C’è una domenica in cui Genova, per quanto la amiate, vi sta un po’ stretta. Non per colpa sua: è che il mare, di domenica, chiama altrove. Volete una città che assomigli a Genova ma non lo sia — stessi caruggi, stesso profumo di salsedine e frittura, stessa luce obliqua sui palazzi — e che però custodisca una storia diversa, meno raccontata, quasi segreta.
Bastano 50 minuti di treno da Genova per ritrovarsi a Savona: la città che per secoli è stata la rivale della Superba, sconfitta, umiliata, e infine trasformata in avamposto militare per tenerla a bada. Una storia che si legge ancora oggi nelle pietre, se sapete dove guardare.
Una città che Genova ha voluto piegare
Savona non è mai stata una città qualunque. Nel Medioevo era un porto rivale di Genova, con ambizioni commerciali proprie, alleanze proprie, persino una propria flotta. La rivalità tra le due città durò secoli, fatta di scaramucce, blocchi navali, trattati stracciati e ricuciti. Genova vinse, come spesso accade tra vicini di casa che si contendono lo stesso mare.

Fotoscot, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Il punto più duro di questa storia sta ancora lì, in cima al promontorio che domina il centro: la Fortezza del Priamar. I genovesi la costruirono nel Cinquecento — dopo aver sottomesso definitivamente Savona — proprio sopra il cuore della città medievale savonese, radendo al suolo case, torri e altri edifici storici per far posto ai bastioni. Un gesto che non era solo strategico: era un messaggio. Salire oggi fin lassù, con il vento che arriva dritto dal mare e la vista che spazia su tutto il golfo, significa camminare letteralmente sopra i resti di una città cancellata per fare spazio al dominio di un’altra.
Il nome stesso di Genova, del resto, porta i segni di secoli di reinterpretazioni: deriva dal latino Genua, forse legato a una radice che significa “ginocchio” (per la forma arcuata del golfo) o “bocca”, riferita alla foce del Bisagno. Nel Medioevo fu riletto come Ianua, “porta”, e tra gli appellativi storici con cui la città veniva chiamata nelle cronache compare anche “La Dominante” — un epiteto condiviso, va detto, anche da Venezia — ma il soprannome che più di ogni altro ha attraversato i secoli resta “La Superba”.
Oggi il Priamar ospita spazi espositivi, un teatro all’aperto e un piccolo museo archeologico. Non aspettatevi le folle di altri castelli liguri: è uno dei pregi di Savona, la sua discrezione. Potete godervi i camminamenti e i bastioni quasi in solitudine, specie nelle ore meno centrali della giornata.
Il centro storico: torri, cattedrale e vicoli di pietra
Scendendo dal Priamar verso il cuore della città, Savona rivela un centro storico che sorprende per densità e stratificazione. Le torri medievali — un tempo se ne contavano molte di più, simbolo del potere delle famiglie nobili savonesi — punteggiano ancora oggi lo skyline tra i tetti, testimonianza di un’epoca in cui la città era tutt’altro che periferica.

Diani Stefano, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
La Cattedrale di Nostra Signora Assunta, con la sua facciata barocca, è il cuore religioso della città: dentro custodisce opere e arredi che raccontano secoli di committenze savonesi, spesso legate a famiglie che ebbero anche un peso nella storia genovese — non ultima quella dei Della Rovere, che diedero alla città due papi.
Passeggiare tra i vicoli del centro, nell’ora tra le dieci e mezzogiorno, significa incrociare il ritmo lento di una città che vive di sé stessa più che di turismo. Botteghe artigiane, un profumo di pane appena sfornato che esce dai forni, il brusio di chi fa la spesa. È una Savona feriale, autentica, che d’estate si anima ma non si snatura mai del tutto.
La Pinacoteca Civica e Donato de’ Bardi
Poche guide insistono abbastanza su questo punto: la Pinacoteca Civica di Savona conserva una delle collezioni più interessanti della Liguria di Ponente, con opere che vanno dal tardo gotico al Rinascimento. Il nome da cercare è quello di Donato de’ Bardi, pittore quattrocentesco attivo tra Lombardia e Liguria, di cui la pinacoteca custodisce lavori di raffinatezza sorprendente per chi si aspetta solo arte “minore” di provincia.

Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
È il tipo di museo che si visita in un’ora abbondante, senza code, senza il rumore di fondo dei grandi musei cittadini. Un’ora che restituisce molto più di quanto costa in tempo: la sensazione di scoprire qualcosa che quasi nessuno vi aveva raccontato prima.
Il chinotto di Savona: un sapore che è identità
C’è un prodotto che lega Savona alla sua storia agricola e commerciale più di qualsiasi monumento: il chinotto. L’agrume amaro, piccolo e scuro, veniva coltivato nella zona savonese fin dal Seicento e per secoli è stato ingrediente di sciroppi, canditi e liquori. Oggi la coltivazione tradizionale è stata in gran parte recuperata da piccoli produttori locali, dopo un periodo di forte declino nel Novecento.

