Villa Durazzo-Bombrini, conosciuta anche come Villa Bombrini, è la più importante dimora storica di Cornigliano e una delle ville settecentesche più singolari del ponente genovese: un palazzo signorile costruito a partire dal 1752 su progetto dell’ingegnere militare francese Pierre Paul De Cotte per Giacomo Filippo II Durazzo, marchese di Gabiano, esponente di una delle più potenti famiglie dell’aristocrazia genovese.
Una residenza “alla francese” nel ponente di Genova
Quando Giacomo Filippo II Durazzo decise di edificare la sua villa di Cornigliano, scelse un linguaggio architettonico che, nel contesto genovese del Settecento, suonava insolito. L’impianto non segue lo schema compatto e verticale tipico dei palazzi di Strada Nuova, ma si apre orizzontalmente secondo il modello delle grandi residenze aristocratiche d’oltralpe: un corpo centrale affiancato da due ali laterali, disposte attorno a un’ampia corte d’onore. È la traduzione genovese del francese cour d’honneur, lo spazio scenografico che precede l’ingresso e accoglie il visitatore in una prospettiva studiata.
Questa scelta non è casuale. La firma del progetto è attribuita a Pierre Paul De Cotte, ingegnere militare formatosi nella cultura architettonica francese, e l’intera concezione della villa riflette il gusto e le ambizioni di una committenza che guardava a Parigi e a Versailles come modelli di prestigio. Le fonti tramandano la data del 1752 come inizio dei lavori; alcuni testi precisano che si tratta di un’opera realizzata “su progetto” di De Cotte, lasciando intendere che alla sua ideazione possano aver contribuito anche altre maestranze, come spesso accadeva nei cantieri di tale importanza.
Pochi decenni dopo, nel 1778, la villa fu oggetto di un intervento di rimaneggiamento attribuito all’architetto genovese Andrea Tagliafichi, una delle figure più influenti del neoclassicismo ligure, autore di numerosi giardini e residenze della nobiltà cittadina. Il suo intervento contribuì a definire l’aspetto e il rapporto della dimora con gli spazi verdi che la circondavano.
Lo scalone, i marmi e le tele di Solimena
Il cuore monumentale della villa è lo scalone in marmo di Carrara a sbalzo, una struttura scenografica che le fonti indicano come il primo scalone a sbalzo costruito a Genova. La tecnica “a sbalzo” – con i gradini che paiono sospesi nel vuoto, ancorati alla muratura senza sostegni verticali apparenti – era una prodezza ingegneristica che testimoniava insieme la perizia delle maestranze e la disponibilità economica della committenza. Salire questo scalone significava, per l’ospite settecentesco, attraversare una soglia di rappresentanza prima ancora di raggiungere gli appartamenti nobili.
All’interno la villa conserva, tra le sue testimonianze più preziose, due dipinti di Francesco Solimena, datati intorno al 1717. Solimena fu uno dei massimi protagonisti della pittura barocca napoletana, e la presenza delle sue tele in una dimora genovese attesta i raffinati legami artistici e collezionistici che le grandi famiglie liguri intrattenevano con i centri culturali del Mezzogiorno e d’Italia. È bene precisare, per fedeltà alle fonti, che si tratta specificamente di due opere documentate: la villa non è sede di un intero ciclo decorativo solimenesco, come talvolta si legge in modo impreciso, ma custodisce queste due tele come nucleo del suo patrimonio pittorico.
L’insieme di scalone, marmi, decorazioni e arredi restituisce l’immagine di una residenza concepita per la rappresentanza e per la vita di villeggiatura dell’aristocrazia, in un’epoca in cui il ponente genovese era costellato di dimore nobiliari immerse nel verde, affacciate verso il mare.
