La chiamata delle colline oltre l’Appennino
C’è un momento preciso, solitamente la domenica mattina, in cui Genova si sveglia con una luce diversa. Il mare scintilla, certo, ma lo sguardo dei genovesi, e di chi ha imparato a vivere la città come loro, a volte cerca un orizzonte diverso. È il richiamo dell’entroterra, di quel mondo verde e antico che si nasconde appena oltre la barriera dell’Appennino Ligure. Chi soggiorna nelle nostre dimore sa bene che la Superba non è solo un punto di arrivo, ma la base perfetta per esplorare uno dei crocevia geografici più affascinanti d’Europa.
Basta imboccare l’autostrada A26, la famosa “Autostrada dei Trafori”, lasciarsi alle spalle l’odore di salsedine di Voltri e infilarsi tra le montagne. In poco più di un’ora di viaggio, il paesaggio ligure, aspro e verticale, si addolcisce all’improvviso. Le rocce lasciano il posto a un mare di terra: onde di colline pettinate da filari di viti, macchie di boschi cedui, torri campanarie in laterizio che spuntano come fari nella nebbia mattutina. Siete arrivati in Monferrato.
Dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2014, insieme alle vicine Langhe e al Roero, il Monferrato è una terra che parla sottovoce. Se le Langhe sono ormai una vetrina internazionale, pettinata e a tratti affollata, il Monferrato conserva un’anima selvatica, aristocratica e contadina al tempo stesso. È una destinazione perfetta per una gita in giornata da Genova, specialmente in autunno, quando l’aria profuma di mosto e tartufi, o in primavera, quando i colli esplodono di un verde quasi accecante.
Monferrato o Langhe? L’elogio dell’autenticità
Il paragone è inevitabile per chiunque si affacci nel Basso Piemonte. Le Langhe, con Barolo e Barbaresco, hanno conquistato il mondo. Ma il Monferrato offre qualcosa che oggi è diventato un lusso raro: lo spazio, il silenzio, il privilegio di scoprire. Qui non troverete pullman di turisti in fila per una degustazione, ma vignaioli con le mani sporche di terra pronti ad aprirvi la cantina di casa come se foste vecchi amici.

Il Monferrato è punteggiato di manieri medievali, roccaforti difensive e residenze sabaude che raccontano secoli di battaglie tra il Marchesato locale, i Savoia e gli spagnoli. I borghi, costruiti in mattoni rossi o in pietra arenaria, si aggrappano ai crinali. Guidare qui significa perdersi volontariamente, seguendo il profilo di una collina, fermandosi ai lati della strada per fotografare un vigneto che cambia colore sotto la luce del tramonto.
L’assenza di un turismo di massa ha preservato l’anima verace delle piole, le tipiche osterie piemontesi. In Monferrato, il vitello tonnato, gli agnolotti del plin conditi con il sugo d’arrosto e il fritto misto alla piemontese non sono attrazioni turistiche, ma il rito sacro della domenica in famiglia.
Casale Monferrato: la capitale dei Paleologi (e dei Krumiri)
Ogni esplorazione del territorio dovrebbe partire o passare da Casale Monferrato, la capitale storica. Adagiata sulla riva destra del Po, Casale è una città elegante, dove i palazzi barocchi si alternano a portici severi e piazze ariose. Il cuore militare della città è il massiccio Castello dei Paleologi, una fortezza imponente che ricorda l’importanza strategica di questo avamposto nel Rinascimento.
davide vizzini from Milano, Italy, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Ma Casale nasconde due tesori che da soli valgono il viaggio da Genova. Il primo è di natura spirituale e artistica: la Sinagoga di Casale Monferrato. Nascosta dietro una facciata anonima, tipica dei luoghi di culto ebraici nel periodo pre-emancipazione, l’interno esplode in un tripudio di stucchi dorati, iscrizioni e arredi lignei di epoca barocca. È considerata una delle sinagoghe più belle d’Europa e ospita un Museo di Arte e Storia Ebraica di inestimabile valore, testimonianza di una comunità fiorente e integrata nel tessuto cittadino.
Il secondo tesoro è decisamente più profano, ma altrettanto sacro per i golosi: i Krumiri. Nati nel 1878, questi biscotti secchi di pasta frolla, burro, uova e vaniglia sono piegati a forma di manubrio. La leggenda, mai smentita e molto amata, narra che la forma sia un omaggio ai celebri baffi del Re d’Italia, Vittorio Emanuele II, morto proprio in quell’anno. Acquistarli nella storica bottega Portinaro, avvolti nella loro iconica scatola di latta rossa, è un rito imprescindibile. Sono il souvenir perfetto da riportare nella vostra cucina a Genova, ideali da inzuppare nel tè o, come fanno i locali, in un calice di vino dolce o in un liquore.
Acqui Terme: l’acqua bollente e il fascino romano
Se Casale domina il nord del Monferrato, Acqui Terme ne è la capitale meridionale, incastonata nell’Alto Monferrato, a ridosso dell’Appennino Ligure. Acqui è una città d’acqua e di storia antica. I romani, grandi estimatori del termalismo, la chiamarono Aquae Statiellae e ne fecero un centro nevralgico, di cui restano le imponenti arcate dell’acquedotto che attraversano il fiume Bormida, visibili ancora oggi lungo la passeggiata.

