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Cimitero Monumentale di Staglieno

📍 Staglieno ⭐ 4.5 · 549 recensioni

È il monumento più sottostimato di Genova dai viaggiatori italiani, ma da almeno un secolo i grandi viaggiatori europei sanno che è uno dei luoghi imperdibili della città. Il Cimitero Monumentale di Staglieno, definito da Ernest Hemingway “una delle meraviglie del mondo”, visitato e descritto da Mark Twain (The Innocents Abroad 1869) e dal filosofo Friedrich Nietzsche (frequentatore assiduo negli anni 1880), è un vero museo a cielo aperto della scultura europea fra Ottocento e Novecento. Progettato da Carlo Barabino nel 1835, completato dall’allievo Giovanni Battista Resasco e aperto al pubblico il 2 gennaio 1851, ospita 33 ettari di porticati neoclassici, cappelle in stile gotico, neo-egizio, mesopotamico, liberty, oltre 1.500 sepolture monumentali firmate dai principali scultori italiani del periodo (Monteverde, Bistolfi, Rivalta, Orengo). Vi sono sepolti Giuseppe Mazzini, Constance Lloyd Wilde (moglie di Oscar Wilde), Fabrizio De André, e migliaia di personaggi della storia genovese e italiana. Visita gratuita, aperto tutti i giorni.

Dove si trova

L’indirizzo è Piazzale Resasco 2, 16137 Genova, nella Val Bisagno, a circa 4 km dal centro storico (15 minuti in auto, 25-30 in autobus dal centro). Il cimitero occupa un’ampia conca alle pendici della collina di Staglieno, sulla riva destra del Bisagno.

Come arrivarci:

  • Bus AMT: linee 12, 14, 34, 48 — fermata “Cimitero di Staglieno” o “Piazzale Resasco” (frequenza 5-15 minuti, percorso 15-25 minuti dal centro);
  • Auto: parcheggio gratuito al Piazzale Resasco (accesso da via Bobbio o da via Gavotti);
  • A piedi dalla stazione di Brignole: 30-35 minuti percorrendo via Tortona, via Canevari, via Bobbio (passeggiata possibile per chi cerca un’uscita di mezza giornata).

Il cimitero è ancora cimitero attivo (vi si svolgono sepolture e funerali). Per i visitatori è disponibile all’ingresso una mappa gratuita con i percorsi consigliati e l’indicazione delle sepolture più importanti. Per chi vuole approfondire, il personale dell’Ufficio Cimitero Monumentale organizza visite guidate tematiche (su prenotazione, anche per gruppi).

L’origine: l’Editto di Saint-Cloud e Carlo Barabino

Il cimitero nasce da un atto legislativo francese: l’Editto di Saint-Cloud del 12 giugno 1804, emanato da Napoleone Bonaparte, vieta in tutto l’Impero le sepolture all’interno delle chiese e dei centri abitati per ragioni igieniche. L’editto rimane in vigore anche dopo la Restaurazione (1815) e impone alle città di costruire cimiteri extra-urbani.

A Genova, dopo decenni di sepolture provvisorie nei primi cimiteri suburbani (Manesseno, Carbonara), il Comune decide nel 1835 di realizzare un grande cimitero monumentale che fosse anche una “città dei morti” degna della grande città dei vivi. Il progetto viene affidato a Carlo Barabino (1768-1835), il principale architetto neoclassico della città, autore del Teatro Carlo Felice (1828), del Cimitero di San Benigno, di numerosi palazzi e infrastrutture pubbliche.

Barabino progetta un cimitero monumentale e classico, su pianta a croce greca, con grandi porticati neoclassici destinati alle sepolture aristocratiche e borghesi. Lo spazio centrale doveva ospitare un grande edificio civico — un Pantheon — sul modello del Panthéon di Parigi. Ma Barabino muore nel 1835, vittima dell’epidemia di colera che colpisce la città in quei mesi. Non vede neanche l’inizio dei lavori.

Giovanni Battista Resasco e l’apertura (1851)

Il progetto passa al collaboratore e allievo di Barabino, Giovanni Battista Resasco (Genova 1798 — 1872), architetto comunale che lavora al cimitero dal 1835 fino alla sua morte. Resasco eredita il disegno di Barabino e lo rivisita: mantiene l’impianto neoclassico generale ma rinuncia al Pantheon centrale a favore di un’aula minore, semplifica alcuni moduli decorativi, organizza in modo più funzionale i porticati.

