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Genova sotto i caruggi: bunker, cisterne e la città invisibile

Sotto i caruggi di Genova si nasconde un'altra città: rifugi antiaerei, cisterne medievali, cunicoli tra i palazzi dei Rolli. Un viaggio verticale nella storia, verso il basso.

11 Luglio 2026 · 8 min lettura
Genova sotto i caruggi: bunker, cisterne e la città invisibile
Palickap, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Alle nove di mattina di un sabato di luglio, mentre il sole comincia già a scaldare le pietre di Vico dei Notari, un piccolo gruppo si raduna davanti a un portone che sembra uguale a mille altri. Nessuna insegna, nessun cartello turistico. Solo una porta di metallo verniciata di grigio, incassata in un muro che ha visto passare secoli. Chi vive a Genova da sempre ci passa davanti senza voltarsi. Eppure dietro quella porta comincia un altro mondo: gradini che scendono nel buio, l’aria che si fa più fresca a ogni metro, il rumore della città che si spegne piano piano come una radio a cui abbassano il volume.

Genova, si dice spesso, è una città verticale: sali le creuze, scendi le scalinate, prendi la funicolare per guadagnare quota sopra i tetti. Ma c’è una verticalità che va nella direzione opposta, verso il basso, ed è forse la più sorprendente. Sotto l’intrico dei caruggi, sotto le fondamenta dei palazzi dei Rolli, sotto l’asfalto che i turisti calpestano diretti a Via Garibaldi, esiste un’intera città nascosta fatta di cisterne, cunicoli e rifugi. Un doppio fondo urbano che racconta, forse meglio della superficie, cosa ha significato vivere qui nei secoli: difendersi dall’assedio, conservare l’acqua, sopravvivere ai bombardamenti.

I rifugi antiaerei: quando i caruggi diventarono un bunker

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Genova fu una delle città italiane più colpite dai bombardamenti alleati: il porto, i cantieri, le fabbriche IlVA e Ansaldo la rendevano un bersaglio strategico di primaria importanza. Per proteggere la popolazione, il centro storico e diversi quartieri furono attrezzati con una rete capillare di rifugi antiaerei, ricavati spesso dalle cantine dei palazzi o scavati ex novo nella roccia che sostiene la città vecchia. Oggi alcuni di questi spazi sono stati recuperati e resi visitabili grazie al lavoro di associazioni di volontari e appassionati di storia locale, che ne curano l’apertura periodica con visite guidate.

Galleria di un rifugio antiaereo scavata nella roccia con la luce in fondo al tunnel
Uno dei rifugi antiaerei scavati sotto il centro storico durante la Seconda Guerra Mondiale.

Rasevic, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Scendere in uno di questi rifugi significa trovarsi improvvisamente in un’altra epoca: le pareti conservano ancora le scritte a vernice con le indicazioni per l’areazione, le panche di cemento dove le famiglie aspettavano la fine dell’allarme, in alcuni casi persino i graffiti lasciati da chi passava lì le notti più lunghe. Non c’è nulla di scenografico o ricostruito: è tutto autentico, con quella patina di umidità e polvere che nessuna scenografia potrebbe imitare. Le guide che accompagnano questi percorsi — spesso storici locali o membri di associazioni di ricerca storica genovese — raccontano aneddoti che raramente trovano posto nei libri di scuola: il nome della sirena che avvisava del pericolo, il tragitto che le famiglie del quartiere facevano di corsa per raggiungere l’ingresso più vicino, la vita quotidiana sospesa tra la paura e l’abitudine.

Le cisterne: l’acqua sotto la città medievale

Prima ancora dei rifugi bellici, sotto il centro storico si sviluppò un sistema idraulico fatto di cisterne scavate nella roccia per raccogliere e conservare l’acqua piovana — una necessità vitale per una città densissima, stretta tra il mare e i monti, dove l’approvvigionamento idrico fu per secoli un problema cruciale. Alcune di queste cisterne, risalenti al periodo medievale, si trovano ancora sotto edifici storici dei caruggi, spesso inglobate nelle cantine di palazzi che oggi ospitano abitazioni private, negozi o piccoli musei.

Cisterna sotterranea scavata nella roccia con l'acqua raccolta nel bacino
Le cisterne medievali garantivano l’approvvigionamento idrico nel cuore della città antica.

