C’è una domenica di fine estate, con la luce che comincia ad allungarsi sul pomeriggio, in cui viene voglia di lasciare il mare per un attimo. Genova regala orizzonti d’acqua tutto l’anno, ma basta guardare l’entroterra, verso nord, per intuire che oltre le colline c’è un altro paesaggio che aspetta. Filari ordinati, colline morbide, un silenzio diverso da quello del porto. Un mondo che profuma di terra bagnata e uva matura invece che di salsedine.
Bastano circa cinquanta minuti di auto da Genova per ritrovarsi in un altro Piemonte, quello meno raccontato delle grandi Langhe: il Gaviese. Qui, tra la provincia di Alessandria e il confine con la Liguria, cresce da secoli un vitigno bianco che ha fatto della sua eleganza discreta un tratto identitario: il Cortese. E qui, a dominare tutto dall’alto di un colle, c’è una fortezza che sembra uscita da un libro di storia militare, con vista che arriva fino alle Alpi nelle giornate più terse.
Gavi non è un borgo da cartolina gremito di turisti: è un paese vero, vissuto, con un centro storico che si attraversa in mezz’ora ma che vale una giornata intera se si accetta di rallentare il passo. È il tipo di gita che i genovesi conoscono bene — molti hanno amici o parenti da queste parti, oppure ci sono passati per lavoro nelle cantine — ma che resta sorprendentemente sconosciuta a chi visita la Liguria da fuori. Eppure il confine tra le due regioni, qui, è quasi impercettibile: la cucina si mescola, i dialetti si sfiorano, persino il paesaggio non sa bene se essere ancora Liguria o già Piemonte.
Il borgo e la sua fortezza: una giornata tra vicoli e vigne
Gavi si organizza attorno a un impianto medievale ancora leggibile: portici bassi, case in pietra dai colori tenui, una piazza principale che di sera si anima di aperitivi e chiacchiere. Il centro storico si percorre a piedi senza fretta, tra piccole botteghe di vino e qualche negozio di prodotti tipici. Non aspettatevi grandi monumenti o musei imponenti: la bellezza di Gavi sta nell’insieme, nell’atmosfera di paese vissuto, non nella singola attrazione.

Maurizio Ravera, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Sopra il borgo, raggiungibile con una breve salita a piedi o in auto, si staglia la Fortezza di Gavi, un complesso fortificato di origine antica, più volte ampliato nei secoli e oggi gestito come polo museale. Le sue mura raccontano una storia di confine e di controllo dei traffici verso il mare: da qui passava, ed è tuttora facile intuirlo guardando la conformazione della valle, una delle vie più naturali tra il Piemonte e la costa ligure. La vista dai bastioni, nelle giornate limpide, spazia sulle colline circostanti e restituisce con chiarezza perché questo luogo sia sempre stato conteso.
La mattina è il momento migliore per visitare la fortezza, quando la luce è ancora dolce e il caldo, se si è in piena estate, non si è ancora fatto sentire. Nei giorni di mercato, che a Gavi ha una tradizione consolidata nel weekend, vale la pena scendere in paese prima di salire alla fortezza: si trovano banchi di formaggi, salumi, prodotti dell’orto e, ovviamente, qualche produttore locale che espone le proprie bottiglie.
Il Gavi DOCG: la storia del Cortese in poche parole
Il vino che dà il nome a questa denominazione nasce dal vitigno Cortese, coltivato in quest’area da secoli. Il Gavi ha ottenuto negli anni un riconoscimento crescente fino alla DOCG, la denominazione più alta prevista dal sistema italiano, a testimonianza di un percorso di qualità che ha portato questo bianco piemontese a essere conosciuto ed esportato ben oltre i confini regionali. È un vino che colpisce per la sua mineralità e per un’acidità vivace, capace di accompagnare tanto un aperitivo quanto un pranzo a base di pesce — non a caso è tra i bianchi italiani più amati dai ristoranti liguri, complice anche la vicinanza geografica.

F. Ceragioli, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Le colline del Gaviese si prestano bene alla viticoltura per l’esposizione e per la composizione dei terreni, spesso calcarei. Passeggiare o guidare tra questi filari nelle ore del tardo pomeriggio, quando la luce diventa dorata, è già di per sé un’esperienza che vale la deviazione dal mare.
“Janua coeli”
— motto storico di Genova, “porta del cielo”: un ricordo di quanto, per secoli, le vie di terra come quella che passa da Gavi fossero vitali per collegare il mare al resto del Piemonte.
Cantine da visitare: tre indirizzi per conoscere il Cortese
Il territorio del Gavi conta numerosi produttori, di dimensioni molto diverse tra loro: dalle grandi tenute storiche alle piccole aziende familiari che lavorano pochi ettari con cura artigianale. La cosa più semplice, se non si conosce già una cantina specifica, è informarsi presso l’ufficio turistico di Gavi o consultare il sito del Consorzio Tutela del Gavi, che elenca i produttori aderenti e spesso organizza eventi di degustazione collettiva nei mesi primaverili e autunnali.

