Buon Primo Maggio. Sono le parole più semplici, e spesso le più vere. Oggi è la Festa dei Lavoratori, e Genova — città che sul lavoro ha costruito secoli di storia, di gloria, di fatica condivisa — la celebra con una consapevolezza che poche altre città italiane possono rivendicare con la stessa profondità.
Noi di genovabb.it, come ogni anno, la festeggiamo lavorando. Le feste sono i giorni più intensi per chi fa ospitalità: check-in da gestire, appartamenti da preparare, ospiti che arrivano in città proprio oggi, curiosi di scoprire una Genova in abiti da festa. Non c’è contraddizione in questo — anzi, c’è una certa poesia. Mentre la città si sveglia lentamente, con il passo rilassato di un giorno libero, noi siamo già in movimento. Ed è nel bel mezzo di una mattina operativa che ci prendiamo qualche minuto per scrivere questo articolo: un piccolo regalo ai nostri lettori, ai nostri ospiti, e a chi ci affida le proprie case ogni giorno.
Perché il Primo Maggio, a Genova, merita di essere raccontato bene.
Genova città operaia: una storia scritta col sudore
Se c’è una città italiana che ha il diritto di festeggiare il Primo Maggio senza retorica, quella è Genova. Il porto più grande del Mediterraneo occidentale, i cantieri navali di Sestri Ponente e Cornigliano, le acciaierie di Cornigliano, i magazzini del porto vecchio: per generazioni, Genova è stata il cuore pulsante dell’industria italiana. Una città che non ha mai fatto finta di essere solo bella — anche se è straordinariamente bella.

I camalli — termine genovese per i lavoratori portuali — sono una figura quasi mitologica nella storia sociale della città. La parola deriva probabilmente dall’arabo ḥammāl, il facchino, e racconta da sola la natura cosmopolita di un porto che per secoli ha mescolato lingue, culture e corpi in movimento. Le loro organizzazioni sindacali, la Compagnia Unica dei Lavoratori Merci Varie, sono tra le più antiche e combattive d’Italia: una storia di resistenza e solidarietà che affonda le radici nel XIX secolo e arriva fino ai giorni nostri.
La Camera del Lavoro di Sampierdarena (allora comune autonomo) fu inaugurata nel 1895, prima in Liguria, e quella di Genova città l’anno successivo, sull’onda del fermento avviato a Milano nel 1891. In quegli stessi anni, mentre a Parigi si discuteva di una giornata internazionale dedicata ai lavoratori, a Genova si scioperava, si contrattava, si costruivano le fondamenta del movimento operaio ligure. Il porto era il cuore di tutto: migliaia di uomini che si muovevano in sincronia, carichi di merci provenienti da tutto il mondo, consapevoli della propria forza collettiva.
Dickens visse a Genova tra il luglio 1844 e il giugno 1845, e raccontò la città in Pictures from Italy con sentimenti contrastanti — colpito — non solo dai palazzi dei Rolli o dalla Lanterna, ma da quella tensione viva tra magnificenza e durezza che la città porta nel carattere. Una tensione che i lavoratori del porto hanno incarnato meglio di chiunque altro: gente capace di costruire bellezza con le mani, e di difenderla con la stessa determinazione.
Il porto di Genova: il motore che non si ferma mai
Oggi, il Porto di Genova movimenta circa 70 milioni di tonnellate di merci all’anno ed è il principale gateway italiano per i container dall’Asia. Ma per capire cosa significa il porto per l’identità genovese, bisogna osservare il traffico lungo la Sopraelevata nelle prime ore del mattino, quando i mezzi pesanti si spostano in fila ordinata verso i varchi doganali, o affacciarsi dal Belvedere di Castelletto al tramonto, quando le gru si stagliano arancioni contro il cielo e i riflettori delle navi illuminano l’acqua della darsena.