Dominik Matus, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Ciò che colpisce di questi spazi non è tanto la loro grandezza — sono ambienti raccolti, a volte bassi, che costringono a camminare chinati — quanto la loro funzione silenziosa e continuativa: per secoli hanno garantito la sopravvivenza di interi isolati, in un tempo in cui l’acqua corrente era un lusso di pochi. Camminare tra queste volte scavate nella pietra, ancora percorse da un’umidità fresca anche nei mesi più caldi, restituisce un senso fisico di quanto fosse complessa e ingegnosa la Genova medievale, città mercantile che doveva risolvere da sola i problemi di approvvigionamento senza contare su un entroterra agricolo generoso.

I cunicoli e i passaggi tra i palazzi dei Rolli

Meno noti, ma altrettanto affascinanti, sono i cunicoli e i passaggi sotterranei che collegavano un tempo alcuni dei grandi palazzi del centro storico, quelli che oggi conosciamo come i palazzi dei Rolli, patrimonio UNESCO insieme alle Strade Nuove. Questi passaggi servivano a garantire comunicazioni riservate tra famiglie alleate, vie di fuga in caso di conflitti tra fazioni rivali, o semplicemente collegamenti pratici tra magazzini e residenze nobiliari. Non tutti sono accessibili oggi — molti sono murati, altri inglobati in cantine private — ma alcuni tratti sono stati recuperati e vengono inclusi in percorsi guidati tematici organizzati da associazioni culturali cittadine.

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Monumento · Centro Storico
Via Garibaldi e dintorni, Genova
variano da palazzo a palazzo, alcuni visitabili solo in occasione delle Giornate dei Rolli
gratuito o a pagamento a seconda del palazzo
I palazzi delle grandi famiglie genovesi, patrimonio UNESCO insieme alle Strade Nuove dal 2006, custodiscono ancora tracce di passaggi e cunicoli sotterranei.
Cunicolo voltato in mattoni che si perde nel sottosuolo del centro storico
I passaggi sotterranei collegavano un tempo i palazzi delle grandi famiglie genovesi.

Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Ciò che rende questi cunicoli particolarmente interessanti è il contrasto: sopra, i palazzi mostravano facciate dipinte, affreschi, scaloni monumentali pensati per stupire gli ospiti illustri in visita; sotto, la stessa aristocrazia mercantile costruiva vie di fuga pratiche, quasi clandestine, per momenti in cui lo sfarzo non serviva più a nulla. È un promemoria di quanto Genova, dietro l’eleganza dei Rolli, fosse anche una città di calcolo, prudenza e sopravvivenza politica.

“Non v’è forse in Italia città che a prima giunta faccia sopra i viaggiatori una più viva impressione di Genova.”

— Charles Dickens, Pictures from Italy, 1846

Perché quasi nessuno ci va

La ragione principale per cui questi luoghi restano sconosciuti anche a molti genovesi è semplice: non c’è segnaletica turistica, e gli accessi sono spesso porte anonime, prive di insegne vistose, gestite da associazioni di volontari che aprono solo in occasioni specifiche o su prenotazione. Non esiste un biglietto d’ingresso da comprare allo sportello come per un museo tradizionale: bisogna sapere quale associazione contattare, quali giornate sono previste, prenotare con anticipo. È un turismo che richiede un minimo di organizzazione, e questo — paradossalmente — è il suo pregio maggiore.

C’è poi un fattore psicologico: l’idea del sotterraneo, del bunker, evoca in molti un senso di disagio, quasi di violazione di uno spazio che fu, per chi lo visse durante la guerra, un luogo di paura pura. Non è un percorso “instagrammabile” nel senso convenzionale: non ci sono scorci pittoreschi da cartolina, ma spazi che chiedono silenzio, attenzione, un po’ di immaginazione storica. Chi cerca solo la foto perfetta probabilmente si annoierà; chi cerca di capire cosa significhi davvero abitare Genova nei secoli, invece, ne uscirà con una prospettiva completamente diversa sulla città.

Come organizzare la visita

La maggior parte dei percorsi nella Genova sotterranea è gestita da associazioni locali di volontariato culturale, che organizzano aperture periodiche — spesso nei weekend — con guide esperte che accompagnano piccoli gruppi. È fondamentale prenotare con anticipo: i posti sono limitati, sia per motivi di sicurezza sia perché gli spazi stessi non permettono grandi affluenze. Consigliamo di verificare sempre orari e disponibilità direttamente con le associazioni organizzatrici, dato che le aperture possono variare stagionalmente.

