🇮🇹 IT/EN 🇬🇧
Home

Teatro Carlo Felice: il teatro lirico di Genova fra Barabino e Aldo Rossi

⭐ 4.7 · 3570 recensioni

Affacciato sul fianco di piazza De Ferrari, alle spalle del Palazzo Ducale e a un passo dal cuore del centro, il Teatro Carlo Felice è il principale teatro lirico di Genova e una delle più importanti fondazioni musicali italiane. La sua storia attraversa due secoli di vita cittadina: nato nel 1828 con la firma di Carlo Barabino, distrutto dai bombardamenti dell’ultima guerra, ricostruito a fatica solo nel 1991 dopo un lungo travaglio progettuale che coinvolse Carlo Scarpa, Aldo Rossi, Ignazio Gardella e Fabio Reinhart, oggi è il punto fermo della stagione lirica e sinfonica genovese, con una sala principale da duemila posti e un auditorium di duecento.

Dove si trova

L’ingresso storico è sul fianco di piazza De Ferrari, il salotto urbano della Genova ottocentesca; il civico tecnico è in Passo Eugenio Montale 4, 16121 Genova, sul lato che guarda verso il Palazzo Ducale. La posizione è centralissima: dieci minuti a piedi dalla stazione di Genova Brignole, quindici dal Porto Antico, un quarto d’ora dalla Cattedrale di San Lorenzo e dai Caruggi.

Per chi arriva con la metropolitana, la fermata De Ferrari esce esattamente in piazza, a meno di cento metri dall’ingresso. La Galleria Mazzini, il passage ottocentesco che attraversa l’isolato del teatro, è uno degli accessi più scenografici al teatro venendo da via Roma. La zona è densa di servizi: ristoranti, caffè storici, librerie, e — per chi visita Genova — è il vero punto di partenza per qualsiasi itinerario nel centro storico.

Le origini: il concorso del 1825 e Carlo Barabino

Il teatro nacque per volontà del Senato di Genova, nei primi anni del Regno di Sardegna sabaudo. Il concorso d’architettura fu bandito nel 1825 e vinto da Carlo Barabino, l’architetto neoclassico genovese che firmava in quegli stessi anni il Cimitero monumentale di Staglieno e ridisegnava buona parte del centro nuovo della città. La consulenza per il palcoscenico e per la curva della sala fu affidata a Luigi Canonica, già scenografo della Scala di Milano. La costruzione si concluse in soli tre anni.

L’inaugurazione avvenne il 7 aprile 1828, alla presenza del sovrano Carlo Felice di Savoia, re del Regno di Sardegna, e della consorte Maria Cristina di Borbone-Due Sicilie. Lo spettacolo inaugurale fu Bianca e Fernando di Vincenzo Bellini, scelta non casuale: Bellini era allora il giovane astro del melodramma italiano, e averlo a Genova in serata di gala sanciva l’ambizione del nuovo teatro a competere con i maggiori palcoscenici della penisola. Il teatro fu intitolato proprio a Carlo Felice, da cui prese — e tiene tuttora — il nome.

Bellini, Donizetti e l’Ottocento d’oro

Pochi giorni dopo l’inaugurazione, il 12 maggio 1828, il Carlo Felice ospitò la prima assoluta di Alina, regina di Golconda di Gaetano Donizetti: il giovane bergamasco era già una stella in ascesa, e Genova si guadagnò il privilegio di una sua prima esecuzione. Le due date — Bellini in aprile, Donizetti in maggio — ancorarono fin da subito il teatro nel circuito delle prime nazionali del melodramma italiano, accanto a Milano, Napoli, Venezia e Parma.

Nei decenni successivi il teatro si dotò delle innovazioni tecniche dell’epoca: l’illuminazione a gas arrivò nel 1852, e quella elettrica nel 1892 — ciascuna delle due in linea con i migliori standard internazionali del momento. Il calendario alternava la stagione lirica autunnale-invernale alle stagioni di danza e ai concerti sinfonici, e il foyer divenne uno dei salotti pubblici più ambiti della città borghese.

La distruzione bellica e i lunghi cantieri (1944-1991)

Durante la Seconda guerra mondiale il teatro fu colpito due volte dai bombardamenti, che ne distrussero in larga parte solai e carpenteria, lasciando in piedi le sole murature perimetrali. La ricostruzione si rivelò uno dei casi più lunghi e tormentati dell’architettura italiana del Novecento.

Un primo concorso fu bandito nel 1946 e vinto nel 1950 dall’architetto Paolo Antonio Chessa, ma il progetto restò lettera morta e venne accantonato nel 1963. L’incarico passò allora a Carlo Scarpa, fra i maestri assoluti dell’architettura italiana del Novecento, che vi lavorò dal 1963 al 1977 senza mai vedere la cosa realizzata: morì nel 1978, lasciando un corpus di disegni che resta oggi una delle pagine più studiate della sua opera incompiuta. Solo nel 1981 fu indetto un nuovo concorso-appalto, vinto nel 1984 dalla Mario Valle s.p.a. con un raggruppamento di architetti che univa Aldo Rossi, Ignazio Gardella e Fabio Reinhart. La posa della prima pietra avvenne il 7 aprile 1987, esattamente nel giorno del 159° anniversario dell’inaugurazione originaria.

Il progetto Rossi-Gardella e la riapertura del 1991

Il teatro come si vede oggi è il frutto del progetto congiunto Rossi-Gardella-Reinhart, condotto a compimento dopo cinquant’anni di interruzione: il 18 ottobre 1991 il sipario si riaprì con Il Trovatore di Giuseppe Verdi. La scelta del titolo verdiano fu di nuovo una dichiarazione d’identità: dopo Bellini per l’inaugurazione del 1828, Verdi per quella del 1991.

