Appena entrate sotto la tettoia di ferro e vetro, il naso arriva prima degli occhi. C’è il profumo dolce e terroso del basilico appena tagliato, ma accanto si fa largo qualcosa di più speziato, più caldo: cumino, curcuma, semi di coriandolo tostati. Sotto, il richiamo acido dei limoni ammucchiati, e più in là l’odore di pesce fresco che arriva dal banco della pescheria, misto al pane caldo di una piccola rosticceria che sforna samosa accanto alla farinata.
Il Mercato del Carmine non profuma come gli altri mercati di Genova. O meglio: profuma anche come gli altri, ma con qualcosa in più, una nota che arriva da lontano e che qui, in questo angolo di centro storico stretto tra i vicoli e la salita che porta a Castelletto, è diventata di casa da tempo.
Chi cerca soltanto zucchine trombetta e basilico per il pesto lo trova, naturalmente. Ma chi cerca anche il riso basmati giusto per un curry, le foglie di coriandolo fresco, il tè alla menta o le spezie per un tagine, trova anche quello. Ed è proprio in questa convivenza, semplice e senza proclami, che sta il carattere del Carmine.
Un quartiere che ha sempre accolto
Piazza del Carmine si trova in una delle zone più antiche e più vive del centro storico genovese, a pochi passi dalla salita che porta verso Castelletto e non lontano da Via del Campo, la strada che Fabrizio De André ha reso celebre in una delle sue canzoni più note. Non è un caso che proprio in questa porzione di città, storicamente porta di transito per chi arrivava dal mare e chi saliva verso l’entroterra, si sia sviluppato nel tempo un mercato capace di parlare più lingue.

Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Genova, del resto, è una città che ha sempre vissuto di scambi. Porto di arrivo e di partenza, crocevia di merci e di persone, ha assorbito nei secoli comunità diverse — genti liguri, popolazioni del Mediterraneo, e negli ultimi decenni comunità provenienti dal Nord Africa, dall’Asia meridionale, dal Sud America. Il centro storico, con i suoi caruggi stretti e la sua densità abitativa, è stato ed è tuttora il luogo dove queste presenze si sono intrecciate con più naturalezza.
Il mercato coperto del Carmine racconta esattamente questo processo, senza bisogno di spiegarlo: lo si vede semplicemente guardando i banchi, uno accanto all’altro, senza soluzione di continuità tra il fruttivendolo ligure e il negozio di alimentari che vende riso, legumi e spezie per la cucina di altri continenti.
Il bazar delle spezie: cosa si trova tra i banchi
Il cuore pulsante del mercato, per chi ama cucinare e sperimentare, sono proprio i banchi di spezie ed erbe. Si trovano sacchetti di cumino intero e macinato, bacche di cardamomo verde, curcuma in polvere dal colore acceso, peperoncini secchi di diverse intensità, semi di senape, foglie di curry essiccate. Accanto, spesso nello stesso negozio, ci sono legumi che raramente si trovano nei supermercati generalisti: lenticchie rosse decorticate, ceci neri, fave secche spezzate.