Tony Frisina, pubblico dominio, via Wikimedia Commons
Ma il cuore pulsante, letteralmente, di Acqui Terme è Piazza della Bollente. Al centro di questa piazza circondata da palazzi eleganti, sorge un’edicola marmorea ottagonale progettata nell’Ottocento. Da qui sgorga, ininterrottamente, un’acqua termale sulfurea alla temperatura naturale di 74,5°C. Nelle mattine d’autunno, quando l’aria è frizzante, il vapore si alza dalla fontana avvolgendo la piazza in una nebbia cinematografica e surreale.
Fermatevi qui per un aperitivo. Acqui Terme è la patria del Brachetto, un vino rosso frizzante, dolce e aromatico, che profuma di rosa e fragolina di bosco. Sorseggiare un calice di Brachetto d’Acqui, accompagnato da formaggi locali o da un assaggio di amaretti, con la vista sulla fontana fumante, riassume perfettamente il concetto di savoir vivre piemontese.
Nel ventre della terra: gli Infernot e i vini ribelli
Il dettaglio che rende il Monferrato unico al mondo, e che gli è valso il riconoscimento UNESCO, non si trova alla luce del sole, ma sottoterra. Parliamo degli Infernot. Si tratta di piccole camere sotterranee, scavate a mano nella “Pietra da Cantoni”, una particolare arenaria di origine marina presente solo in questa zona del Basso Monferrato (area di Rosignano Monferrato, Cella Monte e dintorni).

piemonte.uno, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Queste cripte laiche, prive di luce e aerazione diretta, mantengono una temperatura e un’umidità costanti tutto l’anno. I contadini dell’Ottocento le scavarono con picconi e pazienza per conservarvi le bottiglie migliori, quelle delle grandi occasioni. Scendere in un Infernot è un’esperienza mistica: le pareti di roccia chiara, spesso modellate con nicchie e sculture rudimentali, raccontano la fatica e la dedizione di generazioni di viticoltori.
E a proposito di vino, il Monferrato è la culla di vitigni fieri e di carattere. Qui la Barbera trova la sua massima espressione, specialmente nella variante Barbera d’Asti o del Monferrato, regalando vini di grande struttura, acidità vibrante e profumi di ciliegia marasca. Ma il vero simbolo del territorio è il Grignolino.
Rosso rubino scarico, quasi trasparente, il Grignolino inganna l’occhio: sembra un rosato leggero, ma in bocca esplode con un tannino asciutto, note di pepe bianco, geranio e spezie. È il compagno ideale per i salumi crudi piemontesi, come il salame cotto del Monferrato o la muletta. Non dimenticate di assaggiare anche il Dolcetto o il raro Ruchè di Castagnole Monferrato, un vino dai profumi floreali così intensi da sembrare un profumo d’Oriente.
Come organizzare la giornata da Genova
Il modo migliore per esplorare il Monferrato è indubbiamente l’automobile. Partendo da Genova, si imbocca l’autostrada A26 a Voltri in direzione Gravellona Toce. Per l’Alto Monferrato (Acqui Terme, Ovada), l’uscita consigliata è Ovada, a soli 45-50 minuti da Genova. Per il Basso Monferrato (Casale Monferrato, Cella Monte), si prosegue sull’A26 fino all’uscita di Casale Monferrato Sud (circa 1 ora e 20 minuti).
Se viaggiate in treno, la linea Genova-Acqui Terme è pittoresca e comoda (circa 1 ora e 15 minuti di viaggio), perfetta per una gita focalizzata esclusivamente sulla città termale e i suoi dintorni immediati. Tuttavia, senza auto, esplorare i borghi collinari e gli Infernot diventa complicato, poiché i collegamenti bus locali sono radi nei weekend.
Un itinerario perfetto? Partite da Genova verso le 9:00. Arrivate a Cella Monte, uno dei “Borghi più belli d’Italia”, per visitare l’Ecomuseo della Pietra da Cantoni e scendere in un vero Infernot. Verso le 12:30, spostatevi in una trattoria tra le vigne per un pranzo a base di agnolotti e Barbera. Nel pomeriggio, guidate fino a Casale Monferrato per una passeggiata nel centro storico, la visita alla Sinagoga e l’acquisto dei Krumiri. Se preferite le atmosfere termali, invertite la rotta: mattina ad Acqui Terme, pranzo con vista sulle colline e pomeriggio a Ovada prima del rientro.
Il ritorno a casa, tra mare e caruggi
La magia delle gite fuori porta sta tutta nel momento del ritorno. Quando il sole inizia a calare, l’auto riprende la via dei monti, infilandosi nelle gallerie dell’Appennino. E poi, all’improvviso, dopo l’ultima curva sopra Voltri, eccolo di nuovo: il Mar Ligure, blu scuro e immenso, incorniciato dalle luci della costa che si accendono.
Lasciarsi alle spalle i mattoni rossi e le nebbie del Monferrato per ritrovare l’ardesia, il profumo di focaccia e i vicoli stretti di Genova è un contrasto che riempie il cuore. Tornare a Genova non significa chiudersi in una stanza d’albergo qualunque. Significa rientrare in una casa viva, nel cuore del centro storico o a due passi dal mare.
Se il richiamo del mare, unito al fascino delle colline piemontesi, vi sta tentando, noi siamo qui ad aspettarvi. Prenotate il vostro soggiorno con noi: preparate le valigie per la Superba, e lasciate un po’ di spazio nel bagagliaio per una cassa di Barbera e una scatola di Krumiri.


