C’è una domenica, ogni tanto, in cui Genova vi sembra troppo grande e troppo piena di impegni rimandati. Volete il mare che si stringe fra le rocce, i vicoli che finiscono dritti in un porticciolo, il profumo di limoni che si mescola alla salsedine. Volete, insomma, le Cinque Terre — ma non tutte insieme, non nella versione da cartolina sovraffollata che avete visto mille volte nelle foto degli altri.
Bastano circa 75 minuti di treno da Genova per ritrovarvi a Monterosso al Mare, la prima delle cinque sorelle arrivando da ponente. E da lì, con un biglietto regionale e un po’ di pazienza, potete raggiungere Vernazza e Corniglia: le tre Cinque Terre “di sopra”, quelle che si affacciano sul mare aperto prima che la costa pieghi verso Riomaggiore e Manarola. Tre paesi vicinissimi sulla carta — pochi chilometri in linea d’aria — eppure diversissimi nell’atmosfera, nel ritmo, in quello che raccontano di sé a chi si ferma ad ascoltare.
Non è un caso che gli scrittori di viaggio dell’Ottocento, arrivando da queste parti, restassero colpiti dalla verticalità del paesaggio: mare e montagna che si toccano senza soluzione di continuità, vigne aggrappate a terrazzamenti che sembrano sfidare la gravità. Oggi quei terrazzamenti sono patrimonio dell’umanità UNESCO insieme al promontorio di Portovenere e alle isole di Palmaria, Tino e Tinetto — riconoscimento arrivato nel 1997, a suggellare un paesaggio che è insieme naturale e costruito dall’uomo, goccia dopo goccia, pietra dopo pietra.
Monterosso: la spiaggia, i limoni, le acciughe
Monterosso al Mare è la più grande delle Cinque Terre e l’unica ad avere una vera spiaggia sabbiosa — non i sassi levigati di Vernazza o Manarola, ma sabbia vera, dorata, con tanto di stabilimenti balneari e ombrelloni colorati che d’estate si allineano a perdita d’occhio. È anche il paese più “normale” nel senso migliore del termine: strade un po’ più larghe, un lungomare percorribile, negozi che restano aperti anche fuori stagione.

Guyon, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Il paese si divide in due parti che si guardano da distante: il borgo vecchio, raccolto attorno alla chiesa di San Giovanni Battista con la sua facciata a righe bianche e nere in stile gotico-ligure, e Fegina, il quartiere più nuovo cresciuto attorno alla stazione e alla spiaggia grande. Tra i due si staglia la statua del Gigante, un colosso di cemento che un tempo reggeva un tridente e che il tempo e le mareggiate hanno reso ancora più enigmatico, quasi un monito.
Ma Monterosso è soprattutto profumo di limoni. Camminando tra le case gialle e rosa del borgo vecchio si intravedono limoneti nascosti dietro i muri, e non è raro trovare bottiglie di limoncino fatto in casa nelle piccole rivendite a conduzione familiare. Qui si producono anche le acciughe sotto sale che hanno fatto la fama gastronomica del paese: pescate nelle acque di fronte al borgo, lavorate ancora secondo tradizione, servite semplicemente con olio e limone o dentro la focaccia. Assaggiarle qui, a pochi metri dal mare che le ha regalate, è un’esperienza diversa dal comprarle in un barattolo al supermercato.
D’estate Monterosso si riempie: la spiaggia diventa un mosaico di teli e la passeggiata un fiume di gente. Se potete scegliere, venite in maggio o in settembre, quando il mare è già caldo ma le code per il treno e i sentieri si diradano, e i pescatori tornano a essere protagonisti del paese invece che comparse in un set fotografico.
Vernazza: il porto che sembra dipinto
Se Monterosso è il paese che vive rivolto al presente, Vernazza sembra essersi fermata a un secolo fa, ed è forse per questo che resta impressa più di ogni altra tappa delle Cinque Terre. Non ha spiagge vere — solo una piccola cala di sassi accanto al porticciolo — ma ha quello che nessun altro borgo della costa possiede: un’insenatura naturale che si apre come un anfiteatro, con le case colorate che salgono a semicerchio dietro la piazzetta e il mare che entra dritto fino ai tavolini dei ristoranti.