L’edificio ricostruito conserva le murature ottocentesche di Barabino e il pronao originale con le colonne, sotto cui troneggia la statua del Genio dell’Armonia, scolpita da Giuseppe Gaggini nel 1824 (l’originale è oggi conservato nella chiesa di Sant’Agostino, in piazza Renato Negri). All’interno, gli architetti del Novecento hanno disegnato una sala radicalmente nuova: non più la pianta rettangolare con due ordini di balconate dell’Ottocento, ma una cavea a gradinate concentriche di concezione contemporanea, calibrata acusticamente per il repertorio lirico e sinfonico.

Le sale e i palcoscenici

Il teatro ospita due spazi principali: la sala grande, da circa 2.000 posti, dedicata alla stagione lirica, alla danza e ai grandi concerti sinfonici; e l’auditorium, da circa 200 posti, riservato a recital, formazioni cameristiche, prove aperte e iniziative didattiche. La sala grande è disegnata come una cavea con balconate concentriche, palchetti laterali e galleria, in modo da garantire visuale e acustica ottimali a tutti i settori.

Sul lato tecnico, il complesso dispone di quattro palcoscenici: quello principale visibile in sala, un palcoscenico dorsale alle sue spalle e due ulteriori palcoscenici nei piani inferiori. Questa configurazione, una delle più articolate d’Italia, permette di tenere in cantiere più produzioni in parallelo, ruotando rapidamente le scenografie fra sera e sera durante la stagione. Il foyer e i livelli superiori sono percorribili al pubblico nei momenti precedenti gli spettacoli e durante gli intervalli.

Il Genio dell’Armonia e la facciata su De Ferrari

Vista da piazza De Ferrari, la facciata del Carlo Felice presenta il pronao a sei colonne di gusto neoclassico, sormontato dalla statua del Genio dell’Armonia: una figura alata che regge la lira, opera di Giuseppe Gaggini del 1824. La statua che si vede oggi è una copia: l’originale, infatti, è stato trasferito alla chiesa di Sant’Agostino, oggi parte del Museo di Sant’Agostino, dove è esposto fra le sculture genovesi dell’Otto-Novecento.

Il dialogo fra l’esterno barabiniano e l’interno novecentesco è una delle peculiarità più discusse del progetto: chi entra in sala dopo aver attraversato il pronao classico non ritrova il decoro ottocentesco di stucchi e ori, ma un volume contemporaneo, severo, di matrice quasi neoclassica reinterpretata. È una doppia natura che divide ancora oggi gli amanti dell’architettura genovese e che ha trasformato il Carlo Felice in un caso di studio nelle scuole di architettura.

Andare al Carlo Felice: stagione, biglietti, atmosfera

La stagione del Carlo Felice si articola tipicamente in lirica e danza nei mesi tra ottobre e maggio, con concerti sinfonici e progetti speciali distribuiti lungo l’anno. Gli spettacoli serali iniziano in genere fra le 20 e le 20.30, con repliche pomeridiane domenicali per molti titoli. La biglietteria è aperta dal lunedì al sabato in fascia mattutina e pomeridiana fino all’inizio dello spettacolo nelle giornate di rappresentazione; la domenica resta chiusa salvo le serate con replica.

Il sito ufficiale e i canali della Fondazione Teatro Carlo Felice raccolgono cartellone, abbonamenti, riduzioni per under 30 e per scuole, e gli appuntamenti collaterali — incontri con compositori, prove aperte, lezioni-concerto. Per chi visita Genova senza esperienza di teatro lirico, il Carlo Felice è un buon ingresso al genere: il livello produttivo è alto, la sala è acusticamente lavorata, e la centralissima posizione su piazza De Ferrari permette di costruire facilmente una serata fra cena nei caruggi e spettacolo. Il consiglio per la prima volta è arrivare almeno mezz’ora prima dell’inizio, per godersi il foyer e la salita a balcone — il punto da cui la sala si vede meglio.

Cosa c’è vicino

Il Carlo Felice è incastonato in uno degli isolati più ricchi di Genova: a ridosso della facciata sta il Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, una pinacoteca da non perdere per chi ama la pittura genovese dal Cinque all’Ottocento; pochi passi più in là, la Galleria Mazzini, il passage ottocentesco coperto a vetri, allinea librerie storiche, gallerie d’arte e un nucleo di botteghe storiche di Genova.

Per una sosta gastronomica prima o dopo lo spettacolo, la zona offre alcuni indirizzi di carattere: Pissimbono per uno spuntino tipico nelle vicinanze, le Le Delizie di San Matteo per una bottega alimentare di qualità, Jenoir come opzione serale per un drink. Per lo shopping di lusso o anche solo per la passeggiata, Via Roma e Via XXV Aprile formano il salotto storico cittadino, a un minuto di cammino. Chi pianifica una giornata di musei può infine considerare la Genova Museum Card: dà accesso integrato ai principali poli culturali del centro storico.

Tra l’eredità di Barabino, la maledizione della guerra e il riscatto di Rossi e Gardella, il Teatro Carlo Felice è qualcosa di più di una sala lirica: è uno dei luoghi in cui Genova racconta meglio la propria storia recente. Andarci una sera di stagione — anche solo per un concerto sinfonico, anche solo per la prima volta — è uno dei modi più ricchi per chiudere una giornata in città.

← Torna alla Guida di Genova
Ospitiamo per Passione dal 2015

La tua Genova ti aspetta.

Prenota una delle nostre Dimore nel cuore della città — al miglior prezzo, direttamente.