C’è una domenica mattina che profuma di castagne e nebbia che si alza dai torrenti. Il sole di febbraio accende le vette ancora innevate dell’Appennino, mentre a Genova il mare luccica sereno. È quella sensazione che conosce chi vive tra mare e monti: la chiamata della montagna, il richiamo di un territorio che comincia appena superata la collina di Righi.
Bastano cinquanta minuti d’auto da Genova per ritrovarsi in un altro mondo. L’Appennino ligure-piemontese è quella terra di confine dove la Liguria si fa montana, dove i caruggi diventano mulattiere e il profumo del basilico lascia spazio a quello dei funghi porcini e dei formaggi d’alpeggio.
Qui ogni borgo racconta una storia di frontiere, di commerci antichi, di monasteri che furono faro di cultura quando l’Europa si stava ancora formando. È un territorio che vive il tempo con ritmi diversi, dove una gita diventa viaggio nel medioevo autentico, non quello ricostruito per i turisti.
La Val Trebbia: il fiume più bello d’Italia secondo Hemingway
Ernest Hemingway la definì “la valle più bella del mondo”, e quando percorri la statale che da Genova sale verso Bobbio, capisci perché. La Val Trebbia è acqua che scorre tra ghiaie bianche, boschi di faggi che in autunno esplodono in mille sfumature, castelli medievali che spuntano dalle colline come illustrazioni di un libro di fiabe.

Il cuore di questa valle è Bobbio, borgo medievale che si specchia nelle acque del Trebbia. Il ponte Gobbo, con i suoi undici archi irregolari, è l’immagine che più rappresenta questo angolo di Liguria montana. Ma Bobbio non è solo cartolina: è storia viva, scritta nelle pietre dell’Abbazia di San Colombano.
“Il Trebbia è il fiume più bello che io abbia mai visto in Italia”
— Ernest Hemingway
L’abbazia, fondata nel 614 dal monaco irlandese San Colombano, fu uno dei centri culturali più importanti d’Europa. Qui si conservarono e copiarono i testi classici durante i secoli bui del medioevo. La biblioteca dell’abbazia custodiva oltre 700 manoscritti, molti dei quali oggi alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Passeggiare nel chiostro significa toccare con mano quindici secoli di storia europea.
Il borgo si sviluppa attorno alla piazza del Duomo, con il palazzo comunale del XIII secolo e case medievali che sembrano uscite da un racconto. Le vie si arrampicano verso il castello Malaspina-Dal Verme, da cui lo sguardo abbraccia tutta la valle fino ai primi contrafforti dell’Appennino tosco-emiliano.
Val d’Aveto: il piccolo Tibet ligure
Più a levante, la Val d’Aveto è il regno delle praterie d’alta quota e dei laghi glaciali. Santo Stefano d’Aveto, a 1200 metri di altitudine, è il cuore di questa valle che d’inverno si trasforma in comprensorio sciistico e d’estate diventa paradiso per escursionisti e ciclisti.

Quello che colpisce di più in Val d’Aveto è il paesaggio: ampie distese erbose punteggiate di faggi secolari, che ricordano più le highland scozzesi che l’immaginario ligure. È una Liguria inaspettata, quella delle malghe e dei pascoli, dove ancora si produce il formaggio San Stè secondo ricette tramande da generazioni.
Il lago delle Lame, raggiungibile con una passeggiata di un’ora da Santo Stefano, è uno specchio d’acqua cristallina incastonato tra le vette. D’inverno gela completamente, d’estate riflette le nuvole che corrono veloci spinte dai venti di quota. Attorno al lago, una rete di sentieri si dipana verso rifugi e vette, alcuni dei quali sconfinano in territorio emiliano.
Santo Stefano stesso conserva ancora l’atmosfera del borgo di montagna autentico. Le case in pietra locale si affacciano sulla strada principale, intervallate da piccole botteghe che vendono formaggi, salumi e prodotti dell’apicoltura locale. Il sabato mattina, il mercatino settimanale porta colori e voci in quella che d’inverno può sembrare una località addormentata.
Rezzoaglio: il regno dei porcini
Se c’è un posto dove l’autunno appenninico dà il meglio di sé, quello è Rezzoaglio. Questo piccolo comune della alta Val d’Aveto è famoso in tutta la Liguria per i suoi funghi porcini, che crescono rigogliosi nei boschi di faggi e castagni che circondano il paese.

