All’alba, quando la nebbia si alza dal Golfo del Tigullio e le prime barche scivolano silenziose verso il largo, il sentiero costiero che unisce Nervi a Camogli si sveglia con il profumo della salsedine mista a ginestra. Non è il mare da cartolina delle brochure turistiche: è il mare vivo della Liguria, quello che ha forgiato il carattere di generazioni di pescatori e naviganti, quello che sussurra ancora storie antiche tra le rocce calcaree e i pini marittimi.
Questo percorso di venti chilometri non è solo una passeggiata: è un viaggio nel tempo e nello spazio, un dialogo intimo con quella che i genovesi chiamano semplicemente “a mâ” – il mare. Qui, dove la montagna precipita direttamente nell’azzurro, ogni passo rivela un frammento di quella Liguria autentica che resiste al tempo, fatta di sentieri mulattieri, cappelle votive e panorami che tolgono il fiato.
Il profumo cambia con le stagioni: rosmarino selvatico in primavera, mirto maturo d’estate, il salino pungente dell’autunno quando le mareggiate ridisegnano le scogliere. Ma la magia rimane costante, quella di camminare sospesi tra cielo e mare, accompagnati dal suono eterno delle onde che si infrangono sui scogli.
Il percorso: da Nervi al cuore del Tigullio
Il sentiero inizia dalla stazione ferroviaria di Genova Nervi, nel quartiere che i genovesi considerano il loro salotto sul mare. Qui, dove la passeggiata Anita Garibaldi regala già un assaggio dell’azzurro che ci accompagnerà per tutta la giornata, si imbocca il segnavia rosso e bianco del Sentiero Liguria, antica via del sale che collegava i borghi marinari alle vallate dell’entroterra.

I primi chilometri sono un dolce preludio: il sentiero serpeggia tra ville liberty affacciate sul mare e parchi storici dove le palme convivono con i pini domestici. Il dislivello è ancora gentile, appena 200 metri di salita distribuiti su due chilometri, mentre lo sguardo si abitua a quella particolare qualità della luce ligure che fa brillare l’acqua come un metallo prezioso.
“O mâ o l’è come a vîta: bello e cativo, dôçe e salòu, ma sempre o ne ciamma”
— Proverbio genovese: “Il mare è come la vita: bello e cattivo, dolce e salato, ma sempre ci chiama”
Superato Nervi, il carattere del percorso cambia. Il sentiero si fa più selvaggio, più autentico. Qui inizia davvero il trekking: 18 chilometri di saliscendi tra quota mare e i 300 metri delle creste, con un dislivello complessivo di circa 1200 metri in salita e altrettanti in discesa. La difficoltà è media, accessibile a chi ha un minimo di allenamento e una buona dose di passione per i panorami mozzafiato.
Il tracciato segue l’antica mulattiera che collegava i borghi di pescatori, toccando piccole insenature nascoste e promontori da cui si abbraccia con lo sguardo l’intero Golfo del Tigullio. Le ore di cammino scivolano accompagnate dal profumo intenso della macchia mediterranea: ginestra, cisto, rosmarino selvatico e, nelle zone più riparate, il profumo dolce dei fichi d’India che crescono spontanei tra le rocce.
Punta Chiappa: il balcone sul Tigullio
La prima sosta obbligata è Punta Chiappa, piccolo borgo di pescatori aggrappato alla scogliera come un presepe marinaro. Qui, a circa 8 chilometri dalla partenza, il sentiero regala una delle sue emozioni più intense: la vista si apre improvvisamente su tutto il Golfo del Tigullio, da Portofino fino alle Cinque Terre, in un panorama che abbraccia chilometri di costa ligure.

Il nome “Chiappa” deriva dal dialetto ligure e significa “sasso piatto”, riferendosi alle caratteristiche rocce calcaree che formano piccole terrazze naturali sul mare. Qui vivono ancora alcune famiglie di pescatori che ogni mattina calano le reti nelle acque cristalline, seguendo tradizioni tramandate di padre in figlio. Le barche sono tirate a secco sulla piccola spiaggetta di ciottoli, protette dal maestrale dalle scogliere che si ergono come bastioni naturali.
È il momento perfetto per una pausa: seduti sui muretti a secco che delimitano gli orti terrazzati, si può osservare il lavoro paziente di chi ha adattato la vita al ritmo del mare. Le case, dipinte nei colori tradizionali liguri – ocra, rosa antico, verde salvia – si riflettono nelle acque calme della piccola baia, creando un’atmosfera sospesa nel tempo.
San Rocco di Camogli: tra sacro e profano
Proseguendo lungo il sentiero, dopo altri 6 chilometri di cammino tra boschi di lecci e panorami sempre diversi, si raggiunge San Rocco di Camogli. Questo piccolo santuario, costruito nel XVII secolo dai pescatori come ex voto per essere scampati a una tempesta, è molto più di una semplice cappella: è il cuore spirituale del rapporto tra i camogliesi e il mare.