Zairon, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Il cuore di Vernazza è Piazza Marconi, che d’estate diventa un unico grande spazio di tavoli e ombrelloni affacciati sull’acqua. Sopra il porto svetta la Torre Belforte, resto delle fortificazioni che un tempo dovevano proteggere il borgo dalle incursioni saracene, mentre la chiesa di Santa Margherita d’Antiochia, con l’abside proteso quasi sull’acqua, chiude la piazza sul lato mare in una composizione che i pittori acquerellisti di tutto il mondo continuano a cercare di replicare, senza mai riuscirci del tutto.
Salendo dal porto verso l’interno si sale anche di quota: vicoli stretti, scalinate, panni stesi da un balcone all’altro. Vernazza va vissuta soprattutto la sera, quando i pescherecci rientrano e il paese si accende di luci calde, o la mattina presto, prima che arrivino i gruppi organizzati dai traghetti e dai treni regionali. È il borgo più fotografato delle Cinque Terre, e proprio per questo — nelle ore centrali della giornata estiva — il più difficile da godersi con calma.
Corniglia: il paese sospeso senza mare
Corniglia è l’eccezione delle Cinque Terre, il paese che rompe la regola non scritta secondo cui ogni borgo deve affacciarsi direttamente sull’acqua. Arroccata su un promontorio a un centinaio di metri sopra il livello del mare, circondata da vigneti terrazzati, Corniglia guarda il Mediterraneo dall’alto, senza porto e senza pescatori che tornano la sera con le reti.

Timothy A. Gonsalves, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Per arrivarci dalla stazione ferroviaria, che si trova in basso vicino alla costa, bisogna salire la Lardarina: una scalinata di trentatré rampe e circa trecentottantadue gradini che si inerpica tra ulivi e vigne fino al centro del paese. È faticosa, soprattutto in piena estate, ma è anche un rito di passaggio: chi la sale a piedi arriva a Corniglia con la sensazione di essersela guadagnata, non di esserci semplicemente stato depositato da un mezzo di trasporto. In alternativa esiste un servizio di navetta che collega la stazione al paese, utile soprattutto per chi ha difficoltà di deambulazione o semplicemente vuole risparmiare fiato per il resto della giornata.
Una volta in cima, Corniglia si rivela un borgo piccolo e silenzioso, con una sola strada principale, Via Fieschi, che lo attraversa da un capo all’altro tra case in pietra e piccole botteghe. Non ha la frenesia di Monterosso né la fama fotografica di Vernazza: è il paese giusto per chi cerca le Cinque Terre più autentiche, quelle vissute dai contadini-vignaioli che ancora oggi coltivano i terrazzamenti a strapiombo sul mare. Dal Belvedere di Santa Maria, alla fine del paese, la vista sul golfo e sulla costa che si allunga verso Manarola è tra le più ampie di tutto il territorio.
Come arrivare da Genova
Il modo più semplice e consigliato per raggiungere le Cinque Terre da Genova è il treno. Dalla stazione di Genova Piazza Principe o Genova Brignole partono treni regionali e Intercity che in circa un’ora e un quarto vi portano a Monterosso, prima fermata della linea delle Cinque Terre. Da lì, i treni regionali che collegano i cinque borghi sono frequenti, spesso ogni 20-30 minuti nei mesi estivi, e il biglietto cumulativo Cinque Terre Treno MS (Multi Servizio) permette di salire e scendere liberamente per l’intera giornata, comprendendo anche l’accesso ad alcuni tratti dei sentieri panoramici.
Chi preferisce l’auto deve mettere in conto che le Cinque Terre non sono pensate per le automobili: i parcheggi a Monterosso, Riomaggiore e Manarola sono limitati e a pagamento, spesso pieni già dalla mattina nei mesi estivi, mentre Vernazza e Corniglia non hanno accesso carrabile diretto al centro. La soluzione più pratica resta lasciare l’auto a Monterosso (o non prenderla affatto) e muoversi poi in treno tra i borghi.
Un’alternativa suggestiva, soprattutto nei mesi più caldi, è il traghetto: da La Spezia e da Portovenere partono collegamenti marittimi stagionali che toccano Vernazza, Monterosso e Manarola, regalando un punto di vista sul paesaggio completamente diverso da quello del treno, con le case che appaiono all’improvviso dietro un promontorio.