Federico Orione, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Molte aziende della zona offrono visite su prenotazione, con percorso tra vigneto e cantina seguito da una degustazione guidata: è il modo migliore per capire le differenze tra un Gavi giovane, sapido e diretto, e una versione più strutturata, magari affinata in legno o lasciata sui lieviti più a lungo. Prenotare con qualche giorno di anticipo, specie nei weekend di alta stagione (settembre e ottobre, periodo della vendemmia), è quasi sempre necessario: molte cantine sono realtà piccole, senza personale dedicato all’accoglienza tutti i giorni della settimana.
Per chi si muove in auto, un consiglio pratico: le colline del Gaviese si visitano bene anche senza una meta precisa, semplicemente seguendo le strade secondarie che si arrampicano tra i filari. Ma se il tempo è limitato, meglio scegliere in anticipo una o due cantine, magari alternando una realtà più strutturata, con sale di degustazione attrezzate, a una piccola azienda a conduzione familiare, dove spesso è il produttore stesso ad accompagnare i visitatori.
Come arrivare a Gavi da Genova
Gavi si raggiunge comodamente in auto da Genova percorrendo l’autostrada A26 in direzione nord e poi la A7 verso Alessandria, oppure attraverso la statale che risale la Val Lemme: il tragitto richiede circa cinquanta minuti-un’ora, a seconda del traffico e del percorso scelto. È una delle gite più rapide tra quelle possibili nell’entroterra, perfetta anche per chi vuole partire con calma la mattina senza dover mettere la sveglia troppo presto.
Chi non ha l’auto può raggiungere Gavi anche in treno: la stazione di Gavi è collegata con Genova Piazza Principe tramite la linea che attraversa la Val Lemme, con cambi possibili a seconda degli orari. Il tempo di percorrenza è superiore rispetto all’auto, ma il tragitto in sé, che si inerpica tra gallerie e vallate strette prima di aprirsi sulle colline piemontesi, è già parte dell’esperienza. Vale la pena controllare gli orari aggiornati, perché le corse dirette non sono frequentissime durante il giorno.
Chi soggiorna in una delle dimore nel cuore di Genova e parte dalla zona di Brignole o Principe ha il vantaggio di trovarsi già a ridosso dei collegamenti autostradali e ferroviari verso il nord: la gita a Gavi si organizza con facilità anche all’ultimo momento, magari decidendo la sera prima davanti a una mappa e a un bicchiere di vino.
Itinerario della giornata: come organizzare le ore a Gavi
Partendo da Genova in mattinata presto, si arriva a Gavi che è ancora ora di colazione: un buon momento per un caffè in piazza, magari accompagnato da qualche assaggio di pasticceria locale, prima di dedicarsi alla visita del borgo. La Fortezza andrebbe visitata nelle ore più fresche, quindi tarda mattinata in primavera e autunno, oppure molto presto se si viaggia in piena estate.

Twice25 & Rinina25, CC BY 2.5, via Wikimedia Commons
Verso mezzogiorno, tempo di pranzo: nel centro storico non mancano trattorie che propongono piatti della tradizione piemontese, spesso rivisitati con qualche contaminazione ligure — non stupitevi di trovare in menu ravioli al plin accanto a piatti a base di pesce, segno di un territorio di confine che ha sempre guardato in entrambe le direzioni. Un pranzo con un calice di Gavi DOCG, magari abbinato a un antipasto di formaggi locali o a un primo piatto a base di funghi in autunno, è probabilmente il modo più genuino di vivere questo territorio.
Il pomeriggio si presta bene a una visita in cantina, magari prenotata con calma la sera prima o qualche giorno prima della gita. Alcune aziende permettono anche solo l’acquisto diretto in loco, senza degustazione strutturata, per chi preferisce un ritmo più libero: passeggiare tra i filari, fare due chiacchiere con chi lavora la terra, tornare a casa con qualche bottiglia nel bagagliaio.
Verso il tardo pomeriggio, prima di riprendere la strada verso Genova, vale la pena tornare in piazza per un ultimo giro tra le vetrine o un aperitivo all’aperto, magari proprio con un calice di quel Cortese che avete conosciuto poche ore prima nei vigneti. Il rientro verso il mare, con il sole che comincia a calare sulle colline alle spalle, chiude bene una giornata che ha il ritmo lento della campagna e il gusto, letteralmente, di un vino che racconta la sua terra.
Il dettaglio che vale il viaggio
Quello che sorprende di più, arrivando a Gavi da Genova, è la rapidità con cui il paesaggio cambia. Bastano pochi chilometri oltre l’ultimo tunnel appenninico e il mare scompare del tutto, sostituito da colline che sembrano già Langhe, già Monferrato, eppure sono più vicine al capoluogo ligure di molte località della stessa Riviera di Levante. È un cortocircuito geografico che pochi visitatori occasionali colgono davvero: si può fare colazione guardando il porto di Genova e cena tra i filari di Cortese nello stesso giorno, senza fretta, senza percorrere distanze che giustifichino la sensazione di essere finiti in un’altra regione, in un altro mondo quasi. Questo confine sfumato tra Liguria e Piemonte, che nei secoli ha significato commerci, scambi e anche conflitti, oggi si traduce semplicemente in una delle gite più convenienti e meno raccontate per chi soggiorna sul mare.
Tornare a Genova, con qualche bottiglia in più
La sera, rientrando verso Genova, la strada scende di nuovo verso il mare e le luci della città si accendono una a una. È un rientro che ha il sapore di casa, anche per chi genovese non è: le dimore genovabb.it nel cuore della città accolgono chi torna da una giornata di vigneti e fortezze con la stessa naturalezza con cui accolgono chi rientra da una giornata di mare. Non un hotel anonimo, ma un appartamento che aspetta, con le chiavi di una città che comunque resta la base ideale da cui partire, ogni domenica, per un’altra scoperta.
Se questa gita nell’entroterra piemontese vi ha incuriosito, trovate altri spunti per esplorare i dintorni di Genova nella nostra guida della città, che raccoglie itinerari, consigli pratici e idee per organizzare al meglio ogni giorno del vostro soggiorno. E se Genova vi sta chiamando, noi siamo qui: potete prenotare il vostro soggiorno in una delle nostre dimore e partire, la domenica, con la certezza di avere un posto caldo dove tornare la sera.