La distribuzione degli ambienti riflette le esigenze cerimoniali di una grande famiglia: ai saloni di rappresentanza, destinati al ricevimento e alla vita pubblica del casato, si affiancavano gli appartamenti privati e gli spazi di servizio. La sequenza degli ambienti, l’altezza dei soffitti e l’orientamento delle aperture erano studiati per accompagnare il visitatore lungo un percorso che, dalla corte d’onore allo scalone fino ai saloni, era esso stesso una dichiarazione di status. È questa concezione “teatrale” dello spazio, più ancora dei singoli dettagli decorativi, a fare della villa un documento prezioso del gusto aristocratico settecentesco e del modo in cui esso si confrontò con i modelli architettonici d’oltralpe.
Dai Durazzo ai Savoia: i passaggi di proprietà
La storia proprietaria della villa è tra le più documentate del quartiere e racconta, in filigrana, la parabola di Cornigliano dal Settecento aristocratico all’età industriale. Dopo i Durazzo, la dimora visse un capitolo regale: nel 1865 divenne proprietà della Casa Reale dei Savoia. Secondo le fonti, fu Vittorio Emanuele II a sceglierla come residenza estiva per il figlio, il principe Oddone di Savoia, che ne fece la propria dimora di villeggiatura. La presenza dei Savoia conferma il prestigio che la villa continuava a esercitare anche dopo la stagione delle grandi famiglie genovesi.
Nel 1872 la proprietà passò al cavalier Patrone, e tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento entrò in possesso della famiglia Bombrini, da cui la villa prese il nome con cui è oggi più comunemente conosciuta. I Bombrini erano una famiglia di imprenditori strettamente legata alla nascente industria pesante genovese, e questo passaggio segna simbolicamente il momento in cui la dimora aristocratica comincia a intrecciare il proprio destino con quello delle grandi fabbriche del ponente.
La villa e le acciaierie: il Novecento industriale
Il Novecento trasformò radicalmente il paesaggio attorno alla villa. Cornigliano, un tempo borgo di ville e giardini affacciati sul mare, divenne nel corso del secolo uno dei cuori della siderurgia italiana. Le grandi aziende del settore acquisirono la dimora e la utilizzarono come sede dei propri uffici di rappresentanza, in un singolare contrasto tra gli stucchi settecenteschi e il rumore degli altiforni che la circondavano.
Le fonti registrano una successione di proprietà industriali che scandisce le tappe della grande siderurgia genovese: l’Ansaldo compare come proprietaria intorno al 1928; seguirono, secondo la documentazione disponibile, Sidermec (1951) e Cornigliano S.p.A. (1952), confluita poi nell’Italsider nel 1961 attraverso la fusione con l’ILVA. Per decenni, dunque, la villa fu il volto “nobile” del colosso siderurgico, gli uffici dove si firmavano contratti mentre, poco distante, lavoravano migliaia di operai.
Un episodio più antico spiega come mai la villa, oggi, non guardi più direttamente verso il mare: la costruzione della ferrovia Genova-Voltri nel 1856 aveva interrotto il collegamento diretto della dimora con la costa, anticipando di qualche decennio quella radicale trasformazione del fronte mare che l’industria avrebbe poi portato a compimento. La villa, immagini d’archivio alla mano, è stata a lungo letteralmente sovrastata dalle strutture delle fabbriche e dai gasometri, isola di pietra settecentesca in un mare di acciaio.
Il parco e la rinascita “Per Cornigliano”
Con la dismissione progressiva degli impianti siderurgici e l’avvio del piano di riqualificazione del quartiere, la villa ha conosciuto una seconda vita. Dal 2008 è di proprietà della società “Per Cornigliano”, l’ente costituito per accompagnare la riconversione dell’ex area industriale e restituire al quartiere spazi pubblici e funzioni civili.