La cantieristica navale è un altro capitolo fondamentale. I cantieri di Sestri Ponente, oggi parte del gruppo Fincantieri, hanno costruito alcune delle navi più famose del mondo — dai transatlantici degli anni Cinquanta agli attuali giganti da crociera. Ogni varo era un evento collettivo: le famiglie si arrampicavano sui pendii delle colline per vedere la nave scivolare in acqua, e l’intera città si fermava un momento. Quel senso di orgoglio produttivo è ancora qui, anche se cambiato nei volumi e nelle forme.
Il Primo Maggio al porto ha sempre avuto un sapore speciale. Non solo cortei e bandiere rosse — anche se quelli ci sono stati, eccome — ma una consapevolezza diffusa del valore del lavoro portuale come spina dorsale dell’economia nazionale. Genova non si è mai vergognata delle proprie mani callose.
Come si festeggia il Primo Maggio a Genova
La tradizione vuole che il Primo Maggio genovese si viva all’aperto, possibilmente con il mare vicino. Le famiglie si spostano verso la passeggiata di Nervi, il lungomare di Corso Italia, le case colorate di Boccadasse. Chi ha una barca — e a Genova sono molti — la tira fuori dallo scalo di alaggio e porta qualcuno a fare un giro in baia. C’è qualcosa di inevitabilmente genovese in questo: la festa non è mai rumorosa per il gusto di esserlo, ma raccolta, goduta con misura.
Il pranzo del Primo Maggio ha i suoi riti precisi. La focaccia al formaggio di Recco, rigorosamente calda, è il preludio obbligatorio. Poi il cappon magro, piatto sontuoso e laborioso che i genovesi preparano per le occasioni importanti — una torre di verdure, gallette inzuppate d’aceto, pesce bollito e salsa verde, costruita con pazienza artigianale. E poi, ovviamente, le trofie al pesto, perché a Genova le trofie al pesto non hanno stagione.
Questo proverbio del calendario contadino ligure ricorda quanto lavoro e nutrimento fossero intrecciati nella cultura popolare genovese: si lavora, si mangia, si resiste. Una filosofia essenziale, priva di romanticherie, che ancora si respira in certi bar dei caruggi all’alba, quando i lavoratori del porto fanno colazione con la focaccia e un bicchiere di bianco prima di entrare al varco.
Cosa fare oggi a Genova: eventi e luoghi da scoprire

Se invece la giornata la volete passare a camminare, il percorso ideale per il Primo Maggio genovese parte dal Porto Antico — dove si respira ancora l’aria della storia operaia — risale verso i caruggi del Centro Storico, si ferma a Via San Bernardo per uno scorcio di pietra nera e bianca che non stanca mai, e scende poi verso Boccadasse per un gelato o un caffè con vista sulla piccola baia. Due ore di camminata, mille anni di storia.
Genova, il lavoro e noi
C’è una frase che amiamo, in genovabb.it, e che non scriviamo quasi mai perché appartiene più a come lavoriamo che a come ci presentiamo: ogni casa che abitiamo racconta una storia. Le dimore che gestiamo nel cuore di Genova non sono solo appartamenti — sono pezzi di questa città stratificata, complessa, generosa con chi sa aspettarla. Ci vuole cura per tenerle vive, e cura è esattamente quello che proviamo a mettere ogni giorno, feste comprese.

Oggi, mentre Genova festeggia chi ha costruito con le mani — i camalli, i cantieristi, i pescatori, gli artigiani dei caruggi — noi festeggiamo a modo nostro: con un check-in in più, una casa preparata con attenzione, un ospite che apre la finestra e trova il mare. Non è un lavoro semplice, e non lo faremmo se non ci credessimo davvero. Chi ci affida le proprie case lo sa già. Chi ci sta ancora pensando è benvenuto: la porta è aperta, anche oggi.
Buon Primo Maggio dalla Superba. Che il lavoro — onesto, appassionato, fatto bene — continui a essere motivo di orgoglio. Come lo è stato sempre, in questa città.