La chiesa, bianca e semplice come una casa di pescatori, si erge su un promontorio che domina Camogli dall’alto. Da qui, il panorama abbraccia l’intero borgo marinaro: le case colorate che si specchiano nel porticciolo, la spiaggia ghiaiosa dove ancora oggi i pescatori riparano le reti, la tonnara che testimonia una tradizione di pesca millenaria.
All’interno del santuario, gli ex voto marinari raccontano storie di tempeste affrontate e pericoli superati. Modellini di barche, dipinti naïf che rappresentano naufragi scampati, fotografie ingiallite di pescatori che non sono più tornati: ogni oggetto è un frammento della memoria collettiva di chi ha fatto del mare la propria vita.
San Rocco è anche il punto di bivio del sentiero: da qui si può scegliere se proseguire direttamente verso Camogli attraverso una ripida discesa di 2 chilometri, oppure allungare il percorso verso il monte di Portofino, aggiungendo altri 4 chilometri di cammino panoramico prima di scendere al borgo.
L’arrivo a Camogli: dove il mare incontra la tradizione
Gli ultimi chilometri verso Camogli sono forse i più emozionanti dell’intero percorso. Il sentiero scende dolcemente tra uliveti terrazzati e pinete marittime, mentre il borgo si svela gradualmente in tutta la sua bellezza. Le case colorate – non un artificio turistico, ma un’antica tradizione marinara per riconoscere la propria abitazione dal mare – si riflettono nelle acque del piccolo golfo come in un grande specchio naturale.

Golden, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons
Camogli non è solo una destinazione: è un’esperienza. Qui il tempo sembra essersi fermato all’epoca d’oro della marineria ligure, quando le barche camogliesi solcavano tutti i mari del mondo. Il borgo conserva intatta la sua anima di paese di pescatori, con il porto che ogni mattina si anima del vociare dei pescatori che vendono il pesce direttamente dalle barche.
“Camogli, dove le case si specchiano nel mare come donne che si pettinano davanti a uno specchio d’argento”
— Guy de Maupassant, scrittore francese, durante il suo viaggio in Liguria nel 1881
La discesa verso il borgo è un susseguirsi di scorci fotografici: prima la basilica di Santa Maria Assunta che emerge tra i tetti, poi il castello della Dragonara che protegge il porticciolo, infine le barche colorate tirate a secco sulla spiaggia ghiaiosa. È il premio perfetto per sei ore di cammino impegnativo ma indimenticabile.
Il mare dei genovesi: tra tradizione e modernità
Per i genovesi, questo sentiero non è solo un percorso di trekking: è un pellegrinaggio alle radici della loro identità marinara. Molti lo percorrono regolarmente, in ogni stagione, per mantenere vivo quel legame ancestrale con il mare che ha forgiato il carattere della città. C’è chi parte all’alba per godersi la colazione a Camogli guardando il sole che sale dal mare, chi lo affronta nel pomeriggio per arrivare al tramonto, chi lo percorre anche d’inverno quando il mare si fa più selvaggio e i colori diventano più intensi.
Negli ultimi anni, il sentiero è diventato anche un simbolo di sostenibilità: sempre più genovesi scelgono di raggiungere Camogli a piedi invece che in auto, combinando l’amore per la natura con la necessità di preservare questi luoghi straordinari. È un turismo lento, consapevole, che rispetta i tempi della natura e le tradizioni locali.
Il mare ligure che si ammira da questo sentiero non è solo paesaggio: è ecosistema, risorsa, memoria. Nelle giornate di grecale forte, quando l’aria è cristallina, si possono avvistare i delfini che seguono i banchi di acciughe. In primavera, le scogliere si popolano di gabbiani reali che nidificano nelle fessure della roccia. D’estate, le acque si riempiono di posidonia, l’alga che ossigena il mare e testimonia la sua buona salute.
Informazioni pratiche per il trekking costiero
Il sentiero da Nervi a Camogli richiede una preparazione adeguata e il giusto equipaggiamento. Le scarpe da trekking sono indispensabili: il terreno è spesso roccioso e irregolare, con tratti esposti dove la sicurezza del piede è fondamentale. Un bastoncino da trekking può essere utile nei tratti più ripidi, soprattutto in discesa.
L’abbigliamento deve essere a strati: la brezza marina può essere fresca anche d’estate, mentre nelle ore centrali il sole può essere intenso. Cappello e occhiali da sole sono indispensabili, così come una buona crema solare: il riverbero del mare amplifica l’azione dei raggi UV. Non dimenticate almeno due litri d’acqua a persona e qualche snack energetico: lungo il percorso ci sono pochissime possibilità di rifornimento.
I periodi migliori per affrontare il trekking sono la primavera (aprile-maggio) e l’autunno (settembre-ottobre), quando le temperature sono miti e la luce è più bella. L’estate può essere impegnativa per il calore, mentre l’inverno richiede maggiore attenzione alle condizioni meteorologiche: il sentiero può diventare scivoloso dopo le piogge.
Per il ritorno, la soluzione più comoda è il treno: dalla stazione di Camogli partono treni regionali che in 45 minuti riportano a Genova Brignole, da dove è facile raggiungere Nervi. In alternativa, i bus della linea 82 collegano Camogli al centro di Genova con corse ogni ora.
Il costo del biglietto ferroviario è di circa 4 euro, mentre il parcheggio a Nervi (se si arriva in auto) costa circa 1 euro l’ora nelle strisce blu. Molti preferiscono raggiungere Nervi direttamente in treno da Genova: la stazione è proprio all’inizio del sentiero e si evitano i problemi di parcheggio.
Se Genova vi sta chiamando con il suo mare più autentico, quello che sa di salsedine e di storie antiche, le nostre dimore vi aspettano per scoprire la città dal suo cuore pulsante. Qui, dove ogni alba porta con sé il profumo dell’avventura e ogni tramonto racconta una storia diversa, potrete vivere Genova come la vivono i genovesi: con il mare sempre nel cuore e negli occhi.



