All’alba, quando il motore del battello si spegne davanti alla baia di San Fruttuoso, il silenzio ha un peso diverso. Non è il silenzio delle spiagge affollate del Tigullio, ma quello di un’insenatura che si apre solo dal mare o attraverso un sentiero di macchia mediterranea: niente strade, niente auto, solo l’acqua verde-blu che si fa più scura verso il largo e l’abbazia benedettina che spunta tra i pini come se il tempo, qui, avesse deciso di fermarsi qualche secolo fa. Sotto quella superficie, a diciassette metri di profondità, c’è un’altra presenza silenziosa: un Cristo di bronzo, le braccia alzate verso la luce che filtra dall’alto, immobile tra le correnti da settant’anni.
Chi si immerge per la prima volta a San Fruttuoso racconta sempre la stessa sensazione: la statua non si vede subito. Bisogna scendere, superare la boa di segnalazione, lasciare che gli occhi si abituino alla luce filtrata, e poi, all’improvviso, il volto del Cristo emerge dal blu con un’espressione che i sommozzatori descrivono come serena, quasi in attesa. È uno degli incontri più intensi che il mare ligure possa regalare, e non è un caso che generazioni di sub, apneisti e semplici curiosi in barca continuino a tornare in questa baia che il Golfo del Tigullio custodisce come un piccolo santuario sommerso.
Una statua nata dal lutto e dalla fede dei sommozzatori
Per capire il Cristo degli Abissi bisogna tornare al 1947, quando un giovane sommozzatore, Dario Gonzatti, perse la vita durante un’immersione proprio nelle acque davanti a Portofino. La notizia scosse profondamente la piccola ma già attiva comunità di pionieri dell’immersione subacquea italiana, un mondo fatto di pochi uomini, attrezzature artigianali e un rapporto con il mare che oscillava tra scienza, avventura e rischio reale.

Fu da quel lutto che nacque l’idea di collocare sul fondale un’opera che fosse insieme memoria e protezione: una figura sacra che vegliasse su chi scendeva sotto la superficie per lavoro, per sport o per passione. L’artista scelto per realizzarla fu Guido Galletti, scultore che modellò un Cristo con le braccia levate verso l’alto, in un gesto che è insieme benedizione e richiamo verso la luce, verso la superficie, verso la vita.
La statua fu calata nelle acque della baia di San Fruttuoso il 29 agosto 1954, in una cerimonia che vide la partecipazione della comunità dei sommozzatori italiani e liguri. Da allora il Cristo degli Abissi non ha più lasciato quel fondale, diventando uno dei simboli più riconosciuti dell’immersione subacquea non solo in Italia ma nel mondo.
Duilio Marcante ed Egidio Cressi: i pionieri che vollero il Cristo sommerso
Dietro la realizzazione e la posa della statua ci sono due figure fondamentali per la storia dell’attività subacquea italiana: Duilio Marcante ed Egidio Cressi. Marcante è considerato uno dei padri della subacquea sportiva in Italia, un uomo che nei decenni del dopoguerra contribuì a trasformare quello che era un mestiere per pochi specialisti — palombari, recuperatori, pescatori di corallo — in una disciplina sportiva e amatoriale organizzata, con regole di sicurezza, formazione e un’identità culturale precisa.
Egidio Cressi, insieme al fratello Nanni, fondò a Genova l’azienda che porta il loro nome, diventata negli anni uno dei marchi di riferimento mondiale per l’attrezzatura da immersione e da apnea. Non è un dettaglio secondario: la storia del Cristo degli Abissi si intreccia con la storia industriale genovese legata al mare, quella capacità tutta ligure di trasformare la conoscenza pratica delle acque — accumulata da secoli di pesca, cantieristica e navigazione — in innovazione tecnica e in imprese che hanno portato il nome di Genova nel mondo.
Marcante e Cressi non furono semplici promotori dell’iniziativa: la loro visione univa la dimensione sportiva a quella spirituale e comunitaria. Il Cristo doveva essere un punto di riferimento per tutti coloro che frequentavano il mare in profondità, un gesto di protezione condiviso da un’intera comunità che si stava definendo proprio in quegli anni, per la quale il mare era insieme lavoro, rischio e ragione di vita.
San Fruttuoso: il fondale e la baia che lo custodiscono
Non si può raccontare il Cristo degli Abissi senza raccontare il luogo che lo ospita. San Fruttuoso è una delle insenature più isolate e meglio conservate della costa ligure, incastonata tra Portofino e Camogli, raggiungibile solo per mare o attraverso sentieri di trekking che attraversano il Parco di Portofino. Non ci sono strade che arrivano fin qui: questo isolamento è stato, paradossalmente, la miglior forma di protezione che il borgo e la sua abbazia benedettina abbiano potuto avere nei secoli.

Il fondale davanti alla baia scende gradualmente, con una prima fascia costiera ricca di posidonia oceanica — la pianta marina che forma le cosiddette “praterie” sottomarine, fondamentali per l’ossigenazione delle acque e per la biodiversità del Mar Ligure — per poi approfondirsi verso la zona dove riposa la statua. A diciassette metri, la luce naturale filtra ancora bene nelle giornate serene, e questo è uno dei motivi per cui il sito è diventato accessibile non solo ai sommozzatori con bombole ma anche agli apneisti più esperti.
Intorno al Cristo si muove una fauna tipica del Mediterraneo ligure: banchi di saraghi, occasionali incontri con cernie, e sui bracci e sulla superficie della statua si sono depositate nel tempo incrostazioni di organismi marini che ne hanno modificato leggermente la texture, rendendola ancora più parte del paesaggio sottomarino che la ospita, quasi fosse cresciuta lì insieme al fondale.
Come visitare la statua: bombole, apnea e gite in barca
Chi vuole vedere il Cristo degli Abissi da vicino ha essenzialmente due strade. La prima è l’immersione con autorespiratore (ARA), organizzata dai diving center della zona — a Camogli, Santa Margherita Ligure e Portofino se ne trovano diversi con guide esperte del sito — che generalmente propongono l’uscita in barca fino al punto esatto sopra la statua, seguita dalla discesa guidata. È un’immersione accessibile anche a chi ha un livello base di certificazione, proprio per la profondità contenuta e le condizioni solitamente calme della baia.