Il parco che circonda la dimora, esteso per circa 6.000 m², è stato restaurato e riaperto al pubblico nel 2009. Dopo decenni in cui era stato inaccessibile e schiacciato dalle fabbriche, è tornato a essere un giardino fruibile, un raro spazio verde in un quartiere a lungo dominato dal cemento e dall’acciaio. Affacciato sul ponente genovese, il parco è oggi cornice di mostre, concerti, spettacoli e conferenze, e rappresenta uno dei segni più tangibili della rinascita di Cornigliano.
La villa stessa è tornata a vivere come spazio culturale e istituzionale. Le fonti la indicano come sede della Genova Liguria Film Commission e luogo di eventi musicali, teatrali, fieristici ed espositivi. La sua funzione è dunque oggi mista: da un lato uffici e attività istituzionali, dall’altro un calendario di iniziative culturali aperte alla città.
Cornigliano, le ville e il mare perduto
Per comprendere appieno il significato di Villa Durazzo-Bombrini occorre immaginare la Cornigliano del Settecento, profondamente diversa da quella di oggi. Prima dell’avvento dell’industria pesante, il borgo era una delle località di villeggiatura predilette dall’aristocrazia genovese: una fascia di colline e di piane affacciate sul Tirreno, punteggiate di dimore signorili circondate da giardini, agrumeti e terrazzamenti. Le grandi famiglie – i Durazzo tra le prime – vi costruivano residenze estive dove sfuggire alla calura e alla densità della città murata, in un paesaggio che molti viaggiatori del Grand Tour descrissero come uno dei più ameni della Riviera.
In questo contesto la villa dei Durazzo si inseriva come una delle dimore più ambiziose, distinta dalle altre proprio per quella scelta “alla francese” che ne faceva un unicum. La corte d’onore, il parco digradante verso la costa, l’apertura verso il mare: tutto era pensato per dialogare con il paesaggio. La frattura arrivò nell’Ottocento e si consumò nel Novecento. La ferrovia del 1856 fu il primo taglio; poi la decisione di insediare a Cornigliano un grande polo siderurgico cancellò quasi completamente il fronte mare, riempiendo di banchine, capannoni e altiforni quella che era stata una delle più belle spiagge del ponente. La villa, sopravvissuta, divenne testimone silenziosa di questa metamorfosi.
Oggi che il ciclo industriale si è chiuso e il quartiere cerca un nuovo equilibrio, la dimora assume un valore quasi simbolico: ricorda che il ponente genovese non è soltanto archeologia industriale, ma conserva, sotto la patina del Novecento, una stratificazione di storie nobiliari, artistiche e paesaggistiche che vale la pena riscoprire.
Visita e informazioni pratiche
Villa Durazzo-Bombrini si trova in via Lodovico Antonio Muratori, nel quartiere di Cornigliano, nel ponente cittadino. La sua posizione la rende facilmente raggiungibile dalla viabilità del ponente e dai mezzi pubblici che servono il quartiere; la stazione ferroviaria di Cornigliano si trova a breve distanza.
L’accesso alla villa e al parco è legato in larga parte alla programmazione culturale: trattandosi di una sede istituzionale che ospita eventi, mostre e iniziative, gli orari di apertura possono variare a seconda della stagione e del calendario in corso. Per questo motivo è consigliabile verificare di volta in volta le aperture e gli appuntamenti in programma. La visita al parco, gratuita quando aperto, è l’occasione migliore per cogliere il contrasto – oggi pacificato – tra l’eleganza settecentesca della dimora e la memoria industriale del quartiere che la circonda.
Chi raggiunge Cornigliano per Villa Durazzo-Bombrini scopre una pagina poco nota e affascinante della storia di Genova: quella di un ponente che è stato, nello stesso luogo e a poche generazioni di distanza, buen retiro dell’aristocrazia, residenza di un principe sabaudo e cuore pulsante dell’industria pesante italiana. Pochi edifici riassumono con altrettanta evidenza tre secoli di trasformazioni cittadine: la villa è oggi, a tutti gli effetti, un monumento alla resilienza e alla capacità di reinventarsi di un intero quartiere.