È una delle piazze più singolari di Genova, e probabilmente l’angolo medievale meglio conservato della città. Piccola, sopraelevata di alcuni gradini rispetto al livello stradale, circondata da magnifici palazzi gotici con facciate a strisce bianche e nere e archi ogivali, Piazza San Matteo è il cuore antico del borgo dei Doria — la potente famiglia patrizia che dominò la Repubblica per cinque secoli. Sulla piazza si affacciano i palazzi di Lamba Doria (l’ammiraglio della Battaglia di Curzola 1298), Domenicaccio Doria, Giorgio Doria, Checco Quartara (con uno dei più apprezzati portali rinascimentali della città), e di Andrea Doria (donato dal Senato della Repubblica nel 1528 dopo la liberazione di Genova dai francesi). Al centro la Chiesa di San Matteo — chiesa gentilizia della famiglia, fondata nel 1125. L’effetto di “salto indietro nel tempo” è garantito: pochi spazi in Italia conservano un’integrità medievale paragonabile.
Dove si trova
L’indirizzo è Piazza San Matteo, 16123 Genova, nel cuore del centro storico fra Cattedrale di San Lorenzo e Strada Nuova. Si raggiunge con piccole salite pedonali da via San Lorenzo, da via degli Orefici o da Sottoripa. La piazza è raccolta, lievemente sopraelevata di alcuni gradini rispetto al livello stradale circostante, e dà subito un senso di “spazio nascosto” rispetto alla città circostante.
A piedi: tre minuti dalla Cattedrale di San Lorenzo, cinque dal Palazzo Ducale, cinque dalla Galleria Spinola, otto dal Porto Antico. La fermata De Ferrari della metropolitana è a 350 metri.
L’accesso alla piazza è libero, sempre, gratuito. Non ci sono biglietti né orari — è uno spazio pubblico permanentemente accessibile.
I Doria: la famiglia che diede il nome alla piazza
I Doria erano una delle quattro grandi famiglie dell’aristocrazia genovese (insieme a Spinola, Grimaldi e Fieschi). Originari di Oneglia (nella Riviera di Ponente), si erano stabiliti a Genova nell’alto Medioevo e avevano costruito attorno a quella che oggi si chiama Piazza San Matteo un vero borgo familiare: case, palazzi, torri di avvistamento, magazzini, e — al centro — la chiesa di famiglia.
Per cinque secoli i Doria furono una delle famiglie più potenti d’Europa: armatori, banchieri, condottieri, ammiragli. La loro storia si intreccia con quella della Repubblica genovese in modo inseparabile — più che ogni altra famiglia, i Doria sono la storia di Genova fra Tre e Settecento.
La piazza sopraelevata: lo spazio del borgo
La piazza è sopraelevata di alcuni gradini rispetto al livello stradale circostante. Questa sopraelevazione non è casuale: serviva a marcare visivamente la transizione fra lo spazio pubblico della città (le strade, i caruggi) e lo spazio semi-privato della famiglia. Salendo i gradini, il visitatore medievale entrava simbolicamente nel “territorio” dei Doria — pur restando in un’area accessibile a tutti, era chiaro che lo spazio era controllato, gestito, abitato dalla famiglia.
L’effetto è ancora oggi percepibile: salire i gradini di San Matteo dà un’immediata sensazione di entrata in uno spazio “altro” — più raccolto, più intimo, separato dal flusso della città circostante.
I palazzi gotici a strisce bianche e nere
I palazzi che circondano la piazza sono tutti caratterizzati dal paramento murario a strisce orizzontali bianche e nere — alternanza di marmo bianco (di Carrara) e pietra nera (di Promontorio, una località ligure). È la stessa tecnica della Cattedrale di San Lorenzo e di alcuni altri edifici medievali di Genova, ed è una caratteristica del romanico-gotico ligure che riflette la disponibilità locale di entrambi i materiali.
Le facciate hanno tutte archi ogivali a sesto acuto (caratteristica gotica) sui portici e sulle finestre del piano terra, e finestre bifore o trifore agli ordini superiori. Alcune hanno conservato gli intonaci dipinti originari (in alcuni casi con effetti di finto bugnato dipinto), in altri casi i restauri ottocenteschi e novecenteschi hanno rivelato la pietra a vista.
Tra i palazzi più importanti della piazza:
Palazzo di Lamba Doria (numero 15)
Lamba Doria (Genova c.1245 — c.1323) fu l’ammiraglio della flotta genovese che sconfisse i Veneziani nella Battaglia di Curzola del 1298 — una delle vittorie navali più importanti della storia genovese, che vide come prigioniero (secondo la tradizione) anche un giovane Marco Polo. Il suo palazzo qui in piazza San Matteo è uno dei più ricchi di racconti storici della città, ed è ancora oggi visibile nelle sue forme gotiche originali.
Palazzo Domenicaccio Doria (numero 16)
Appartenente a un altro ramo della famiglia. Mantenute le facciate gotiche originali, restaurate nel Novecento.
Palazzo Giorgio Doria (numero 17)
Conserva una delle facciate gotiche meglio conservate della piazza, con archi ogivali del piano terra e finestre bifore degli ordini superiori. Le strisce bianche e nere sono particolarmente nette.
Palazzo Checco Quartara (numero 12)
Ha un portale rinascimentale fra i più apprezzati della città — opera di scultori genovesi del Cinquecento, decorato con motivi classici, festoni, mascheroni. È un esempio della trasformazione di alcuni palazzi gotici in chiave rinascimentale durante il Cinquecento, mantenendo però l’impianto medievale generale.
