🇮🇹 IT/EN 🇬🇧
Home
📝 Speciali ← Tutti gli articoli
Speciali

Adunata Alpini a Genova 2026: la Superba riabbraccia le penne nere dopo 25 anni

Dall'8 al 10 maggio 2026 Genova ospita la 97ª Adunata Nazionale degli Alpini. Sesta volta nella storia della Superba. 90mila penne nere in sfilata, 400mila presenze, programma e percorso.

27 Aprile 2026 · 11 min lettura
Folla di Alpini in Piazza del Duomo durante la 92ª Adunata Nazionale a Milano

L’8 maggio 2026, alle nove del mattino, in piazza De Ferrari verrà alzata la bandiera tricolore. Sarà il segnale che Genova è tornata ad accogliere gli Alpini. Da quel momento e per tre giorni, la Superba diventerà la capitale d’Italia delle penne nere: novantamila uomini in sfilata, oltre quattrocentomila presenze attese, ottanta sezioni italiane, trentuno estere, cinque gruppi autonomi sparsi nei cinque continenti.

L’attesa è di quelle che si misurano in generazioni. L’ultima volta che Genova aveva ospitato l’Adunata Nazionale degli Alpini era il 2001: venticinque anni fa. Un quarto di secolo durante il quale il quartiere del Carmine ha cambiato volto, il Porto Antico ha smesso di essere periferia e ne è diventato il cuore, le Dimore dei Rolli sono entrate nell’UNESCO, e una generazione intera di alpini ha appeso il cappello. Il ritorno, ora, ha il sapore degli appuntamenti che le città non dimenticano.

Per chi ci ospita una delle nostre dimore in quei giorni, l’Adunata sarà uno spettacolo dentro lo spettacolo: caruggi pieni di voci venete, friulane, piemontesi, le fanfare che salgono dalla Foce verso piazza Corvetto, le penne sui cappelli che si ricompongono sotto i lampioni di via XX Settembre. Un’Italia tutta intera che si trasferisce per tre giorni dentro la Superba.

Sei volte a Genova: un legame che dura quasi cento anni

L’edizione 2026 è la sesta volta che Genova diventa città dell’Adunata. Un primato che la Superba condivide con poche altre: solo Trieste e Torino possono vantare un legame altrettanto profondo con il Corpo. Le date di questo abbraccio scandiscono il Novecento italiano: 1931, 1952, 1963, 1980, 2001. E ora il 2026.

La prima Adunata genovese, quella del 1931, era ancora un evento giovane: l’Associazione Nazionale Alpini aveva appena vent’anni, e l’Italia era nel pieno della Mostra delle Adunate di regime. Ma gli Alpini, allora come oggi, si limitavano a essere quello che erano: reduci della Grande Guerra che si ritrovavano per ricordare i compagni caduti sull’Adamello, sul Tonale, sul Pasubio. Quella prima adunata genovese fu un raduno commosso, severo, profondamente civile.

Vent’anni dopo, nel 1952, gli Alpini tornarono nella città che usciva dalle bombe. Genova era stata colpita duramente dai bombardamenti alleati: il centro storico ferito, il porto distrutto e ricostruito da zero. L’Adunata del ’52 fu un atto di rinascita: le penne nere arrivavano da una nazione spezzata, eppure ricucita dal lavoro e dalla volontà di non dimenticare. Dieci anni più tardi, nel 1963, in una Genova ormai trasformata dal boom economico, l’Adunata diventò un evento di massa, con tutta la sua coreografia di fanfare, vessilli e cori sotto la pioggia leggera della primavera ligure.

Il 1980 portò un’Adunata particolare: erano gli anni di piombo, l’Italia ferita dal terrorismo, e gli Alpini sembrarono per molti italiani l’ultima riserva di un certo modo di stare insieme — schietto, disciplinato, generoso. Le sfilate per via XX Settembre si conclusero in piazza della Vittoria con un silenzio che valeva mille discorsi. Infine il 2001: quella che oggi chiamiamo “l’Adunata di venticinque anni fa”, l’ultima prima del lungo intervallo. Una Genova diversa, ancora pre-G8, con i caruggi che traboccavano di un’umanità che la città non aveva mai contato.