Miomir Magdevski, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Non mancano naturalmente i prodotti liguri: basilico fresco — quello buono, con le foglie piccole e profumate, non le foglie grandi e amarognole che si trovano fuori stagione — pomodori, zucchine, patate e fagiolini per il minestrone. È proprio in questo affiancamento che si coglie il senso del luogo: da una parte i banchi ortofrutticoli tradizionali con i prodotti dell’entroterra ligure, dall’altra le botteghe che vendono spezie, riso, farine e conserve per cucine lontane migliaia di chilometri.
Per chi prepara il pesto genovese in casa, il consiglio resta sempre lo stesso indipendentemente da dove si compra il basilico: cercarlo fresco, con le foglie piccole e non lucide, e usarlo il prima possibile. Il vero basilico genovese DOP arriva da Prà, ma un buon basilico ligure di produzione locale, acquistato al mercato del giorno, è già una base eccellente per un pesto fatto al mortaio, con aglio, pinoli, formaggio e olio extravergine.
Come muoversi tra i banchi: consigli pratici
Il mercato è coperto, il che significa che si può visitare con qualsiasi tempo, senza il caldo diretto dell’estate o la pioggia a complicare la spesa. È bene arrivarci nella prima mattinata, quando i banchi sono pieni e la scelta è massima: come in tutti i mercati genovesi, verso mezzogiorno la merce migliore comincia a scarseggiare.
Per arrivarci a piedi dal centro, la strada più semplice è risalire da Via del Campo o dai vicoli che si diramano da Piazza della Nunziata, camminando tra i caruggi con il naso all’insù per ammirare i palazzi genovesi che si affacciano su questi budelli di pietra. Chi soggiorna in una delle dimore nel cuore del centro storico può raggiungere il mercato in pochi minuti, un’ottima scusa per iniziare la giornata come farebbe un genovese, con la spesa fresca sotto braccio.
Mercato del Carmine e Mercato Orientale: due anime diverse
Chi conosce Genova conosce quasi certamente il Mercato Orientale, in Via XX Settembre: più grande, più centrale, meta abituale anche di chi visita la città per pochi giorni. Il Carmine è un’esperienza diversa, più rionale, meno battuta dai flussi turistici, e proprio per questo capace di restituire un’immagine più autentica della vita quotidiana del centro storico.

Daderot, CC0, via Wikimedia Commons
Dove il Mercato Orientale colpisce per l’architettura — l’ex convento agostiniano trasformato in mercato alla fine dell’Ottocento, con le sue arcate e la sua luce — il Carmine colpisce per la densità umana: si sente il dialetto genovese mescolarsi ad altre lingue, si vedono clienti abituali che salutano i banchisti per nome, si respira un ritmo meno da vetrina e più da vita vera.
Non è un mercato “meno bello”: è un mercato diverso, pensato prima di tutto per chi ci abita vicino. Ed è proprio questa la sua qualità migliore per chi vuole vivere Genova da dentro e non soltanto attraversarla.
Dove vivere l’esperienza: attorno al mercato
Attorno a Piazza del Carmine e lungo i vicoli limitrofi si trovano piccole rosticcerie e forni che vendono farinata calda, appena sfornata dal testo di rame, e torte salate genovesi. È il posto giusto per uno spuntino di metà mattina, magari dopo aver fatto la spesa: un pezzo di farinata caldo, mangiato in piedi, guardando la piazza animarsi.
Lemone, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Nella stessa zona si trovano anche piccoli negozi di alimentari internazionali, spesso gestiti da famiglie che vivono nel quartiere da anni, dove si trova pane arabo appena fatto, spezie sfuse pesate al momento, dolci del Nord Africa o del Subcontinente indiano. Non serve andare lontano dal mercato per completare la spesa: tutto il quartiere, in un raggio di pochi isolati, vive di questa stessa mescolanza.
Il consiglio da genovese
Chi conosce bene il Carmine sa che il momento migliore per viverlo non è tanto l’ora della spesa quanto la tarda mattinata, verso le undici, quando i banchi cominciano a rallentare e i venditori si concedono una pausa: è lì che si scambiano due parole in più con i clienti abituali, che si assaggia qualcosa offerto al banco, che si scopre magari un taglio di verdura o una spezia che non si conosceva. Non abbiate fretta: il mercato del Carmine si visita meglio senza lista della spesa rigida, lasciandosi guidare dal profumo che arriva più forte in un dato momento.
Un assaggio di Genova che guarda al mondo
Il Mercato del Carmine non è una tappa da inserire in un itinerario turistico classico, ed è forse proprio per questo che merita una visita. Racconta una Genova meno patinata ma più vera: una città portuale che da secoli accoglie e mescola, che tiene insieme il basilico e il cumino, il pesto e il curry, senza contraddizione. Camminare tra questi banchi, con le mani piene di sacchetti di carta pieni di spezie sconosciute e verdure liguri, è un modo diverso — e sincero — di conoscere la città.
Se questa idea di Genova, fatta di mercati veri e di quartieri che si vivono e non solo si guardano, vi incuriosisce, il magazine della Superba racconta ogni settimana angoli simili della città. E se deciderete di venire a scoprirli di persona, noi siamo qui per accogliervi in una delle nostre dimore nel centro storico, a pochi passi dai caruggi e dai loro profumi.