I lavori procedono dal 1844 con difficoltà tecniche e finanziarie (la zona è collinare, con terreno argilloso, difficile da fondare). Il cimitero viene aperto al pubblico il 2 gennaio 1851 — la data convenzionale di nascita di Staglieno. Il piazzale d’accesso è oggi intitolato a Resasco (Piazzale Giovanni Battista Resasco), riconoscimento del suo ruolo decisivo nel completamento dell’opera.

Nel corso dei decenni successivi il cimitero viene esteso più volte: aggiunti i Boschetti (l’area verde a monte del cimitero monumentale), il Campo dei Soldati, le sezioni evangeliche e israelitiche, il moderno Cimitero Nuovo. Oggi l’intero complesso copre 33 ettari.

Un’enciclopedia di stili: dal neoclassico al liberty

Quello che rende Staglieno unico al mondo è la varietà degli stili architettonici e scultorei rappresentati nelle migliaia di sepolture monumentali. Le grandi famiglie genovesi del Sette-Ottocento — armatori, banchieri, industriali, politici — gareggiarono per oltre un secolo nel commissionare cappelle e statue agli scultori e architetti più rinomati del tempo, in stili che riflettevano il gusto cosmopolita della borghesia europea:

  • Neoclassico: lo stile dominante delle prime sepolture (1850-1870), in linea con il progetto di Barabino-Resasco. Colonne doriche, frontoni triangolari, statue in marmo con drappeggi classici.
  • Eclettico: dai primi anni Settanta dell’Ottocento, con citazioni storiche multiple (gotico, bizantino, neo-egizio, neo-mesopotamico, neo-medievale).
  • Realismo borghese: dagli anni 1880 una scultura più realistica e narrativa, con i defunti rappresentati nei loro abiti contemporanei, in scene di vita quotidiana o di affetti familiari. È lo stile che caratterizza alcune delle sculture più famose del cimitero (Giulio Monteverde è il maestro di questo filone).
  • Liberty / Art Nouveau: dalla fine dell’Ottocento ai primi del Novecento (1890-1915), forme fluide, soggetti femminili allegorici, simbolismi ermetici. Lo scultore-firma di questo periodo a Staglieno è Leonardo Bistolfi.
  • Decò e Razionalismo: tra le due guerre, sepolture più sobrie con riferimenti modernisti.

Il percorso di visita classico si svolge lungo i grandi porticati neoclassici — il Porticato Inferiore di Levante, il Porticato Superiore di Ponente, il Porticato Semicircolare — che sono di per sé una camminata in un’enciclopedia della scultura ottocentesca italiana.

I capolavori della scultura

Tra le sculture più importanti, immancabili in ogni visita:

“Statua della Fede” di Giulio Monteverde, tomba Oneto (1882) — una delle sculture più riprodotte del cimitero, capolavoro del realismo borghese. La Fede, dolcemente piegata sulla croce con espressione di profonda mestizia, è raffigurata come una giovane donna borghese del periodo — non come una santa o un’allegoria astratta. Giulio Monteverde (Bistagno 1837 — Roma 1917) era uno dei più importanti scultori italiani del periodo, formato a Roma e attivo a Torino. La statua, posta davanti al sepolcro della famiglia Oneto, è considerata uno dei manifesti del realismo scultoreo dell’Ottocento europeo.

“La Venditrice di Noccioline” di Lorenzo Orengo, tomba Campodonico (1881) — una delle storie più toccanti del cimitero. Caterina Campodonico era una venditrice ambulante di noccioline e collane di noccioline al Santuario di Nostra Signora della Guardia. Risparmiando in vita ogni soldo, riuscì a commissionare la propria statua funeraria mentre era ancora viva, e a pagarla per intero. Lo scultore Lorenzo Orengo la ritrae in piedi, in abiti popolari del periodo, con le sue collane di noccioline in mano e l’espressione fiera. È la rappresentazione di una donna del popolo realizzata con la stessa cura che si dedicava ai patrizi — una rivendicazione di dignità popolare unica nella scultura funeraria europea dell’Ottocento.