Vestitevi in modo comodo: alcuni tratti richiedono di camminare chinati, altri hanno gradini irregolari e superfici scivolose per l’umidità. Una giacca leggera è utile anche in piena estate, perché la temperatura sottoterra resta fresca indipendentemente dalla stagione — un sollievo, in realtà, nei mesi più caldi di luglio e agosto, quando i caruggi sopra diventano un forno di pietra e sole. Portate scarpe chiuse, evitate i sandali, e se soffrite di claustrofobia informatevi in anticipo sulle caratteristiche del percorso specifico: alcuni tratti sono più ampi, altri decisamente più stretti.

Il momento migliore per programmare la visita è la mattina, quando i gruppi sono generalmente meno numerosi e la città sopra è ancora silenziosa: uscire dal sottosuolo e ritrovarsi nei caruggi ancora semivuoti, con la luce che filtra obliqua tra i palazzi alti, è una delle sensazioni più intense che Genova sa regalare a chi la esplora con curiosità autentica.

Il sottosuolo come specchio della città

C’è qualcosa di profondamente genovese in questa storia sotterranea: una città che non ha mai avuto spazio per espandersi orizzontalmente, stretta com’è tra il mare e i monti, ha sempre dovuto inventarsi soluzioni verticali. Verso l’alto, con le case altissime dei caruggi che rubano luce al cielo. Verso il basso, con cisterne, cunicoli e rifugi che rispondevano a bisogni diversi ma a una stessa logica: usare ogni metro cubo disponibile, anche quello che non si vede.

Un caruggio del centro storico di Genova visto dal basso, con gli edifici alti che si stringono verso il cielo
Sopra i sotterranei, i caruggi si sviluppano in verticale tra edifici altissimi e strade strette.

Julie Soul julie_soul, CC0, via Wikimedia Commons

Visitare questi luoghi significa capire Genova in una dimensione che le cartoline non mostrano: non solo la città dei palazzi affrescati e delle piazze eleganti, ma anche quella della sopravvivenza quotidiana, della paura condivisa durante i bombardamenti, dell’ingegno pratico necessario per gestire l’acqua in un territorio avaro. È una Genova meno fotografata ma non meno vera — anzi, forse più vera proprio perché meno esposta.

Dove dormire per esplorare Genova con calma

Chi vuole davvero addentrarsi in questi percorsi, spesso organizzati su prenotazione e con orari specifici, trae vantaggio dal soggiornare proprio nel cuore del centro storico, a due passi dagli ingressi ai rifugi e alle cisterne. Le dimore genovabb.it nei caruggi permettono di muoversi a piedi tra un appuntamento e l’altro, senza dover fare i conti con parcheggi o spostamenti in auto in una zona dove le auto, comunque, non possono entrare. Soggiornare qui significa anche vivere il contrasto di cui abbiamo parlato: la sera rientrare in un palazzo storico, magari con soffitti affrescati, sapendo che poco più sotto, a pochi metri di profondità, si estende un’altra Genova fatta di pietra nuda e storia sepolta.

Se questo racconto vi ha incuriosito, il consiglio è semplice: non limitatevi alla superficie. Genova si concede pienamente solo a chi ha voglia di guardare oltre la prima impressione, di scendere qualche gradino in più, di fare una domanda in più alla guida che vi accompagna. La nostra guida della città può aiutarvi a costruire un itinerario che unisca il sopra e il sotto, i palazzi dei Rolli e i loro cunicoli dimenticati, i caruggi luminosi e le cisterne buie che li reggono da secoli.

Se Genova sotterranea vi sta chiamando, noi siamo qui: prenotate il vostro soggiorno in una delle nostre dimore nel cuore della città vecchia, e lasciate che sia proprio il centro storico — con tutto quello che nasconde sotto i piedi — a diventare la vostra base per esplorare la Superba fino in fondo, letteralmente.

Storie, segreti e sapori di Genova. La Superba è il magazine di genovabb.it — raccontiamo la città come la vivono i genovesi, ogni settimana, una rubrica alla volta.
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