Chi sono gli Alpini: il Corpo, la storia, l’identità

Per chi non vive in una valle alpina è facile fraintendere il senso degli Alpini. Non sono “soldati di montagna” e basta: sono il più antico Corpo di fanteria da montagna del mondo, fondato il 15 ottobre 1872 con un decreto del re Vittorio Emanuele II. Centocinquantaquattro anni di storia che attraversano la Grande Guerra, le campagne d’Africa, la tragedia della Russia, la Resistenza, le missioni di pace contemporanee dall’Afghanistan al Libano.

Quel cappello con la penna è uno dei copricapo militari più riconoscibili al mondo. Il modello deriva dal cosiddetto “cappello all’Ernani”, il copricapo tondo e con la penna del montanaro ribelle protagonista dell’opera di Verdi del 1844 — un omaggio risorgimentale al nuovo Regno d’Italia che alle penne nere affidava il presidio dei confini settentrionali. Adottato il 25 marzo 1873, sei mesi dopo la nascita del Corpo, il cappello porta una penna lunga circa 25-30 centimetri inserita sul lato sinistro e leggermente inclinata all’indietro. Il tipo di penna distingue il rango: corvo per la truppa, aquila per sottufficiali e ufficiali inferiori, oca per gli ufficiali superiori e i generali. Sotto la penna, una nappina colorata segnala il battaglione di appartenenza: bianca il primo, rossa il secondo, verde il terzo, azzurra il quarto.

Alpini del Battaglione Feltre durante un'esercitazione
Alpini in addestramento, esercitazione del Battaglione Feltre
Foto: Italian Army photographers — CC BY 2.5 — via Wikimedia Commons

Gli Alpini in armi sono oggi circa diecimila uomini e donne, organizzati nelle brigate Julia (Friuli), Taurinense (Piemonte) e nel Comando Truppe Alpine. Ma l’Associazione Nazionale Alpini — fondata nel 1919 e che ogni anno organizza l’Adunata — raccoglie oltre 317mila iscritti al 31 dicembre 2024 (229mila soci e 88mila aggregati), distribuiti in 80 Sezioni in Italia con 4.245 Gruppi, 29 Sezioni all’estero, 5 Gruppi autonomi tra Canada e Russia. È la più grande associazione d’arma del Paese, e una delle più estese realtà di volontariato civile italiane: dalla Protezione Civile dei terremoti alle case di riposo per gli anziani, dalle ambulanze ai banchi alimentari, dovunque ci sia da mettere mano gli alpini in congedo arrivano per primi.

Per capire cosa significhi davvero “essere alpino”, bisogna ascoltare il motto del Corpo: «Di qui non si passa». Lo coniò il generale Luigi Pelloux nell’ottobre 1888, durante un banchetto tra i suoi ufficiali a Roma in occasione della rivista militare per il Kaiser Guglielmo II. Tre parole secche che riassumono la dottrina con cui Perrucchetti aveva concepito il Corpo nel 1872: il presidio dei confini settentrionali affidato ai montanari, gente capace di tenere il passo dove gli altri si ritirano. Una filosofia di vita prima che militare, declinata sui crinali delle Alpi e nelle missioni di pace contemporanee.

Il programma giorno per giorno

L’Adunata 2026 è organizzata in tre giornate piene, dall’alzabandiera dell’8 maggio all’ammainabandiera del 10 sera. Ecco il programma essenziale per orientarsi.

Venerdì 8 maggio — l’apertura

Si comincia alle nove del mattino, in piazza De Ferrari: cerimonia dell’alzabandiera con autorità civili e militari, vessillo dell’ANA innalzato accanto al tricolore. L’esibizione della fanfara apre i tre giorni, e il centro città inizia a riempirsi delle penne nere arrivate la notte stessa o all’alba.

Il pomeriggio si dilata in eventi sparsi per la città: il villaggio alpino al Porto Antico, le mostre, gli incontri con gli autori di libri sulla Resistenza alpina, le messe nei santuari più cari ai veci della prima ora. Alle 18:30 il primo grande momento collettivo: la sfilata dei vessilli dal Porto Antico a piazza De Ferrari. Migliaia di insegne — una per ogni sezione italiana, una per ogni sezione estera, dai veneti ai patagonici — sfilano lungo via Garibaldi e i caruggi del centro, in un corteo che è già preludio della grande sfilata della domenica.