Un itinerario per la giornata
Partendo presto da Genova — un treno delle 7 o delle 8 del mattino — potete essere a Monterosso entro le 9.30-9.45. La mattina si presta bene a una passeggiata nel borgo vecchio, magari con una sosta per assaggiare le acciughe locali o comprare una bottiglia di limoncino da portare a casa, prima che il caldo e la folla prendano possesso della spiaggia.
Verso mezzogiorno un treno regionale vi porta in pochi minuti a Vernazza: è il momento giusto per il pranzo, magari in uno dei locali affacciati su Piazza Marconi, con lo sguardo sul porticciolo e i pescherecci ormeggiati. Nel primo pomeriggio, quando la luce è più dura ma i vicoli più vivi, vale la pena salire fino alla Torre Belforte per la vista sul golfo.
Nel tardo pomeriggio, con un altro breve tragitto in treno, si raggiunge Corniglia. È il momento ideale per affrontare la Lardarina con calma, magari fermandosi a metà salita a riprendere fiato tra gli ulivi, e godersi dal Belvedere di Santa Maria la luce che comincia a farsi dorata sul mare sottostante. Un gelato o un bicchiere di Sciacchetrà — il vino passito DOC delle Cinque Terre, ottenuto dall’appassimento delle uve raccolte sui terrazzamenti a picco sul mare — chiudono bene la giornata prima di ridiscendere verso la stazione.
Il rientro verso Genova nel tardo pomeriggio o in prima serata permette di essere di nuovo in città per cena, con le gambe stanche e la pelle che sa ancora di salsedine.
A piedi tra i borghi: il Sentiero Azzurro
Per chi ama camminare, il collegamento storico tra i borghi è il Sentiero Azzurro, il percorso costiero che unisce le Cinque Terre seguendo il profilo della costa. Alcuni tratti, come quello tra Monterosso e Vernazza, restano panoramici e praticabili nella maggior parte dell’anno, anche se occorre sempre verificare in loco le condizioni di apertura dei sentieri, soggetti a chiusure temporanee per manutenzione o dopo eventi meteorologici importanti. Il tratto più celebre, la Via dell’Amore tra Riomaggiore e Manarola, si trova più a sud e non riguarda direttamente le tre tappe di questo itinerario, ma resta un’idea per chi vuole prolungare la visita alle altre due sorelle del parco.
Il dettaglio che vale il viaggio
Quello che raramente le guide raccontano è che le Cinque Terre non sono solo panorama: sono ancora, cocciutamente, un territorio agricolo verticale. I terrazzamenti che vedete aggrapparsi alla montagna sopra Corniglia e Vernazza sono sorretti da chilometri di muretti a secco costruiti a mano nei secoli, senza malta, pietra su pietra: un’infrastruttura agricola che ha reso coltivabile un pendio che a occhio nudo sembrerebbe soltanto roccia. Da quei vigneti nasce lo Sciacchetrà, prodotto in quantità minime proprio perché la vendemmia si fa ancora a mano, spesso portando l’uva a valle con teleferiche di fortuna perché non esistono strade. Bere un bicchiere di questo vino passito, magari accompagnato da un biscotto secco locale, significa assaggiare letteralmente la fatica di un paesaggio che sembra fatto apposta per essere fotografato, ma che in realtà è stato costruito, gradino dopo gradino, per essere lavorato.

Benjamin Smith, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Il ritorno, e Genova che aspetta
Tornare a Genova la sera, dopo una giornata tra i colori di Monterosso, il porto di Vernazza e la salita di Corniglia, ha un sapore particolare: quello di chi ha viaggiato lontano pur restando vicino a casa. Le dimore di genovabb.it nel cuore della città vi aspettano proprio per questo — non semplici stanze, ma un punto fermo da cui partire ogni mattina e a cui tornare la sera, magari ancora con la sabbia di Monterosso tra le dita dei piedi o il profumo di limone sulle mani.
Se le Cinque Terre vi stanno chiamando, organizzare la giornata è semplice quanto prenotare un biglietto del treno. Noi vi aspettiamo a Genova, pronti a suggerirvi l’orario giusto per partire e la disponibilità per il vostro soggiorno, così che ogni gita fuori porta resti solo un capitolo — bellissimo — di una vacanza genovese più ampia.