Tomba di Erminia Cambiaso di Gian Battista Villa (1880) — uno dei più celebri esempi del realismo lugubre, con la donna ritratta nell’agonia.

Statue di Leonardo Bistolfi: lo scultore casalese (Casale Monferrato 1859 — La Loggia 1933) è uno dei massimi esponenti del Liberty italiano. A Staglieno ha realizzato diverse sepolture, fra cui la celebre “Sfinge” della tomba Bauer e l’“Angelo della Resurrezione”.

Sculture di Augusto Rivalta, Eugenio Baroni, Edoardo Alfieri, Vittorio Lavezzari, Demetrio Paernio e di centinaia di altri scultori italiani e europei attivi fra Otto e Novecento.

Le sepolture illustri

Il cimitero è anche una memoria storica della città e del Risorgimento italiano. Tra i sepolti illustri:

Giuseppe Mazzini (Genova 22 giugno 1805 — Pisa 10 marzo 1872) — il padre del Risorgimento italiano e uno dei pensatori politici più influenti dell’Ottocento europeo. Il suo mausoleo, progettato dall’architetto Pasquale Castagnola nel 1877, è in stile neoclassico severo, con due grandi colonne doriche che incorniciano l’ingresso e una semplice iscrizione: “GIUSEPPE MAZZINI”. Nessun panegirico, nessuna allegoria: la sobrietà repubblicana e democratica che il Mazzini stesso aveva incarnato in vita. Il mausoleo si trova nella zona del cimitero detta “Pantheon laico”, dove sono sepolti diversi grandi personaggi del Risorgimento e dell’Italia liberale.

Constance Lloyd Wilde (Dublino 1858 — Genova 1898) — la moglie di Oscar Wilde. Constance morì a Genova durante un viaggio nel 1898 in seguito a complicazioni di un’operazione spinale. La sua tomba, semplice ma dignitosa, è meta di visite costanti dei lettori e ammiratori di Wilde. Sulla lapide originaria era riportata l’iscrizione “Constance Mary, daughter of Horace Lloyd, Q.C.” — solo nel 1963, decenni dopo, fu aggiunta una croce con la dicitura “Wife of Oscar Wilde”.

Fabrizio De André (Genova 1940 — Milano 1999) — il cantautore genovese, una delle voci più amate della canzone italiana del Novecento. La tomba della famiglia Pratzer-De André si trova nella sezione Settore Bisagno del cimitero, in posizione raccolta. È una delle sepolture più visitate, con visitatori che lasciano fiori, biglietti e oggetti simbolici tutto l’anno (ciotole vuote, sigarette, libri).

Altri sepolti: Edoardo Sanguineti (poeta e critico letterario), Ferruccio Parri (politico antifascista, capo del Governo italiano nel 1945), Giorgio Caproni (poeta, in alcune fonti — la tomba ufficiale è a Roma), Govi (Gilberto Govi, attore comico genovese), numerosi partigiani della Resistenza nel sezione del Campo dei Soldati e nel Recinto dei Caduti, Luigi Tenco (cantautore, sepolto nel cimitero di Ricaldone Monferrato — non a Staglieno, contrariamente a quanto talvolta riportato).

Il Pantheon e i grandi spazi monumentali

Il Pantheon di Staglieno — costruito nella metà dell’Ottocento al centro del cimitero, sull’asse del piazzale Resasco — è l’edificio civile più imponente del complesso: una grande aula a pianta circolare con cupola, ispirata al Pantheon di Roma. Originariamente destinata a chiesa cimiteriale, oggi ospita anche eventi commemorativi e celebrazioni civili (in particolare nel periodo della commemorazione dei caduti della Resistenza, in aprile).

Il Porticato Semicircolare chiude il piazzale del Pantheon con una grande emiciclica di colonne doriche neoclassiche; sotto vi sono alcune delle sepolture più importanti delle famiglie aristocratiche genovesi della seconda metà dell’Ottocento. È uno spazio di grande suggestione, soprattutto nelle prime ore del mattino con la luce radente.