Palazzo Andrea Doria (numero 14)
Il palazzo più ricco di significato storico della piazza, ed è quello a cui si lega l’evento decisivo della Genova rinascimentale.
Nel 1528, in cambio della liberazione di Genova dai francesi (che avevano occupato la città a partire dal 1499), Andrea Doria (Oneglia 1466 — Genova 1560) viene riconosciuto dal Senato della Repubblica come il liberatore della patria. Insieme alla riforma costituzionale che istituisce il dogato a tempo determinato (i Dogi durano due anni anziché a vita) — riforma che porta il nome di Andrea Doria — il Senato gli dona il palazzo di Piazza San Matteo come riconoscimento materiale della sua opera.
Andrea Doria abitava già a Palazzo del Principe (in zona Prè-Faro), che resta sua residenza principale. Ma il palazzo donatogli a San Matteo simboleggia il riconoscimento da parte della Repubblica, e diventa parte del patrimonio del ramo “Doria” della famiglia per i secoli successivi.
L’atmosfera della piazza
L’effetto di “salto indietro nel tempo” garantito dalla piazza è uno degli aspetti più singolari della visita. La sequenza di archi ogivali a sesto acuto che corre lungo i portici, il pattern orizzontale delle strisce bianche e nere, l’altezza relativamente uniforme dei palazzi (tre-quattro piani), l’assenza di edifici moderni — tutto contribuisce a creare un microcosmo medievale di rara intensità.
La luce — particolarmente nelle ore del primo mattino e del tardo pomeriggio — gioca un ruolo importante: il sole basso accentua il contrasto fra le strisce bianche (che brillano) e le strisce nere (che restano in ombra), creando un effetto grafico potente che è di grande impatto fotografico.
La piazza è poco frequentata dai flussi turistici principali (che si concentrano fra Cattedrale, Palazzo Ducale e Porto Antico), e quindi conserva un carattere di scoperta: chi vi arriva per la prima volta resta colpito dall’integrità del luogo. Vi sono uno o due bar sotto i portici dei palazzi, dove ci si può fermare per un caffè in un’atmosfera particolare.
La Chiesa di San Matteo: il cuore religioso del borgo
Al centro della piazza — sopraelevata anch’essa rispetto al pavimento — si erge la Chiesa di San Matteo, fondata nel 1125 dal benedettino Martino Doria e ricostruita in chiave gotica nel 1278 con la stessa facciata a strisce bianche e nere dei palazzi circostanti — l’unione visiva fra la chiesa di famiglia e i palazzi familiari era totale.
La chiesa, nel 1543-1547, viene trasformata in chiave manieristica da Giovanni Angelo Montorsoli (allievo di Michelangelo) per volere di Andrea Doria, che vi viene sepolto nel 1560. La sua tomba si trova nella cripta sotto il coro, insieme alla Gran Spada d’Onore donatagli da papa Paolo III nel 1546.
La visita alla chiesa è il complemento naturale della visita alla piazza, e insieme creano l’esperienza completa del borgo dei Doria.
Storia e leggende
La piazza è ricca di aneddoti e leggende. Una delle più note è quella del “impiccato con la corda d’oro” — una storia medievale (riportata in numerose cronache popolari genovesi) di un ladro nobile che venne giustiziato sotto la chiesa di San Matteo con una corda dorata, in segno di riguardo per il suo rango sociale. È una leggenda — non documentata storicamente — ma fa parte del folklore della piazza.
I palazzi della piazza sono stati oggetto di studi e restauri dal Novecento in poi. Le indagini archeologiche hanno confermato la presenza di strutture medievali ancora più antiche sotto i palazzi attuali (probabilmente risalenti al XII-XIII secolo, contemporanee della prima chiesa di San Matteo), incorporate nelle ricostruzioni gotiche del Duecento.
Informazioni pratiche
Accesso: la piazza è completamente pubblica e gratuita, accessibile 24 ore su 24. Non ci sono restrizioni di orario.
Visite guidate: il Borgo dei Doria è oggetto di numerose visite guidate organizzate da associazioni culturali genovesi, dal FAI (Giornate di Primavera/Autunno), e da agenzie turistiche. La visita combinata di piazza + chiesa di San Matteo + cripta dura circa 45 minuti.
Norme: comportamento sobrio, soprattutto nei pressi della chiesa durante le funzioni. Foto consentite (è uno dei luoghi più fotografati di Genova).
Cosa c’è intorno
Piazza San Matteo è in posizione centralissima. A pochi minuti a piedi: la Cattedrale di San Lorenzo (3 minuti), la Galleria Spinola (5 minuti), il Palazzo Ducale (5 minuti), i Musei di Strada Nuova (7 minuti). Verso il porto in 8-10 minuti l’Acquario, il Bigo+Biosfera.
Per chi vuole costruire un itinerario sui Doria: piazza San Matteo + Chiesa di San Matteo (mattina) → Palazzo del Principe a Prè (residenza di Andrea Doria, oggi visitabile su prenotazione) → Palazzo Doria-Tursi in via Garibaldi (sede del Comune e del Cannone di Paganini, originariamente del ramo Tursi della famiglia Doria, pomeriggio).
Per pranzo o cena nei caruggi vicini: Sa Pesta, Antica Sciamadda, Marescotti in via Fossatello, Klainguti in piazza Soziglia. Per aperitivo: Les Rouges in piazza Campetto.