yoruno, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
La seconda strada è l’apnea: molti free-diver scelgono San Fruttuoso proprio per la possibilità di raggiungere il Cristo in un’unica discesa senza autorespiratore, un’esperienza più intensa e più silenziosa, dove il rumore delle bolle d’aria lascia spazio solo al battito del proprio cuore che rallenta nell’acqua.
Per chi invece non si immerge, resta la possibilità di ammirare la baia e l’abbazia dal battello che collega Camogli, Santa Margherita Ligure e Portofino a San Fruttuoso: non si vedrà la statua, ma si respirerà comunque l’atmosfera di un luogo che il turismo di massa non è mai riuscito davvero a intaccare, complice proprio quella mancanza di accesso stradale che protegge il borgo.
Le repliche del Cristo nel mondo: un simbolo che si è moltiplicato
Il successo simbolico della statua di San Fruttuoso ha portato negli anni alla realizzazione di diverse repliche in altre parti del mondo, spesso volute da comunità di sommozzatori locali che hanno voluto richiamare lo stesso gesto di protezione per i propri mari. Repliche del Cristo degli Abissi si trovano, tra altri luoghi, nelle acque di Key Largo in Florida e a Grenada nei Caraibi, oltre ad altre installazioni minori in diverse aree del Mediterraneo.
Questa diffusione racconta bene quanto l’idea nata a Genova e nel Tigullio nel secondo dopoguerra abbia toccato una corda universale: il bisogno, per chi frequenta il mare in profondità, di un punto di riferimento che sia insieme protezione simbolica e memoria di chi non è più tornato in superficie.
Il mare dei genovesi: San Fruttuoso oltre la statua
Per chi vive sul Tigullio e nel Levante genovese, San Fruttuoso non è solo il luogo del Cristo sommerso: è una meta che scandisce l’estate, spesso raggiunta con la propria barca o con quella di amici, portando a bordo poco più di un asciugamano e qualche frutto, perché a terra non c’è quasi nulla oltre l’abbazia e un paio di locali stagionali. C’è chi arriva presto al mattino, prima che i battelli turistici riversino i primi gruppi, per godersi la baia quasi deserta e magari fare un tuffo proprio sopra il punto dove riposa la statua, anche senza scendere fino a lei.

È un rituale che si tramanda tra famiglie che vivono tra Camogli, Recco e Santa Margherita: la gita a San Fruttuoso non è mai solo turismo, è quasi un pellegrinaggio laico verso uno dei pochi angoli di costa ligure rimasti sostanzialmente immutati, dove il rapporto tra terra, mare e fede — quella dei monaci benedettini prima, quella dei sommozzatori poi — si respira ancora con naturalezza.
Consigli pratici per l’immersione e la visita
Per raggiungere San Fruttuoso dal mare, i collegamenti principali partono da Camogli, Santa Margherita Ligure e Portofino, con traghetti regolari nella stagione estiva. Chi vuole immergersi dovrà invece rivolgersi a uno dei diving center autorizzati della zona, che curano anche gli aspetti di sicurezza e le autorizzazioni necessarie per l’accesso al sito, essendo l’area parte del Parco di Portofino e soggetta a tutela ambientale.
Il periodo migliore per l’immersione va da maggio a ottobre, quando le temperature dell’acqua sono più favorevoli e la visibilità generalmente più alta. È comunque consigliabile verificare le condizioni meteo-marine il giorno stesso, perché la baia, per quanto riparata, può risentire di mareggiate improvvise tipiche del Mar Ligure.
Chi soggiorna a Genova può facilmente organizzare una giornata a San Fruttuoso partendo la mattina presto: pochi minuti di auto — poco più di venti — fino a Camogli, oppure un breve tragitto in più fino a Santa Margherita, poi il traghetto, lasciando tutto il resto della giornata alla baia e, per chi si immerge, all’incontro con il Cristo degli Abissi.
Un mare che protegge la sua memoria
Il Cristo degli Abissi non è un’attrazione turistica nel senso comune del termine: è un monumento vivo, che continua a significare qualcosa per la comunità che lo ha voluto e per quelle che, nel tempo, hanno scelto di replicarlo altrove. È il segno di un mare ligure che non è solo paesaggio da cartolina, ma un elemento con cui i genovesi e i liguri hanno sempre avuto un rapporto di lavoro, rischio, orgoglio e, in fondo, anche di fede.
Restare a Genova per un soggiorno che comprenda una giornata a San Fruttuoso significa scegliere di vivere il Tigullio non da turisti di passaggio ma con lo sguardo di chi capisce che dietro ogni angolo di questa costa c’è una storia, spesso una storia di mare e di chi quel mare lo ha attraversato, lavorato, amato e, talvolta, perso. Se questo racconto vi ha incuriosito, le nostre dimore nel cuore di Genova sono il punto di partenza ideale per organizzare le vostre giornate lungo tutta la Riviera di Levante, dal Porto Antico fino al Tigullio.
Se il mare di Genova vi sta chiamando — quello vero, non quello da cartolina — noi siamo qui, pronti ad accogliervi in una delle nostre dimore nel cuore della città, punto di partenza perfetto per raggiungere San Fruttuoso e tutte le meraviglie sommerse e non del Golfo del Tigullio.


