Buona Pasqua, Genova. Buona Pasqua a chi oggi si sveglia nelle nostre case affacciandosi per la prima volta sui caruggi, e buona Pasqua a chi queste case ce le ha affidate con fiducia. Mentre la città si desta lenta in questa domenica di aprile, noi siamo già in movimento: lenzuola fresche, chiavi pronte, sorrisi genuini per gli ospiti che arrivano. Le feste, per chi fa ospitalità, sono i giorni più intensi dell’anno. E non cambieremmo niente.
Dal bel mezzo di una giornata operativa, ci prendiamo un momento per scrivere questo articolo come regalo ai nostri lettori, ai nostri ospiti e a chi ci sostiene ogni giorno. Perché Genova a Pasqua ha un sapore particolare, fatto di tradizioni antiche e di porte che si aprono.
Le 33 sfoglie della torta pasqualina
C’è un numero che a Pasqua risuona nelle cucine genovesi: trentatré. Tante sono le sfoglie che la tradizione vuole per la torta pasqualina, una per ogni anno di Cristo. Sottili come velari, trasparenti fino a leggere attraverso, si stendono una sull’altra con pazienza certosina. Le nonne genovesi dicevano che dovevano essere così fini da poter leggere una lettera d’amore attraverso la pasta.

La torta pasqualina non è solo un piatto: è un rito. Si prepara il Sabato Santo, quando le campane tacciono e la città trattiene il fiato. Il ripieno di bietole, ricotta, maggiorana e uova nasconde nel verde intenso delle erbe la promessa della rinascita. Le uova, affondate intere nell’impasto, spuntano come piccoli soli dorati quando si taglia la prima fetta.
“A torta pasqualina a l’è a regina de tùtte e torte”
— Proverbio genovese: “La torta pasqualina è la regina di tutte le torte”
Ogni famiglia custodisce gelosamente la propria ricetta, tramandata di madre in figlia. Alcune aggiungono un pizzico di noce moscata, altre giurano sulla presenza dell’articiocco. Ma il numero delle sfoglie resta immutabile: trentatré, come vuole la tradizione che affonda le radici nel Medioevo, quando Genova era già padrona del Mediterraneo.
La benedizione delle case e il suono delle campane
La mattina di Pasqua, Genova si sveglia al suono delle campane. Dalla Cattedrale di San Lorenzo al piccolo oratorio di San Filippo Neri, ogni torre campanaria partecipa al concerto che annuncia la Resurrezione. È il momento della benedizione delle case, quando i parroci percorrono i caruggi con l’acqua santa e le famiglie aprono le porte.

Alessandro.photographer, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Nei vicoli del centro storico, questa tradizione assume un fascino particolare. Le abitazioni medioevali, strette tra muri di ardesia, si aprono per accogliere la benedizione. È un momento di comunità, quando i genovesi – notoriamente riservati – escono sui pianerottoli e si salutano. I bambini aspettano il parroco con mazzetti di ulivo benedetto la domenica precedente, e le signore preparano piccoli doni per ringraziarlo.
Le processioni pasquali nei borghi marinari hanno un sapore ancora più antico. A Boccadasse, il piccolo Cristo ligneo viene portato lungo la passeggiata che costeggia la baia, mentre il mare di aprile riflette i colori pastello delle case. È una Genova che si mostra nella sua intimità più vera, lontana dai circuiti turistici ma aperta a chi sa guardarla con rispetto.
Il pranzo di Pasqua: cima, agnello e i primi dolci di primavera
Se la torta pasqualina è la regina dell’antipasto, la cima alla genovese è l’indiscussa protagonista del pranzo pasquale. Questo elaborato piatto di vitello ripieno – con la sua farcia di uova, animelle, piselli e maggiorana – rappresenta l’essenza della cucina genovese: povera negli ingredienti base ma ricchissima di sapienza e pazienza.
La preparazione della cima inizia il giorno prima: la tasca di vitello viene cucita con ago e filo dopo essere stata riempita con cura certosina. Durante la lunga cottura, la casa si riempie di profumi che sanno di festa. Si serve fredda, tagliata a fette spesse, accompagnata dalla salsa verde – il pesto povero fatto di prezzemolo, capperi, acciughe e uova sode.
“Pasqua sensa cima a l’è comme l’inverno sensa neuve”
— Detto genovese: “Pasqua senza cima è come l’inverno senza neve”
L’agnello, tradizione più recente ma ormai consolidata, viene preparato con le erbe dei colli genovesi: rosmarino, timo, maggiorana. I contorni parlano di primavera: carciofi spinosi della Riviera, fagiolini, patate novelle. E poi i dolci: oltre alla classica colomba, a Genova si prepara ancora il pandolce pasquale, versione primaverile di quello natalizio, più leggero e profumato di fiori d’arancio.
Cosa fare oggi a Genova: tra musei gratuiti e cacce al tesoro
La Pasqua 2026 a Genova offre opportunità uniche per scoprire la città. La prima domenica di Pasqua coincide infatti con l’iniziativa “Domenica al Museo”, che apre gratuitamente i musei statali della città. È l’occasione per visitare Palazzo Rosso e Palazzo Bianco senza fretta, o per salire al Museo di Palazzo Reale e ammirare gli appartamenti dei Savoia.