Visita pratica e percorso consigliato

Per una visita di 2-3 ore (tempo minimo per godere il cimitero in modo significativo), il percorso consigliato è:

  1. Ingresso dal piazzale Resasco, ritiro della mappa all’Ufficio Visitatori.
  2. Porticato Inferiore di Levante: prima passeggiata tra le sepolture neoclassiche e realiste, qui sono molte delle sculture più importanti (Statua della Fede di Monteverde, Venditrice di Noccioline di Orengo).
  3. Salita al Mausoleo Mazzini e al Pantheon laico.
  4. Visita al Pantheon centrale e al Porticato Semicircolare.
  5. Discesa al Porticato Superiore di Ponente, sezione delle sepolture liberty (Bistolfi, Baroni).
  6. Cimitero Inglese e Sezione Acattolica (sepoltura di Constance Lloyd Wilde).
  7. Sezione Bisagno per la sepoltura di De André.
  8. Eventuale escursione ai Boschetti in alto, area verde con sepolture più recenti e vista sulla città.

Il cimitero è frequentato la mattina più che il pomeriggio (quando l’ombra dei porticati rende difficile la fotografia e la lettura delle iscrizioni). La luce migliore per le foto è dalle 9:00 alle 11:30.

Visitatori illustri e impatto culturale

Staglieno è stato meta di visita per generazioni di intellettuali e artisti europei. Mark Twain visitò un cimitero genovese durante il viaggio mediterraneo del 1867 raccontato in The Innocents Abroad (1869): il capitolo dedicato a Genova descrive un grande cimitero colonnato in marmo, riconducibile a Staglieno, pur senza nominarlo esplicitamente.

Friedrich Nietzsche soggiornò a Genova diverse volte negli anni 1880 (per ragioni di salute) e visitò regolarmente il cimitero. Tra gli autori del Novecento lo hanno menzionato Thomas Hardy, Edward Bulwer-Lytton e Marguerite Yourcenar.

Nel Novecento il cimitero è stato studiato come capitolo essenziale della scultura europea fra Otto e Novecento da storici dell’arte come Federico Zeri, Eugenio Battisti, Annamaria Petrioli Tofani. Le sculture di Monteverde, Bistolfi, Orengo sono state esposte in mostre internazionali a Parigi, Londra, New York. Lo stesso cimitero è stato dichiarato “luogo del cuore” del FAI (Fondo Ambiente Italiano) a più riprese.

Informazioni pratiche

Orari: aperto tutti i giorni dalle 7:30 alle 17:00 (ore 7:30-16:00 in inverno, 7:30-18:00 in estate). Apertura anche in tutte le festività religiose e civili.

Biglietti: ingresso libero, gratuito. Le visite guidate organizzate dal Comune (su prenotazione) costano circa 8-10 euro a persona.

Contatti: telefono +39 010 5575175 (Ufficio Cimiteri Comunali), sito ufficiale staglieno.comune.genova.it. Mappa cartacea gratuita all’ingresso, con i percorsi tematici e l’indicazione delle sepolture più importanti.

Norme di rispetto: Staglieno è un cimitero attivo, dove ogni giorno si svolgono funerali. Si raccomanda comportamento sobrio: parlare a bassa voce, non fare picnic, evitare comportamenti rumorosi vicino ai funerali in corso. Le foto sono consentite, ma è proibito fotografare cerimonie funebri.

Cosa c’è intorno

Staglieno è in Val Bisagno, quartiere della prima periferia est della città. Non ci sono altre attrazioni turistiche nelle immediate vicinanze. Per costruire una giornata, si può abbinare la visita al cimitero con il ritorno verso il centro storico (15-25 minuti in autobus), dove le altre attrazioni sono concentrate. La maggior parte dei visitatori dedica una mezza giornata al cimitero (mattina) e l’altra mezza al centro (pomeriggio).

Per pranzo prima o dopo la visita, nei dintorni del cimitero non ci sono ristoranti rilevanti. Meglio tornare in centro: Sa Pesta, Zeffirino, I Tre Merli al Porto Antico, oppure le trattorie del centro storico (Trattoria da Maria, Trattoria da Genio). Se si vuole rimanere in zona Bisagno, l’Ostaietta in Marassi è la più vicina (15 minuti in auto o autobus).

Le altre attrazioni cittadine raggiungibili da Staglieno: Cattedrale di San Lorenzo, Palazzo Ducale, Musei di Strada Nuova, Palazzo Spinola, Acquario, Galata Museo del Mare, Lanterna — tutte raggiungibili in 20-30 minuti dal cimitero con autobus + qualche minuto a piedi.

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