Alle otto di mattina, quando la caligo che sale dal porto si dissolve ancora sui tetti di Genova, il Monte di Portofino è già un’altra cosa: una massa scura e verde che chiude l’orizzonte a levante, visibile da certi belvedere di Nervi o dalla Spianata di Castelletto nelle giornate limpide. Da qui sembra vicinissimo, quasi si potesse raggiungerlo a nuoto seguendo la linea della costa. In realtà basta un’ora di treno o di macchina per trovarsi ai suoi piedi, e un altro paio d’ore di cammino per essere sospesi tra i lecci e il Tirreno, con Genova che si intuisce lontana come una città in un altro tempo.
Non è un parco per chi cerca la Portofino da cartolina — quella dei motoscafi e delle vetrine, che comunque resta a valle, chiusa nella sua piazzetta. Il Monte è un’altra faccenda: 1.000 ettari di area protetta, sentieri segnati che si arrampicano tra macchia mediterranea e faggete residue, scogliere a strapiombo dove il mare cambia colore ogni cento metri. Chi lo percorre a piedi da Camogli o da Rapallo scopre in poche ore quello che i turisti in barca vedono solo di scorcio: un promontorio che i genovesi considerano un po’ loro, anche se amministrativamente appartiene ad altri comuni.
Il parco che i genovesi guardano da lontano
Il Parco Naturale Regionale di Portofino protegge l’intero promontorio che separa il Golfo Paradiso, dove sorge Camogli, dal Golfo di Rapallo. Non è un’area vastissima — poco più di mille ettari — ma la densità di paesaggi diversi che racchiude è sorprendente: pinete, boschi di leccio secolari, macchia bassa di corbezzolo e ginestra, e infine le pareti rocciose che scendono a picco su un mare che qui assume tonalità quasi caraibiche nelle giornate di scirocco.

Quello che rende il Monte di Portofino diverso da altri parchi costieri è l’assenza quasi totale di strade carrozzabili all’interno. Si arriva alla vetta, a San Fruttuoso, alle punte panoramiche solo a piedi — o in barca, per chi rinuncia al trekking. Questo ha preservato un ecosistema che altrove sulla riviera è stato eroso dall’edilizia: qui i cinghiali scendono ancora fino ai sentieri più bassi, i falchi pellegrini nidificano sulle pareti rocciose verso Punta Chiappa, e in certe conche riparate sopravvivono lembi di vegetazione che ricordano com’era la costa ligure prima che diventasse una lunga fila di terrazzamenti e ville.
Dal punto di vista geologico il promontorio è un’anomalia: un blocco di conglomerato — il celebre “puddinga” di Portofino — che si staglia diverso dalla roccia circostante, responsabile di quelle scogliere dorate e frastagliate che si vedono avvicinandosi in barca da Camogli o da Santa Margherita.
I sentieri: da Camogli e da Rapallo
Chi parte da Camogli ha davanti la via più frequentata e anche la più suggestiva: il sentiero che sale verso San Rocco e poi prosegue lungo il crinale in direzione di San Fruttuoso, con scorci intermittenti sul Golfo Paradiso che si allarga sotto di voi a ogni tornante. È un percorso di circa due ore e mezza fino all’abbazia, su un tracciato ben segnalato ma non banale: scarpe da trekking, non da spiaggia, e attenzione soprattutto nei mesi estivi, quando il sole batte sulla roccia calcarea senza pietà.
Il versante di Rapallo offre un’alternativa meno battuta e altrettanto bella, che sale verso Sant’Ambrogio e poi si ricongiunge alla rete di sentieri principale in direzione della vetta del Monte di Portofino (610 metri) o della Cappelletta, uno dei punti panoramici più fotografati del parco. Da qui, nelle giornate serene, la vista abbraccia un arco che va dalla riviera di levante fino a intuire, lontanissima, la sagoma di Genova stessa — un ribaltamento di prospettiva che vale la salita.
Un terzo accesso, più diretto e frequentato dai camoglini stessi, parte da Punta Chiappa: qui il sentiero costeggia per un tratto la scogliera a pelo d’acqua prima di inerpicarsi verso l’interno. È il punto dove la puddinga si mostra più spettacolare, levigata dal mare in forme quasi scultoree, e dove nelle giornate calme si vedono i bagnanti più temerari lanciarsi dagli scogli in punti che i camoglini conoscono a memoria.
San Fruttuoso: l’abbazia che si raggiunge solo camminando (o navigando)
Il punto d’arrivo di molti di questi sentieri è l’Abbazia di San Fruttuoso, incastonata in una piccola baia che non ha strade di accesso: ci si arriva solo a piedi, attraverso i sentieri del parco, oppure in barca da Camogli, Portofino o Santa Margherita. Questa esclusione forzata dal traffico veicolare è probabilmente il motivo per cui il luogo ha conservato un’atmosfera che altre spiagge liguri hanno perso da decenni.
L’abbazia, di origini medievali, appartiene oggi al FAI (Fondo Ambiente Italiano) che ne cura la conservazione e l’apertura al pubblico. Il complesso, con il suo chiostro raccolto e la piccola necropoli dei Doria, racconta secoli di storia legata alle famiglie genovesi che ne fecero un rifugio e un avamposto. Arrivarci dopo due ore di cammino tra boschi e scogliere, e trovarsi davanti quell’architettura sobria che si affaccia direttamente sulla spiaggia di ciottoli, è un’esperienza che nessuna gita in motoscafo può replicare: la fatica del percorso diventa parte del significato del luogo.