Piazza De Ferrari a Genova vista dall'alto, con la fontana centrale e i palazzi
Piazza De Ferrari, cuore di Genova: qui l’8 maggio l’Alzabandiera apre ufficialmente l’Adunata 2026
Foto: ValeDeNe / Teatroge — CC BY-SA 4.0 — via Wikimedia Commons

Sabato 9 maggio — la giornata della memoria

La mattina è dedicata agli incontri tra le sezioni, alle visite ai monumenti dei caduti, alle iniziative culturali. Genova in questi giorni si scopre alpina come non lo è mai stata: le bandiere tricolori e i gagliardetti tappezzano i balconi dei palazzi nobiliari di via Garibaldi, le vetrine dei caruggi espongono cartoline, vecchie fotografie del 2001 e del 1980, libri sulla Grande Guerra e sulla campagna di Russia.

Il pomeriggio entra nel cuore spirituale dell’Adunata. Alle 16:30 si celebra la Santa Messa nella Cattedrale di San Lorenzo, presieduta dall’Arcivescovo di Genova alla presenza del Cappellano Militare Capo dell’ANA. Un’ora più tardi il labaro dell’Associazione — l’insegna sacra del Corpo, decorata con tutte le medaglie d’oro al valor militare — sfila accompagnato dal vessillo della Sezione di Genova da piazza San Lorenzo a piazza Matteotti, lungo un percorso brevissimo ma carico di simboli.

Alle 20:30, infine, il Teatro Carlo Felice ospita uno dei concerti più attesi: “Cori sotto la Lanterna“, con i cori alpini storici delle sezioni di tutta Italia. Si canta Stelutis Alpinis, Signore delle cime, Sul cappello che noi portiamo e tutti i pezzi della tradizione: una serata che mette i brividi, indipendentemente dal fatto che si sia alpini, civili, o semplicemente curiosi.

Domenica 10 maggio — la grande sfilata

È il giorno per cui valeva la pena aspettare venticinque anni. Alle nove del mattino da piazza Corvetto parte la sfilata. Ottanta sezioni italiane, una alla volta, in ordine alfabetico: Abruzzi, Bergamo, Brescia (la prossima ad ospitare l’Adunata, nel 2027), Bolzano, Cuneo… Ottanta blocchi di alpini in marcia, accompagnati dalle proprie fanfare, dai propri gonfaloni, dai propri striscioni che ricordano i caduti delle guerre mondiali e delle missioni di pace.

Il percorso attraversa le grandi arterie del centro: via Roma, piazza De Ferrari, via XX Settembre, fino a concludersi in piazza della Vittoria. Otto-dieci ore di sfilata, chiusura nel pomeriggio. È il momento in cui la città intera si affaccia ai balconi, applaude, lancia coriandoli, regala fiori. Le sezioni estere — Argentina, Australia, Stati Uniti, Sudafrica, Germania — sfilano per ultime, e quando passano sotto piazza De Ferrari l’applauso si fa quasi commosso: sono italiani che dall’altra parte del mondo non hanno smesso di sentirsi alpini.

Via XX Settembre a Genova nel 1929, con tram e palazzi in stile umbertino
Via XX Settembre nel 1929: per quasi un secolo la stessa arteria scelta per le grandi sfilate civili e militari
Foto: Gabinetto Fotografico Municipale di Genova — Public domain — via Wikimedia Commons

I numeri di un evento storico

Per dare un’idea della scala dell’Adunata, qualche numero. Le presenze attese sui tre giorni superano le 400.000. La sola sfilata della domenica vede in marcia circa 90.000 alpini. Le sezioni italiane partecipanti sono 80; quelle estere 31, distribuite in tre continenti; i gruppi autonomi 5. Dietro ogni sezione, in media, un centinaio di portabandiera, una fanfara, gruppi storici in uniforme d’epoca, alpini in congedo che sfilano con i nipotini in braccio.