David J. Stang, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Nel centro di Savona si trovano botteghe e pasticcerie che vendono chinotti canditi, sciroppi e prodotti derivati: vale la pena cercarli, perché il sapore — amarognolo, quasi resinoso, molto lontano dalla dolcezza a cui l’agrumeria mediterranea ci ha abituati — è un’esperienza gustativa che raramente si trova fuori da qui. Portarne a casa un vasetto è un souvenir più vero di qualsiasi calamita da frigorifero.
Come arrivare a Savona da Genova
Il modo più comodo, soprattutto per chi soggiorna nelle nostre dimore nel centro di Genova, è il treno. Da Genova Principe o Genova Brignole i collegamenti regionali per Savona sono frequenti — più di uno all’ora nelle fasce diurne — con un tempo di percorrenza di circa 45-50 minuti. La stazione di Savona è a pochi minuti a piedi dal centro storico, quindi non serve altro mezzo per iniziare la visita.
In auto il tragitto lungo l’A10 richiede circa 45 minuti, ma il parcheggio nel centro storico può essere complicato nei weekend estivi: se scegliete l’auto, meglio puntare ai parcheggi vicino al porto o alla stazione e proseguire a piedi. Per chi non guida, però, il treno resta la scelta più semplice e anche la più piacevole: il tratto costiero regala scorci di mare che da soli valgono il viaggio.
Una giornata tipo a Savona
Partite presto, con uno dei primi treni della mattina: arrivare a Savona verso le nove vi lascia tutta la giornata davanti. Cominciate con una passeggiata nel centro storico, magari facendo tappa al mercato coperto, il più antico della città, dove il sabato è tradizionalmente il giorno più animato tra banchi di pesce fresco, verdure dell’entroterra savonese e prodotti locali — un buon modo per sentire il polso reale della città, lontano dai circuiti turistici.
A metà mattina, dedicate un’ora alla Pinacoteca Civica, poi lasciatevi guidare dai vicoli fino alla cattedrale. Per il pranzo, Savona offre buone possibilità di pesce fresco, specialmente nelle trattorie vicino al porto: cercate i locali frequentati dai savonesi stessi, spesso più autentici e convenienti rispetto ai ristoranti affacciati sul lungomare turistico.
Nel primo pomeriggio salite al Priamar: è il momento migliore, quando il caldo si è un po’ attenuato e la luce comincia a farsi più dorata sui bastioni. Da lassù, prima di ridiscendere verso la stazione per il rientro, concedetevi qualche minuto di silenzio guardando il golfo — lo stesso mare che per secoli ha diviso e unito Savona e Genova.
Stagionalità: quando andare
Savona si gode bene quasi tutto l’anno, ma la primavera e l’inizio dell’autunno restano i momenti migliori: temperature miti, meno affollamento rispetto ai mesi centrali dell’estate, luce perfetta per fotografare le torri e i bastioni del Priamar. D’estate il centro si anima di più, ma non raggiunge mai i livelli di sovraffollamento di altre mete della riviera: è uno dei motivi per cui vale la pena sceglierla anche in agosto, quando altrove sarebbe impensabile trovare un tavolo libero senza prenotare giorni prima.
Il dettaglio che vale il viaggio
Quello che rende speciale Savona non è un singolo monumento, ma la sensazione — rara in Liguria — di camminare in una città che non ha ancora deciso di vivere solo di turismo. Il Priamar, costruito da Genova per soffocare l’autonomia savonese, oggi è diventato paradossalmente il simbolo più fotografato della città che tentava di cancellare: la storia, a volte, si prende le sue rivincite silenziose. Guardare quei bastioni sapendo cosa rappresentavano cambia completamente il modo di vederli.
Tornare a Genova, con una storia in più
Il treno del rientro, la sera, attraversa la stessa costa che secoli fa vedeva le galee genovesi e savonesi contendersi le stesse acque. Arrivare a Genova con il sole che cala sul porto, sapendo che ad aspettarvi non è una stanza d’albergo qualunque ma una delle nostre case nel cuore della città, è la parte migliore di ogni gita fuori porta: il ritorno che sa di casa.
Se questa domenica avete voglia di scoprire la rivale dimenticata di Genova, prenotate il vostro soggiorno in una delle nostre dimore e partite con calma, sapendo che la sera ritroverete i vostri spazi, i vostri ritmi, la vostra Genova. Per altre idee di gite dalla città, la nostra guida di Genova vi aspetta con altri suggerimenti per le vostre domeniche liguri.