Case sulla spiaggia, barche da pesca tirate in secco, il mare che muta colore a ogni ora del giorno: sono immagini che ricorrono nelle pagine che Guy de Maupassant dedicò ai villaggi costieri della sua Normandia, dalla dimora dei “Peuples” vicino a Yport alla spiaggia di Étretat prima dell’arrivo dei turisti.
— Guy de Maupassant, da Une Vie e dai racconti ambientati sulla costa normanna
Chi non se la sente di camminare due ore in salita e discesa può sempre optare per il traghetto: da Camogli partono regolarmente battelli che raggiungono San Fruttuoso in pochi minuti, permettendo di godersi la baia senza l’impegno del trekking — un compromesso onesto, anche se priva dell’esperienza di attraversare il parco a piedi.
Fauna e flora: cosa si incontra lungo il cammino
Camminare sul Monte di Portofino significa attraversare in poche ore ambienti molto diversi tra loro. Nella parte più bassa, vicino al mare, domina la macchia mediterranea: lecci, corbezzoli, eriche, ginestre che in primavera colorano i pendii di giallo intenso. Salendo, in alcune vallette più fresche e riparate, sopravvivono boschi misti con esemplari di una certa età, testimonianza di un microclima che il promontorio, protetto dai venti più aggressivi, è riuscito a conservare.
Sul fronte della fauna, il parco è noto soprattutto per l’avifauna marina e rupicola: i gabbiani reali nidificano sulle falesie, e non è raro avvistare il falco pellegrino in caccia lungo le pareti verso Punta Chiappa. Nei boschi più interni si muovono volpi, tassi e cinghiali, questi ultimi sempre più presenti anche nelle zone a bassa quota — un promemoria che, nonostante la vicinanza a centri turistici affollati come Portofino e Camogli, ci si trova in un ambiente selvatico a tutti gli effetti.
Il mare che circonda il promontorio è protetto dall’Area Marina Protetta di Portofino, istituita per salvaguardare i fondali rocciosi e le praterie di posidonia che ospitano una fauna marina ricca — motivo per cui la zona è meta storica di appassionati di immersioni, oltre che di camminatori.
Perché da Genova sembra un altro mondo
Chi vive a Genova guarda spesso il Monte di Portofino come un orizzonte piuttosto che come una meta: lo si intravede nelle giornate terse dai belvedere della città, ma raramente lo si visita con la stessa frequenza con cui si frequentano i propri quartieri. È un paradosso tipico delle cose vicine: la distanza ridotta — meno di un’ora di treno da Genova Piazza Principe fino a Camogli o Rapallo — fa pensare che ci sia sempre tempo per andarci, e così si finisce per rimandare.
C’è poi un elemento di percezione: il nome “Portofino” evoca il paese-vetrina, non il parco. Molti visitatori, italiani compresi, non distinguono tra il borgo turistico affollato di negozi di lusso e il promontorio boscoso che lo sovrasta, dove anche in alta stagione capita di avvistare caprioli lungo i sentieri più interni. Questa confusione tiene lontani proprio quei viaggiatori che cercano un’esperienza diversa da quella patinata della piazzetta.
Consigli pratici per organizzare la gita
Il periodo migliore per camminare sul Monte di Portofino va da aprile a giugno e da settembre a ottobre: temperature miti, luce limpida, fioriture primaverili o colori autunnali della macchia. In piena estate il caldo sulle pareti rocciose esposte a sud può essere pesante, e conviene partire molto presto la mattina, prima delle nove, per evitare le ore più calde e godersi la luce radente che rende ancora più suggestivo il contrasto tra roccia dorata e mare.
Francesco Spaccamonte 2727, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Per arrivare da Genova, il treno regionale per Camogli o Rapallo è la soluzione più comoda: evita il traffico della statale Aurelia, spesso congestionata nei weekend estivi, e scarica i visitatori a pochi minuti a piedi dagli imbocchi dei sentieri. Portate scarpe da trekking robuste, acqua in abbondanza (le fontane lungo il percorso sono scarse), e un cappello: l’ombra dei lecci non è sempre garantita nei tratti più esposti verso il crinale.
Chi vuole affrontare solo una parte del percorso può limitarsi al tratto Camogli–San Rocco–Punta Chiappa, più breve e altrettanto panoramico, per poi tornare in paese o proseguire con il battello. Chi invece vuole l’esperienza completa, Camogli–San Fruttuoso a piedi con ritorno in traghetto, deve calcolare mezza giornata buona, pranzo compreso davanti alla baia dell’abbazia.
Genova come base per scoprire il Monte di Portofino
Chi soggiorna a Genova ha il vantaggio di trovarsi a un passo da uno dei paesaggi costieri più intatti della Liguria, senza dover rinunciare alla vita di una città vera, con i suoi caruggi, i suoi mercati e il suo porto. Le dimore genovabb.it nel cuore della città sono il punto di partenza ideale per chi vuole alternare le giornate di trekking sul promontorio alle serate tra i vicoli del centro storico, dove tornare stanchi di sole e salsedine per una cena di trofie o di pansoti.
Se il Monte di Portofino vi sta chiamando — e da certi angoli di Genova, nelle giornate limpide, sembra davvero farlo — noi siamo qui, pronti ad accogliervi in una delle nostre case prima e dopo l’avventura. Potete prenotare il vostro soggiorno e organizzare la gita con la nostra guida di Genova, che raccoglie altri itinerari e consigli per chi vuole scoprire la città e la costa che la circonda senza fretta.