Sul piano logistico, gli alpini si autogestiscono come da tradizione: portano le proprie tende, allestiscono i propri attendamenti negli spazi che il Comune mette a disposizione, cucinano nelle proprie cucine da campo. Il quartier generale di tutta la manifestazione è la Cittadella degli Alpini ai Giardini Brignole, mentre tra gli alloggiamenti collettivi spicca il Padiglione Jean Nouvel al Waterfront del Levante — circa duemila penne nere in un solo edificio. Si aggiungono oratori cittadini, scuole (oltre trenta) chiuse per l’occasione e tendopoli più periferiche tra città e provincia, per un totale di circa 150.000 metri quadrati di aree attendamento. È una caratteristica fondamentale dell’Adunata: non è una “festa offerta dalla città”, è una “festa portata dalla città dagli alpini stessi”. Genova ospita, ma le penne nere fanno tutto da sole — e questo è il loro modo di onorarla.

Migliaia di Alpini riempiono le strade di Rovereto per l'Adunata Nazionale 2018
Quattrocentomila presenze attese: nell’immagine Rovereto durante l’Adunata di Trento 2018, scena identica a quella che Genova vivrà
Foto: Lungoleno — CC BY-SA 4.0 — via Wikimedia Commons

Genova si prepara: mobilità, accessi, città in festa

Dal punto di vista pratico, l’Adunata trasforma Genova per tre giorni. Il Comune e AMT (l’azienda di trasporto pubblico) hanno predisposto un pacchetto di misure straordinarie: ticket speciali Adunata, navette aggiuntive dalle aree attendamento al centro, prolungamenti d’orario per metropolitana e ascensori pubblici. Le aree del centro storico — da Caricamento a piazza De Ferrari, da via Garibaldi alla Foce — saranno chiuse al traffico privato per quasi tutto il weekend.

Il percorso della sfilata domenicale sarà a traffico zero dalle prime ore del mattino fino al tardo pomeriggio. Per chi deve spostarsi in città durante quei tre giorni, il consiglio è semplice: usare i mezzi pubblici o muoversi a piedi. Genova è una città stretta tra mare e collina, e a piedi si gira benissimo — anzi, è il modo migliore per godersi l’atmosfera.

I parcheggi nelle zone limitrofe saranno presi d’assalto. Chi arriva in macchina è consigliabile lasciarla all’esterno (Bolzaneto, Cornigliano, Sturla) e raggiungere il centro con metro o bus. Tutti gli aggiornamenti operativi sono pubblicati sul sito ufficiale del Comune di Genova.

Sul piano dell’animazione cittadina, oltre alla sfilata e agli eventi ufficiali, in città si moltiplicano spettacoli, concerti improvvisati, cene comunitarie. Le sezioni alpine montano stand gastronomici dove si mangia polenta, salumi e formaggi di malga, si beve grappa e vino del territorio. È un modo straordinario di scoprire l’Italia delle valli e delle comunità — un’Italia che a Genova si raduna tutta insieme.

Per i nostri ospiti: cosa aspettarsi e come orientarsi

Se siete ospiti delle nostre dimore in quei giorni, ecco qualche consiglio di sopravvivenza ed esplorazione. Il primo è godetevi l’atmosfera senza paura: l’Adunata è uno degli eventi più ordinati del calendario italiano. Lo dicono tutti i sindaci di tutte le città che l’hanno ospitata: alla fine, le strade sono più pulite di prima. Gli alpini sono una folla, ma una folla che non dà mai problemi.

Aspettatevi strade più rumorose del solito, soprattutto la sera: cori, fanfare improvvisate, gente che sale per i caruggi cantando. Se siete in una dimora del centro storico, avete il privilegio di vivere tutto questo dal balcone di casa. Se invece vi disturba il rumore, scegliete una dimora delle zone più tranquille: la collina di Castelletto, Albaro, Quarto, Nervi.

Sul piano del cibo, i ristoranti del centro saranno presi d’assalto: prenotare con largo anticipo è obbligatorio, soprattutto per la cena del sabato e il pranzo della domenica. Le trattorie tipiche, le sciamadde della farinata, i ristoranti di pesce della Foce: tutti pieni. Un consiglio: aprire le mete oltre il centro. Boccadasse, Quinto, Pegli sono raggiungibili in venti minuti di treno e offrono panorami e tavoli vuoti.

