pansoti ripieni di preboggion, la focaccia calda accompagnata da un bicchiere di vino bianco locale: la cucina genovese sembra avere un sapore ancora più intenso quando te la sei guadagnata con la fatica. Ristoranti come il Montallegro, con le loro sale affacciate sul golfo, sono un’istituzione cittadina e la degna conclusione di questa esplorazione verticale.
Perché questa Genova rimane un segreto per molti
Vi chiederete come sia possibile che un percorso così spettacolare, a ridosso di una grande città, non sia preso d’assalto dal turismo di massa. La risposta risiede nella natura stessa di Genova e nella psicologia di chi la visita. Il turista medio arriva in città attratto dal mare, dall’Acquario, dai palazzi nobiliari. Guarda verso l’alto, nota le fortezze che punteggiano i crinali, ma raramente concepisce l’idea di poterle raggiungere a piedi in poche ore. La verticalità spaventa, la mancanza di una segnaletica turistica aggressiva fa il resto.
Le Mura Nuove e i forti restano così un dominio quasi esclusivo dei genovesi. Sono il nostro rifugio quando l’umidità del mare diventa opprimente, la nostra palestra a cielo aperto, il luogo in cui portiamo i cani a correre la domenica mattina. Scegliere di dedicare una giornata a questo trekking significa compiere un atto di ribellione contro il turismo mordi-e-fuggi. Significa voler capire Genova non solo per come appare, ma per come è stata costruita: con fatica, sudore e una testardaggine infinita.
Consigli pratici per affrontare le Mura Nuove
Per godervi questa esperienza senza imprevisti, vi consigliamo di partire preparati. Innanzitutto, le calzature: evitate le scarpe da ginnastica a suola liscia, il terreno è spesso pietroso e irregolare; un buon paio di scarpe da trekking leggero è l’ideale. Portate con voi una scorta d’acqua abbondante, poiché le fontanelle pubbliche lungo i crinali sono rare e, in estate, il sole picchia senza pietà. A questo proposito, le stagioni migliori per questo itinerario sono la primavera e l’autunno. Se decidete di andare in estate, partite all’alba; in inverno, copritevi bene, perché la tramontana sui forti taglia il respiro.

Per il rientro dal Righi al centro città, vi aspetta un’ultima, meravigliosa sorpresa: la Funicolare Zecca-Righi. Inaugurata nel 1895, questa ingegnosa opera di ingegneria vi riporterà a valle in pochi minuti. Le storiche vetture rosse scivolano lungo un piano inclinato vertiginoso, immergendosi prima nei boschi, poi scivolando tra i palazzi di Castelletto, per tuffarsi infine nel lungo tunnel che sbuca in Largo della Zecca, a due passi da Via Garibaldi. È un viaggio nel viaggio, un modo perfetto per ricucire lo strappo tra la montagna e il mare.
Il vostro rifugio dopo la camminata
Dopo una giornata passata a sfidare le pendenze dell’Appennino Ligure, con le gambe stanche e gli occhi pieni di orizzonti sconfinati, non c’è sensazione migliore che tornare in un luogo accogliente. Genova si svela a chi sa esplorarla con lentezza, a chi ha il coraggio di abbandonare le rotte più battute per cercare l’anima vera della città. Se volete continuare a leggere i nostri consigli, vi invitiamo a sfogliare gli altri articoli del nostro magazine online.
E se la Superba vi sta chiamando, se avete voglia di ascoltare il vento sui forti e perdervi nei vicoli la sera, noi siamo qui ad aspettarvi. Potete prenotare ora il vostro soggiorno e prepararvi a vivere un’esperienza autentica, nel cuore pulsante di una città che non smette mai di sorprendere.