Alla Lanterna, il simbolo cittadino per eccellenza, è in programma una giornata speciale con laboratori gratuiti e caccia alle uova per i più piccoli. L’evento “Easter and Easter Monday 2026 at the Lanterna” trasforma il complesso monumentale in un grande playground pasquale, dove le famiglie possono vivere la festa in uno scenario unico.
Per chi preferisce l’atmosfera raccolta dei borghi, Recco ospita “Easter City 2026”, una manifestazione che celebra la Pasqua tra le specialità gastronomiche locali. È l’occasione per assaggiare la vera focaccia col formaggio di Recco, riconosciuta dall’Unesco, e per passeggiare lungo la passeggiata mare che collega il paese a Camogli.
Il Palazzo Ducale propone “Cantautori, Pop e Rap. Punti di vista”, una mostra che racconta l’evoluzione della musica italiana attraverso Genova, città che ha dato i natali a Fabrizio De André e che continua a essere laboratorio musicale. Un modo diverso di celebrare la Pasqua, attraverso le note che hanno fatto la storia della canzone italiana.
Passeggiate pasquali: dai caruggi al mare
La Pasqua è il momento ideale per le prime passeggiate di primavera. Il centro storico, libero dal traffico domenicale, si presta a essere scoperto lentamente. Partendo da Via del Campo – quella cantata da De André – si può risalire verso la Cattedrale di San Lorenzo, ammirare il tesoro del Santo Graal e perdersi nel labirinto di vicoli che si aprono come ventagli.

La salita in funicolare a Castelletto regala la vista più bella sulla città che si sveglia. I giardini pubblici, con i primi fiori di primavera, diventano il palcoscenico naturale per pic-nic improvvisati e momenti di contemplazione. Lo sguardo spazia dal porto antico fino ai monti dell’entroterra, in un abbraccio che contiene tutta la Liguria.
Per chi ama il mare, la passeggiata Anita Garibaldi a Nervi offre tre chilometri di bellezza pura. Gli scogli si alternano alle piccole calette, mentre le ville liberty raccontano la Genova Belle Époque. I parchi di Nervi, con le loro collezioni botaniche, sono un trionfo di colori e profumi che celebrano la rinascita della natura.
La giornata si può concludere a Boccadasse, dove il piccolo borgo di pescatori si tinge dei colori del tramonto. Le case pastello si specchiano nell’acqua calma della baia, mentre i gabbiani disegnano cerchi nel cielo. È la Genova più fotografata, ma anche quella che meglio rappresenta l’anima accogliente della città.
Le chiese aperte e il patrimonio sacro
La Pasqua è l’occasione per scoprire il patrimonio sacro di Genova, spesso trascurato dal turismo di massa. La Cattedrale di San Lorenzo, con la sua facciata a strisce bianche e nere, custodisce il Museo del Tesoro dove si dice sia conservato il Santo Graal. La tradizione vuole che sia la coppa usata nell’Ultima Cena, arrivata a Genova durante le Crociate.
La Chiesa del Gesù, in Via del Campo, stupisce per i suoi marmi policromi e gli affreschi del Rubens. San Siro, la cattedrale più antica della città, conserva l’atmosfera raccolta delle prime comunità cristiane. Santa Maria di Castello, con il suo chiostro quattrocentesco, offre un’oasi di pace nel cuore pulsante della città.
Ogni chiesa ha la sua storia particolare, legata alle famiglie aristocratiche che governarono Genova. Gli Spinola, i Doria, i Pallavicini hanno lasciato tracce nei loro luoghi di culto privati, cappelle che sono piccoli scrigni d’arte. È un patrimonio immenso, che la Pasqua permette di scoprire con spirito diverso.
Facciamo questo mestiere perché crediamo che ogni casa racconti una storia, e che ogni ospite porti con sé un pezzo di mondo da condividere. A chi ci affida le proprie case, va la nostra gratitudine quotidiana. A chi sta pensando di unirsi alla nostra famiglia, diciamo che la porta è sempre aperta, come le case genovesi a Pasqua quando arriva la benedizione.
Buona Pasqua, Genova. Che questa giornata porti nelle vostre case – quelle del cuore e quelle che accolgono i viaggiatori – la gioia della primavera e il calore dell’ospitalità che sa di casa. Se Genova vi sta chiamando per le prossime feste, noi siamo qui, come sempre, con le chiavi in mano e il sorriso pronto.