Se vi capita di avere un alpino come compagno di tavolo o di caruggio, parlateci: nessuno racconta meglio l’Italia delle penne nere. Quelli più anziani, soprattutto, conservano un patrimonio di storie che vanno dal fronte greco-albanese alla campagna di Russia, dalle valli del Friuli devastate dal terremoto del 1976 ai cantieri della Protezione Civile a L’Aquila. È una lezione di storia camminata, gratis, che non troverete nei libri.

Il senso del ritorno: una città che non dimentica

C’è una domanda che corre nei caffè e nelle pasticcerie genovesi in questi giorni di vigilia: perché è importante che gli Alpini tornino? Perché tutto questo affetto, tutta questa attesa, tutta questa preparazione? La risposta più onesta non è retorica. Sta nel modo in cui Genova, città di mare per eccellenza, riconosce nelle penne nere qualcosa di familiare. Una fatica dignitosa, una pazienza che diventa carattere, un silenzio che è anche promessa.

I genovesi, come gli alpini, sono gente che tiene la posizione. Tengono la posizione nei cantieri di Sestri dove si costruiscono ancora navi, nell’andare per mare anche quando non rende più, nel restare attaccati ai propri caruggi anche quando le agenzie immobiliari del nord ne svalutano il fascino, nel parlare un dialetto che sembra una lingua straniera anche agli italiani. È una città di passione lenta, e in questo somiglia ai veci.

La Lanterna di Genova, faro simbolo della città vista dal mare
La Lanterna: dal 1128 il faro di Genova accoglie chi arriva dal mare. Anche, in questi giorni, gli Alpini
Foto: Alessandro Cai (OliverZena) — Public domain — via Wikimedia Commons

Quando domenica 10 maggio, in piazza della Vittoria, si compirà il rito del passaggio della stecca — il bastone simbolico dell’Adunata — alla sezione di Brescia che ospiterà l’edizione 2027, e poi l’ammainabandiera in via Diaz, di fronte alla tribuna delle autorità, Genova rimarrà cambiata. Non per sempre, ma per qualcosa di più di un weekend. La memoria di quel passaggio entrerà nel patrimonio collettivo della città, accanto alle altre cinque adunate, accanto alle insurrezioni e ai G8, accanto a tutte le volte in cui la Superba ha fatto capire al resto d’Italia chi è davvero.

Per noi che facciamo ospitalità, l’Adunata è anche un appuntamento professionale: tre giorni di pieno, di check-in fitti, di consigli ai nostri ospiti su dove guardare la sfilata, dove cenare, come muoversi. Lo facciamo con piacere doppio, in queste edizioni storiche: è il nostro modo di partecipare. Genova non è solo le sue dimore, i suoi caruggi, il suo mare: è anche la capacità di accogliere — e questo è esattamente il motivo per cui ospitiamo, dal 2015, per passione.

L’8, il 9 e il 10 maggio 2026 saranno tre giorni che ricorderemo. Se ci siete anche voi, fermatevi un momento in piazza De Ferrari quando passa una sezione che riconoscete, una fanfara che vi piace, un gruppo storico in uniforme d’epoca. Applaudite. È la cosa più semplice e più giusta che si possa fare. Forza Alpini, e benvenuti a Genova.

Per altri approfondimenti sulle ricorrenze e i grandi appuntamenti civili e culturali della città, sfoglia la rubrica Speciali del nostro magazine. Per chi vuole approfondire la storia recente di Genova, leggi anche il nostro pezzo sulla Festa della Liberazione e sull’unica grande città d’Europa che si liberò da sola.

Storie, segreti e sapori di Genova. La Superba è il magazine di genovabb.it — raccontiamo la città come la vivono i genovesi, ogni settimana, una rubrica alla volta.
Vai alla rubrica Speciali →
Newsletter settimanale

Il Venerdì
di Genova

Ogni venerdì mattina nella tua inbox: gli eventi del weekend, un articolo da non perdere, un consiglio genovese segreto. Zero spam. Solo città vera.

Eventi del WeekendI migliori appuntamenti da non perdere
Articoli de La SuperbaUna storia di Genova ogni settimana
Offerte sulle nostre DimoreDisponibilità e prezzi in anteprima
Un Segreto genovese sshhhhh! 🤫Un consiglio genovese che non trovi online
Ospitiamo per Passione dal 2015

La tua Genova ti aspetta.

Prenota una delle nostre Dimore nel cuore della città — al miglior prezzo, direttamente.