Da settembre a novembre, Rezzoaglio si trasforma nella capitale della micologia ligure. I ristoranti del paese propongono menu interamente dedicati ai porcini: dai risotti cremosi alle tagliatelle ai funghi, dalle grigliate miste alle zuppe fumanti che scaldano le giornate più fresche dell’anno.
“Nei boschi di Rezzoaglio crescono i porcini più saporiti dell’Appennino, quelli che sanno di terra e di foglie morte”
— Antico detto della Val d’Aveto
Ma Rezzoaglio non è solo funghi. Il borgo, attraversato dal torrente Aveto, conserva un centro storico raccolto attorno alla chiesa parrocchiale e a case in pietra locale che raccontano secoli di vita montana. Dai boschi che circondano il paese partono sentieri che portano verso rifugi e alpeggi, alcuni ancora attivi, dove d’estate si può assistere alla lavorazione del latte e all’alpeggio del bestiame.
La strada che da Rezzoaglio sale verso il passo del Bocco offre panorami mozzafiato sulla catena appenninica. Nei giorni più limpidi, lo sguardo arriva fino al Mar Ligure, creando quel contrasto tra montagna e mare che è l’essenza più profonda della Liguria.
Come arrivare dall’entroterra di Genova
L’auto è il mezzo più pratico per esplorare l’Appennino ligure-piemontese. Da Genova, si prende l’autostrada A7 in direzione Milano fino al casello di Busalla, poi si prosegue sulla statale 35 dei Giovi. Per la Val Trebbia, si segue la statale fino a Torriglia e poi la provinciale verso Bobbio. Il tragitto richiede circa un’ora e mezza.
Per la Val d’Aveto, da Busalla si prosegue sulla statale fino al bivio per Santo Stefano d’Aveto, seguendo poi la statale 586. Anche in questo caso, calcolate circa un’ora e mezza da Genova centro. Per Rezzoaglio, si segue la stessa strada fino a Santo Stefano e poi la provinciale per altri quindici minuti.
I trasporti pubblici in queste zone sono limitati. Alcune corse di autobus collegano Genova con i centri principali, ma gli orari non sono sempre compatibili con una gita giornaliera. L’auto rimane quindi la scelta più flessibile, permettendo anche di esplorare i piccoli borghi e i sentieri meno battuti.
D’inverno, controllate sempre le condizioni delle strade: sopra i 1000 metri le catene possono essere obbligatorie, e alcuni passi possono essere temporaneamente chiusi per neve.
Un itinerario per assaporare l’Appennino
Per una giornata completa tra mare e monti, partite da Genova verso le 8:30. Prima tappa a Torriglia, il “balcone dell’Appennino”: un caffè in piazza e una passeggiata fino al castello per ammirare il panorama sulla Val Trebbia.

Proseguite poi per Bobbio, dove dedicate la mattinata alla visita dell’abbazia e del centro storico. Pranzo in una delle osterie del borgo: cercate i testaroli al pesto (specialità ligure-lunigiana) o i maccheroni alla bobbiese, conditi con funghi e pancetta locale.
Nel pomeriggio, salite verso Santo Stefano d’Aveto per un assaggio della Liguria d’alta quota. Se siete in forma, una camminata fino al lago delle Lame vi ricompenserà con panorami indimenticabili. Altrimenti, limitatevi a una passeggiata nel borgo e alla visita di un caseificio per acquistare formaggi freschi.
Se è stagione di funghi (settembre-novembre), fate un salto a Rezzoaglio per la merenda: una porzione di porcini trifolati con un bicchiere di dolcetto accompagneranno perfettamente il tramonto appenninico.
Il rientro a Genova è previsto per le 18:30-19:00, giusto in tempo per un aperitivo al porto e per raccontare la giornata in montagna con il mare che fa da sfondo.
Il segreto dell’Appennino ligure: i rifugi che non chiudono mai
Ecco il dettaglio che vale il viaggio: nell’Appennino ligure-piemontese esistono ancora rifugi di montagna che mantengono le tradizioni dell’ospitalità antica. Non sono hotel travestiti da baite, ma veri rifugi gestiti da famiglie che da generazioni vivono in quota.
Al rifugio Prato della Cipolla, sopra Santo Stefano d’Aveto, Mario prepara ancora la polenta sul fuoco a legna e racconta storie di quando l’inverno isolava completamente la valle. La sua minestra di castagne e fagioli, servita fumante nelle sere d’autunno, ha il sapore di una volta che difficilmente si trova altrove.
Questi rifugi sono aperti tutto l’anno, ma il periodo più magico è quello delle nebbie autunnali, quando sembrano isole sospese tra le nuvole. Prenotate sempre prima di salire: spesso sono gestiti da una sola famiglia e gli orari seguono i ritmi della montagna, non quelli della città.
Tornare a Genova dopo una giornata in questo Appennino senza tempo significa portare con sé il profumo dei boschi, il sapore dei formaggi d’alpeggio e quella pace che solo la montagna sa regalare. Le dimore del centro storico vi accoglieranno come un rifugio urbano, dove rivivere la giornata tra mare e monti che rende unica la posizione di Genova.
Se l’Appennino ligure vi sta chiamando con i suoi borghi medievali e i suoi sapori autentici, lasciatevi tentare. Prenotate il vostro soggiorno e scoprite quanto può essere ricca una gita che parte dal mare e arriva fino alle vette, tutto nello spazio di una giornata perfetta.



